“Ripariamo al gay Pride”. Il vescovo prende le distanze.

Un segmento della Processione di riparazione del Comitato B. G. S. a Reggio (3 giugno 2017)
Un segmento della Processione di riparazione del Comitato B. G. S. a Reggio (3 giugno 2017)

 

di Marco Tosatti

 

Rimini sabato prossimo come Reggio Emilia, Pavia, Varese e Milano, e diverse altre città nel Sud Italia: un gruppo di laici cattolici organizza una processione e preghiera di riparazione per il “Summer Pride”, l’ostentazione dello stile di vita e delle pratiche sessuali omosessuali previsto per lo stesso giorno nella capitale dei bagni di mare sulla riviera romagnola. Roba da preti, verrebbe da pensare: una volta erano loro a organizzare processioni e atti di devozione. Invece no. A Rimini, come altrove nel recente passato l’iniziativa è accolta da un malcelato (in certi casi neanche malcelato) fastidio e da prese di distanze ammantate in ragionevoli ragionari che dicono: non diciamo o facciamo cose troppo “contro”.

Anche a Rimini l’iniziativa è partita dal “Comitato Beata Giovanna Scopelli”, lo stesso che aveva organizzato il 3 giugno scorso a Reggio Emilia un’analoga manifestazione per chiedere perdono per il Gay Pride programmato nella città che ha visto la nascita del Tricolore. Nel comunicato che annuncia la processione, il Comitato fornisce qualche informazione interessante, perché permette di intuire l’embrione di un qualche cosa di più ampio di un modulo locale.

“Il Comitato Beata Giovanna Scopelli”, come sappiamo, nasce a Reggio Emilia sopra le spoglie dell’omonima Beata, vergine e carmelitana reggiana. La struttura del Comitato, specialmente dopo la processione di pubblica riparazione al “REpride”, non poteva garantire una copertura di portata nazionale, ed è per questo che altri Comitati – se vogliamo di portata minore, ma animati da grande fede e perseveranza – sono andati via via costituendosi singolarmente, pur non mancando mai l’appoggio del riferimento reggiano. Tuttavia questo non ha implicato la “fine” del nostro Comitato il quale, lasciando la decisione ai suoi oltre 2800 membri, ha mantenuto la sua costituzione garantendo l’impegno laddove possibile. Ecco perché siamo lieti di annunciare a tutti voi, a poco più di un mese trascorso dall’appuntamento in terra reggiana, una nuova Processione di pubblica riparazione allo scandaloso “Summer Pride” di Rimini, previsto per sabato 29 luglio. Il Comitato “Beata Giovanna Scopelli” invita perciò tutti a prendere parte all’importante Processione che ancora una volta assume un carattere nazionale, invocando l’aiuto e il fervore che in questi mesi ha animato i tanti cattolici di tutta Italia. Ricordiamo inoltre che il gay pride di Rimini avrà un accento ancora più scandaloso per via del contesto balneare, incitando ancor più allo scandalo collettivo e alle brutture tese alla corruttela delle anime”.

Gli organizzatori hanno interpellato il vescovo di Rimini, Francesco Lambiasi, già assistente nazionale di Azione Cattolica. “Con grande afflizione abbiamo appreso che il 29 luglio si terrà, nuovamente a Rimini, quella manifestazione scandalosa che va sotto il suadente nome inglese di “Summer Pride”. Come il Catechismo ci insegna l’omosessualità rispecchia un disordine morale, che, se ostentato pubblicamente come nel caso dei Gay-Pride, offende anzitutto Dio e secondariamente scandalizza i piccoli. In quanto cattolici e membri riminesi del Comitato “Beata Giovanna Scopelli”, già operativo a Reggio-Emilia il 3 giugno scorso, abbiamo deciso di organizzare una processione di pubblica riparazione con l’intento di consolare, per quanto nelle nostre umili possibilità, il Sacro Cuore trafitto da un avvenimento oggettivamente molto grave”. I laici fanno riferimento al Codice di diritto canonico che ricorda come abbiano “il diritto di impegnarsi, sia come singoli sia riuniti in associazioni, perché l’annuncio della salvezza venga conosciuto e accolto da ogni uomo in ogni luogo. Le chiediamo quindi umilmente, come nostro Pastore massimo, il Suo sostegno e la Sua benedizione alla suddetta processione”. E’ stato chiesto anche un incontro che però non ha potuto avere luogo perché mons. Lambiasi è fuori diocesi fino a domenica.

Temiamo che la benedizione se la possano scordare. Sul sito della diocesi è stato pubblicato un comunicato, diffuso anche sulla stampa locale, che prende le distanze dalla processione. Il che, visto che di processione e preghiera si tratta, senza nient’altro, un po’ di stupore nell’osservatore esterno lo crea. Ma ecco alcuni punti del comunicato, firmato dal Vicario generale: “In merito alla prevista ‘processione di pubblica riparazione’, promossa dal Comitato ‘Beata Giovanna Scopelli’ sabato prossimo 29 luglio a Rimini, tengo a precisare che quanto espresso da don Cristian Squadrani, parroco di San Giuliano borgo (‘Non abbiamo nulla a che fare con la processione religiosa che si svolgerà il 29 luglio… sia la nostra parrocchia sia la diocesi prendono le distanze da questa iniziativa’), è stato condiviso in piena sintonia con l’Ordinariato Diocesano”. La nota continua dicendo che il Vescovo di Rimini rispetta la libera iniziativa dei cristiani di porre in atto espressioni pubbliche di preghiera (meno male), ma “non può condividere il senso della ‘processione’ in programma che, al di là delle intenzioni personali, finisce di fatto per alimentare uno stile di contrapposizione e di polemica con il triste effetto di far sentire le persone con tendenze omosessuali giudicate a priori e allontanate dalla Comunità Cristiana”.

In realtà la processione è intesa, se abbiamo capito bene, come riparazione di un peccato, o dell’ostentazione di un peccato, che dovrebbe essere ancora tale per tutti, laici e vescovi, e cioè la sodomia. Non si parla di persone. Ma continua la diocesi: “Questo rischio va contro quanto già espresso da Papa Francesco: ‘Ogni persona indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza’” (Amoris Laetitia, 2016, n. 250). Mons. Lambiasi critica anche il Summer Pride: “Per altro verso, il Vescovo ritiene che manifestazioni come il “Summer Pride” non aiutino ad affrontare in modo costruttivo la rivendicazione di legittimi diritti delle persone omosessuali. Inoltre la Chiesa riminese esprime una forte riserva critica nei confronti di un raduno che tende a usare e ridurre la situazione, spesso travagliata, delle persone con tendenza omosessuale ad una ostentazione fin troppo esibita che vuole far passare il messaggio che ogni tendenza sessuale è uguale all’altra e che ogni desiderio è fonte di diritti (ad esempio cavalcando lo slogan: ‘stesso amore, stessi diritti’)”, e chiude con una condanna della teoria del Gender. Questa è la situazione: con un sostanziale equilibrio della diocesi verso due manifestazioni pur di carattere, come dire, un po’ diverso…

 

Fonte

 

 

Un commento a "“Ripariamo al gay Pride”. Il vescovo prende le distanze."

  1. #Saverio   2 Agosto 2018 at 10:22 am

    Questo gay-pride è la spia di tornasole a quale livello di rete di compromessi è arrivata l’etica modernista che rifiuta il senso del peccato altrettanto estranea allo spirito di Cristo e alla perfezione della vita Cristiana per la quale gente come san Francesco abbracciò la povertà e la
    mortificazione volontarie. LA bibbia, (sicuramente qualcosa di più crogiolato nei secoli di
    amoris letitia) lo conferma: “Ostentano il peccato come Sodoma: non lo nascondono
    neppure; disgraziati!»”.(Is 3:9)
    Tuttavia non c’è tanto da meravigliarsi di questo ( il mondo va per la sua strada
    di perdizione) quanto di quello del vescovo di questa città (già nota per una
    presenza ereticale fin da sant’Antonio) dice di esprimere ovvero “serie e
    motivate perplessità circa la processione riparatrice”. Ecco a cosa conduce la
    riforma liturgica in cui il valore propiziatorio del sacrificio di Cristo è
    pressoché scomparso (specie nell’idioma straniero) in favore del cosiddetto
    banchettto e convito. Farebbe questo vescovo bene a riprendere la sua bibbia
    casomai leggerla ai 1Corinzi 6-9: Non illudetevi.. se c’è qualcuno che ha “i
    paraocchi ideologici” è proprio di chi si ammanta del conciliarismo che cerca la
    pace ad ogni costo confermando tacitamente il prossimo nelle proprie illusioni,
    lo dico in inglese che è più espressivo: He that keeps company with the proud,
    shall fall into pride. (Sir 13,1).
    Certo ci può essere chi ha dei problemi di omosessualità per qualsiasi causa, sua
    o indiretta che sia. Ma da qui squinternare alla luce del sole il proprio orgoglio gay ce ne passa. Si
    vuole far accettare le proprie istanze pretestuose prima che giuridicamente anche
    nel sentire comune della collettività. Anche il crucefige è l’esito di un ben
    studiato piano di imbonimento della folla.
    Ci si dà pensiero che Forza Nuova possa “fiancheggiare” (perché si discrimina un
    movimento?) e non della massoneria ben presente alla sflilata con i suoi
    rappresentanti politici del PD pronti a strumentalizzare per i propri fini la
    condizione pur problematica di LGBT.
    Mons.Vescovo dice che si deve sempre coniugare verità con carità citando il
    pontefice secondo cui le norme morali non sono pietre da lanciare contro la vita
    delle persone. Bisogna ricordare però che queste norme per noi cristiani non sono
    incise in chissà quali pietre per lapidare ma sulle piaghe sempre aperte di
    Cristo, che è morto per i peccati degli uomini perché smettessero di peccare.
    Tra i teologi è dibattuto se Cristo si sarebbe incarnato o no se l’uomo non
    avesse peccato, ma di sicuro c’è che non sarebbe morto.
    Quanto al sign.Gay partecipe della sfilata dico che nessuno vuole la
    discriminazione di nessuno,anche i Gebusei abitavano Gerusalemme, che anzi come
    molte testimonianze riportano si può uscire da questa condizione, basta inboccare
    il cammino giusto. Impari a resistere ai suoi impulsi disordinati ogni volta che
    gli si presentano alla mente ponendosi davanti Gesù Cristo crocefisso con tutta
    la sua angoscia sulla croce,i fiotti di sangue che correvano giù per il suo
    corpo, le ferite e la pelle strappata, rifletta quanto soffrì e sopportò tutti i
    suoi tormenti per distruggere il peccato e gli chieda: come è possibile che la
    tua Maestà abbia dovuto porsi in questa triste condizione perché io non potessi
    peccare e che nonostante tutto non cesso di offenderti?
    Rimuovi da me questo peso per la tua infinita misericordia e per amore di quel
    prezioso sangue che hai versato per me. Aiutami perché tu sei il mio solo
    sostegno e a nessuno se non a te posso fare ricorso.
    Impari pure a farsi il segno della croce sul proprio cuore ed a inginocchiarsi di
    fronte alla Trinità, perché l’azione esteriore accompagnata da pietà ha spesso
    abbastanza forza da scacciare l’impressione interiore che dà inquietudine.
    Questo sia detto però per spogliarsi dell’uomo vecchio e rivestirsi di quello
    nuovo (Col 3,9), come il comitato della Beata Scopelli vorrebbe dare a intendere
    con la sua marcia riparatrice, dato che non bisogna rimaner nudi-di virtù-, ma
    rivestirsi di Dio e della sua giustizia, riparatrice appunto, finché c’è tempo di
    farlo.

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