Preghiera e speranza per Charlie Gard

charlie gard veglia preghiera modena

 

di Cristiano Lugli

 

Abbiamo ripetuto più volte, sopratutto in questa lunga fase di clamore mediatico legato al piccolo Charlie, queste parole: “sono ore di grande ed importante attesa per Charlie Gard e la sua famiglia”.

In effetti, ogni piccolo passo in una vicenda così toccante ha avuto i suoi attimi di fiato sospeso e di palpitazione per le diverse decisioni che abbiamo visto scontrarsi contro ciò che, in una prima analisi, pareva ormai scontato: la morte del bambino.

Impossibile però diviene ora negare l’unicità di questa ultima attesa, identificandola senz’altro come la più improntante. Potremmo dire come la definitiva.

 

Già, perché difficilmente l’Alta Corte potrà rimandare ancora una volta la decisione a dopo martedì 25 luglio, data fissata per porre fine al caso Charlie: in un modo o nell’altro.

Il giudice Nicholas Francis dovrà prendere una decisione, positiva o negativa che sia ma in grado di autotutelarlo senza rendere questo tira e molla un danno a sue spese. Riassumendo potremmo dire che “Mr. Justice” – come soprannominato dai media – deve salvare la facciona.

 

E noi, possiamo permetterci di essere positivi? Ebbene sì, in primis perché la speranza è una virtù, in secundis perché la visita del medico americano pare aver portato una ventata di positività che probabilmente a qualcuno reca orticaria.
Il luminare americano ha infatti analizzato i risultati della nuova scansione al cervello, per cercare di capire se il piccolo può trarre beneficio dal trattamento sperimentale ideato per la rara sindrome da cui Charlie è affetto. Nei giorni scorsi il medico statunitense è rimasto in ospedale per circa quattro ore e mezzo,con il permesso di operare secondo lo stesso status dei medici dell’ospedale pediatrico di Londra, accedendo cioè a tutte le cartelle cliniche del bimbo e alle strutture del nosocomio. Sappiamo anche di alcune riunioni tenutesi fra il neurochirurgo americano e altri medici esperti. Tuttavia l’ospedale londinese continua a credere e a sostenere che Charlie Gard abbia subito danni irreversibili al cervello e che i macchinari che lo tengono in vita debbano essere disattivati permettendogli di “morire con dignità”: lo slogan macinato e rimuginato, ormai noto a tutti.

 

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Nel mentre i genitori di Charlie, Chris Gard e Connie Yates, si dicono “ottimisti dopo l’elettroencefalogramma”. Era da marzo che il bimbo non veniva sottoposto a un elettroencefalogramma e il dottor Hirano ha affermato che quella scansione non ha dimostrato danni irreversibili al cervello. Il nuovo test è stato realizzato domenica scorsa prima dell’arrivo del luminare Usa; quel test, di fatto, sarà la chiave per decidere le sorti di Charlie.
Un altro elemento importante rimane comunque la possibile efficacia di questa terapia sperimentale: si sa che tutto ciò che risulta apparentemente “fuori” da ciò che la “scienza riconosciuta” convalida con imprimatur infallibile viene criticato. I vari Silvio Viale di turno o i professoroni da cattedre universitarie – casualmente vanno per la maggiore gli abortisti, pro eutanasia – sostengono che tentarla corrisponda ad una “tortura”, evidentemente nemmeno sapendo di cosa stanno parlando, visto che non conoscono la cura sperimentale. Il cavallo di battaglia dei salottieri pro morte sarebbe quello che manco sui topi si è sperimentata la cura con cui dovrebbe essere trattato Charlie. Questa informazione – o sarebbe meglio dire dis-informazione – inciampa però su un dettaglio molto importante, e cioè che con questa terapia vengono trattati già alcuni bambini. A parlarne è stata la Dott.ssa Serenella Servidei, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e grande esperta delle malattie mitocondriali, rilasciando un’intervista a Radio Vaticana:
“La terapia che è in sperimentazione è provata, è in corso, su bambini un po’ più grandi; c’è stato recentemente a Coloni un grosso convegno che si chiama “Euromit”, in cui sono stati mostrati i risultati ottenuti da questi bambini. Sono pochissimi bambini – 16 o 17 – nel mondo che sono trattati con questa terapia e i risultati sono incoraggianti. E’ ovvio che dipende dal singolo caso ed è ovvio che dipende dal momento in cui si interviene e quindi ogni minuto è prezioso, da questo punto di vista.”

 

La Servidei lamenta anche (e giustamente) tutta l’attesa che si è dovuta sopportare fin qui, mentre si sarebbe potuto cominciare subito qualcosa, che risultava improcrastinabile sin dal primo nascere:
“È una cura che è in corso su altri bambini – afferma la Servidei – che hanno una patologia simile a quella di Charlie e che hanno risposto in maniera discreta o comunque rilevabile. E’ ovvio che queste sono patologie rarissime in cui manca una storia naturale per cui è difficile fare delle previsioni. Ma sicuramente, nel caso di Charlie, è giusto provare: anzi, sarebbe stato giusto provare mesi fa, quando questo stesso professore americano si era proposto di iniziare la cura perché in tutti questi mesi in cui questo bimbo è stato non-trattato, nel senso che è stato non-trattato con terapie specifiche, si è perso del tempo prezioso per un bimbo piccolissimo come Charlie. Ma i presupposti teorici perché questa terapia possa avere un effetto, ci sono”.

 

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L’altro aspetto importante trapelato nelle ultime ore è l’avanzata dell’America di Trump per garantire la cittadinanza americana al piccolo Charlie Gard e ai suoi genitori. Anche in questo caso, nonostante l’annuncio di tutti i media nazionali ed internazionali, non si capisce se la notizia sia da considerarsi come assodata e confermata totalmente.
In realtà la situazione parrebbe leggermente diversa. In una commissione del Congresso Usa, la House Committee on Appropriations, è stato votato un emendamento a un’altra legge con la richiesta di garantire a Charlie e alla famiglia lo status per la permanent residency (che differisce dalla citizenship) allo scopo di tentare altri trattamenti medicali. A confermarlo è chi lo ha proposto, ovverossia  la congresswoman Jaime Herrera Beutler.
La stessa Beutler, però, in un comunicato spiega che si tratta di un tentativo per accelerare il processo, anche dal punto di vista burocratico, ma chiarisce che dovrebbero poi seguire altri passi, fra cui una votazione alla Camera. Quindi, c’è, al momento, un emendamento approvato in una commissione ma non più di questo. Diciamo che è quanto basta per far esercitare allo Stato del Regno Unito un potere abusivo, che tramite il giudice proibisce ai genitori di Charlie di portarlo in America.

 

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L’intreccio delle svariate notizie crea uno stato di sospensione mondiale, la quale non può che trovare ristoro nella preghiera e nella speranza. Il tempo è poco, ma non così poco da non permetterci di pregare forte, in modo deciso, invocando l’aiuto della Madonna affinché guidi le coscienze e converta i cuori. Ecco perché la “Compagnia della Buona Morte”, circoscrizione emiliana, dà appuntamento lunedì 24 luglio – come si vede dall’immagine inserita in questo articolo – , alle ore 21:00, per un’Adorazione Eucaristica a sostegno di Charlie e per la conversione dei medici e dei giudici.

Ancora una volta ci ritroviamo davanti allo scontro finale fra la Vita e la Morte, “Mors et Vita duello”. Da un punto di vista metafisico, sappiamo già a chi è titolata la Vittoria: impegniamoci perché anche qui sulla terra Regni Gesù esercitando i Suoi Diritti, il primo dei quali è la vita che solo a Lui può appartenere.