Eccoci servito il “dopo Charlie”: fra sofferenza e transumanesimo

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di Cristiano Lugli

Un sacrifico umano non è mai compiuto in nome del nulla, anche se sarebbe parimenti fallace credere che, per un qualsiasi caso di questo ritorno di “offerta” pagana ai dei gentium, si operasse solo al servizio dello strato subumano nel quale i demoni sguazzano. Se potessimo vedere ciò che i sensi e i limiti fissati dalla natura umana, per Grazia di Dio, non ci consentono di vedere, probabilmente ci accorgeremmo di essere circondati da spiriti immondi evocati continuamente da una civiltà immonda votata al Male.
Mentre scopriamo che i medici assassini hanno riservato 12 minuti di agonia al piccolo Charlie – quando in realtà avevano garantito che sarebbero stati solo sei -, morto per soffocamento con gli occhi sgranati come una sorta di reazione avversa, un altro fatto ci obbliga a qualche riflessione di portata sopraggrande.

Lo avevamo già annunciato prima del triste epilogo che ha visto Charlie Gard essere soppresso in nome della “scienza” e della “legge”: Charlie doveva morire per lasciare spazio al “dopo Charlie”, o, per essere più precisi, dovremmo dire alla sua agenda riprogenetica da cui cogliere mele adamiche e sperimentazioni nuove.

La “Three Parents IVF”, silenziata dal mondo della bioingegneria tecnica, si prepara ad essere la prelibata proposta indecente: il programma per la fecondazione in vitro a tre genitori è pronto. La madre Connie, essendo portatrice sana della sindrome di deplezione mitocondriale, sarà persuasa dai maghetti e le maghette della “procreazione assistita”. In provetta, sono pronti a creare il bambino a tre genitori. Come? Facendo fecondare uno spermatozoo con un ovulo che ha il nucleo della “madre” e i mitocondri di un’altra “madre”. Geneticamente parlando il bambino sarà figlio non di uno, non di due, ma bensì di 3 genitori. Il prof. John Zhang, medico cino-americano, ha creato un soggetto con questa tecnica, in Messico.
Il Regno Unito, invece, che ha il primato omicida sulla vicenda di Charlie, è stato tra i primi paesi al mondo a dare il permesso per la fecondazione in vitro a tre. I bambini UK con tre genitori diventano dunque alla portata di tutti: scavalcata la barriera il limite non si pone più. Non appena l’esecuzione è stata portata a termine – o forse le basi venivano già intessute durante la premeditazione dell’omicidio – ai coniugi Gard e in particolare a Connie veniva consigliato di trovare una “madre” con mitocondri sani, utili e preziosi per il prossimo figlio. Ai pediatri del GOSH la fecondazione in vitro piace certamente assai, e l’assassinio di Charlie è stato fortemente voluto per questo: migliaia di fecondazioni in vitro fa rima con migliaia di morti. Penso che nessuno rimarrà di stucco se faccio presente che in Italia la “legge” 40 di Roccella e Ruini fa più morti della 190, il numero di aborti essendo di gran lunga inferiore rispetto a quello degli embrioni ammazzati o lasciati sospesi fra la vita e la morte, in attesa della “scelta” e dello “scarto”.

A questo dobbiamo sfuggire, eppure nessuno pare farci attenzione. Non si ha, nella stragrande maggioranza dei casi, una consapevolezza di ciò che l’agenda della necrocultura serve su di un piatto ben addobbato e sempre evoluto,

Così purtroppo pare essere successo ai coniugi Gard. Il lungo articolo pubblicato nelle ultime ore dal Mail ha avuto una risonanza internazionale per i contenuti che certamente straziano il cuore ed alzano il livello della rabbia neo confronti dei boia assassini. Con questo impasse emozionale ci si scorda però di leggere integralmente i contenuti del suddetto articolo: proprio verso il finale, ritroviamo il punto più agghiacciante di tutta la faccenda che riguarda Cris e Connie Gard.
Parlando della possibilità che includerebbe ogni bambino concepito naturalmente a soffrire della stessa patologia di Charlie – un caso su quattro riporterebbe il gene malato del genitorie portatore sano della sindrome di deplezione mitocondriale -, Connie ha rilasciato queste dichiarazioni:

“We would need to have a type of IVF called pre-implantation genetic diagnosis, known as PGD, where embryos are screened for the condition. Charlie brought such joy azand love into our lives that we can’t possibly imagine not having a family in future”.

Tradotto così riecheggia:

Avremmo bisogno di un tipo di IVF chiamato diagnosi genetica pre-impianto, noto come PGD, dove gli embrioni vengono sottoposti a screening per la condizione.
Charlie ha portato tale gioia e amore nella nostra vita che non possiamo immaginare di non avere una famiglia in futuro”.

Ecco, vedete, la questione principale sta tutta in queste brevi parole.

Le tecniche di fecondazioni in vitro non pongono limite alla sperimentazione, e negli ultimi tempi la possibilità di ottenere cellule gametiche ed embrionali utilizzabili per la diagnosi di patologie genetiche, ha determinato un ampliamento delle prospettive applicative della diagnosi prenatale, consentendo di trasferire l’epoca della diagnosi dalla fase post-impianto a quella pre-impianto. Il nuovo passo è proprio questo: anticipare la Diagnosi Genetica Preimpianto (PGD), permettendo così di identificare la presenza di malattie genetiche o di alterazioni cromosomiche in embrioni in fasi molto precoci di sviluppo, e “generati” in vitro da coppie a elevato rischio riproduttivo. Questa nuova diabolica metodologia permette di “correre ai ripari” ancor prima dell’impianto all’interno dell’utero.
Alla stregua della Three Parents IVF, questa è l’altra proposta fatta ai Gard dai pionieri della micromorte.
La PGD combina infatti l’utilizzo delle tecniche di IVF con le innovazioni riguardanti il campo genetico. Gli individui portatori sani di una determinata malattia avranno l’accesso alle tecniche di diagnosi preimpianto inizia di fin da subito un trattamento di “procreazione medicalmente assistita” (PMA) che permetterà il recupero di ovociti da fertilizzare con gli spermatozoi paterni. Una volta ottenuto l’effetto “fertilizzazione”, dagli embrioni ai primi stadi di sviluppo (detto “day 3”), si preleveranno una o due cellule per analizzare il DNA in modo specifico, in relazione al tipo di malattia genetica da diagnosticare. Gli embrioni che risulteranno non affetti dalla patologia genetica, si potranno dunque trasferire in utero ed ottenere così una gravidanza senza la specifica malattia, fatta su misura. Tutti gli altri saranno buttati nello sciacquone con tanto di tirata d’acqua finale.

Capite quale inferno si prospetta?
Shulemith Firestone, la madre del Gender, aveva predetto con grande enfasi maligna quanto ci sta accadendo or ora sotto gli occhi: “La riproduzione della specie verrà rimpiazzata dalla riproduzione artificiale” – diceva – e “la tirannia della famiglia biologica sarà finalmente spezzata”.

Da questo dobbiamo preservare i coniugi Gard, da questo dobbiamo difenderli. Così come dobbiamo difendere tutti gli sprovveduti i quali, incoraggiati altresì da una neo-chiesa mercificatrice, si buttano a capofitto sulla tecnica del desiderio e del miracolo al contrario.

La Scimmia, incapace di generare la vita come dono che solo Dio può fare, scimmiotta e riproduce malevolmente, al contrario, il più Alto e grande dei miracoli, lo stesso in cui Cristo ha deciso le modalità per farsi presente nel mondo in mezzo agli uomini. 

Da questo, come cattolici veri e non di facciata, abbiamo il dovere di svincolarci lottando con tutte le nostre forze. Non è sul teorema teologico che Satana si diverte a distruggere oggi, ma sull’ultima cosa che nell’integrità che gli è propria gli è rimasto da distruggere: la Vita e lo straordinario prodigio con il quale essa viene generata. “La donna genera ciò che Dio crea”, diceva Pio XII.
Questo il Demonio vuole distruggere, e noi abbiamo il compito di impedirglielo con tutte le nostre forze, preservando gli ingenui e annientando gli stregoni.

La faccenda è vitale. La scelta ancor di più: adesso sta solo a noi decidere da quale parte stare.