L’«aggiornamento» della morale cattolica riporterà la gente in Chiesa? Piccola indagine statistica

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di Gaetano Tommasi

 

Premessa

             Tra i fedeli e i pastori della “Chiesa conciliare” è ormai opinione comune. Un’’apertura della morale cattolica alle istanze della modernità, particolarmente in materia sessuale, contribuirebbe non poco a riavvicinare alla Chiesa i “lontani”: aumenterebbe le conversioni, bloccherebbe gli abbandoni, ravviverebbe la pratica domenicale e sacramentale. Secondo un recente articolo, i vescovi tedeschi insisterebbero così tanto sull’’ammissione dei divorziati risposati alla Comunione proprio perché, a loro giudizio, questo arresterebbe o almeno ridurrebbe il numero di persone che ogni anno decidono di non pagare più la tassa ecclesiastica in favore della Chiesa cattolica[1]. Se essi siano veramente mossi da questa meschina intenzione, non possiamo dirlo con certezza. Di certo non ne saremmo stupiti. La domanda che qui vogliamo porci è un’’altra, e cioè: l’’effetto sarebbe davvero quello sperato? Un tradimento della dottrina morale cattolica porterebbe almeno ad un’’inversione di tendenza per quanto riguarda il numero e la pratica dei cattolici?

Prima di tentare una risposta, occorre mettere in chiaro un punto, per evitare di essere fraintesi. La verità resta tale indipendentemente dal numero di persone che vi aderiscono. Per chi ragiona secondo i principi della sana filosofia e dello stesso buon senso, la verità è l’’adeguamento del nostro intelletto alla realtà per come esiste in se stessa, al di fuori della nostra mente. In questo ci distinguiamo nettamente dal pensiero moderno, per il quale la verità non è altro che l’’adeguamento dell’’intelletto ad un oggetto concepito dall’’intelletto stesso ed esistente soltanto all’’interno della nostra mente. Se poi tale oggetto esista anche al di fuori dell’’intelletto, secondo i moderni noi non possiamo né potremo mai saperlo. La differenza è lampante. Per noi, la realtà extra-mentale è conoscibile con certezza, donde la possibilità di arrivare alla verità oggettiva. Per i moderni, l’’unica realtà conoscibile è quella intra-mentale, è, in poche parole, il pensiero che conosce se stesso; di conseguenza, l’’unica verità possibile è quella soggettiva.

Non stupisce, dunque, che per i moderni sia normale passare da una “verità” ad un’’altra “verità”, contraddittoria rispetto alla prima, senza troppi problemi, poiché per loro la verità cambia a seconda del cambiare del soggetto conoscente. Noi, cattolici e realisti, manteniamo saldo il principio di non-contraddizione, per cui è impossibile che una cosa sia e non sia al tempo stesso e sotto il medesimo rispetto. È impossibile che il matrimonio sia e non sia tra uomo e donna. È impossibile che il matrimonio sia e non sia indissolubile. E così per tutte le altre questioni morali.

Nella rivelazione troviamo una conferma ammirabile di questo principio nel comportamento di Gesù. Dopo il discorso sul pane di vita, la maggior parte dei discepoli decide di abbandonarlo, poiché trova queste parole dure, incomprensibili. Anche all’’epoca vi erano fedeli che si dimostravano insensibili al messaggio cristiano, specialmente quando esso proponeva verità che andavano contro il sentire comune. Che cosa fa Gesù? Cerca di adattare “pastoralmente” il suo pensiero per conformarlo al modo di pensare dei suoi discepoli? Ha paura di trovarsi “con le chiese vuote”? Niente di tutto questo. La verità non si baratta per il numero. Gesù allora domanda ai Dodici: “Volete andarvene anche voi?” E Pietro risponde: “Signore da chi andremo?  Tu hai parole di vita eterna, e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”[2].

Da quanto abbiamo detto fin qui, appaiono chiaramente le finalità e i limiti di questa breve indagine. Non vogliamo in alcun modo insinuare l’’idea che l’“’aggiornamento” morale è sbagliato perché non arresta la caduta del numero e della pratica dei cattolici. Sappiamo bene che questo “aggiornamento” è sbagliato perché contrario alla verità, e lo sarebbe anche nel caso in cui, accidentalmente, comportasse un aumento della pratica religiosa. Al tempo stesso, però, crediamo sia interessante vedere come, di fatto, l’’ammodernamento della morale ecclesiastica non ha affatto un effetto positivo sulle statistiche religiose. Il che non ci stupisce, poiché più ci si allontana dalla verità che Dio ci ha rivelato, più la religione viene percepita come un’’elucubrazione umana, che, come ogni altra invenzione dell’’uomo, varia col cambiare delle vicende storiche. La pratica conferma la teoria. Quelle confessioni cristiane che hanno già adattato la morale tradizionale alle nuove istanze, non hanno visto le loro fila ingrossarsi, o almeno non diminuire. Ciò che è aumentato, talora con proporzioni allarmanti, è il numero di coloro che si dichiarano senza religione.

Una parola sul metodo adottato. Ci teniamo a dire, anzitutto, che il nostro lavoro non ha alcuna pretesa di scientificità; del resto, ci mancavano i materiali. Tutti i dati che abbiamo raccolto li abbiamo trovati su internet. D’altra parte, mancanza di scientificità non significa mancanza di serietà. I dati sono sempre stati tratti da siti affidabili, il più delle volte dai siti ufficiali delle istituzioni prese in esame. Ad ogni modo, quel che ci interessa mettere in evidenza, non sono tanto le cifre precise, quanto la tendenza generale.

Come abbiamo proceduto? La nostra ricerca verte su paesi storicamente protestanti, nei quali però la Chiesa cattolica possiede da lungo tempo una gerarchia e un numero veramente rilevante di fedeli, oppure su paesi misti, dove una parte considerevole di popolazione è cattolica e l’’altra è protestante. Abbiamo preso in considerazione, per ciascun paese, la denominazione protestante maggioritaria, quella che, rispetto alle altre, ha il maggior numero di fedeli. Abbiamo visto quale sia il suo pensiero a proposito delle questioni morali che sono oggetto di dibattito: divorzio e nuove nozze, contraccezione, omosessualità e matrimonio fra persone dello stesso sesso, eutanasia, sacerdozio femminile[3] e matrimonio dei preti. Poi siamo andati alla ricerca dei dati statistici, per vedere se gli indicatori di questa confessione fossero in aumento o in calo. Infine abbiamo stabilito un paragone coi corrispondenti dati statistici della Chiesa cattolica nello stesso paese.

Presentiamo di seguito la rassegna dei dati ottenuti, rimandando a dopo le osservazioni.

 

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Orientamento morale delle maggiori confessioni protestanti

             Divorzio e seconde nozze. In generale, la dottrina protestante si fonda su due principi. In primo luogo, “per essi nell’’attuale legislazione lo sposalizio civile è già la legittima conclusione del matrimonio; gli sposi, dunque, arrivano alla chiesa già uniti in matrimonio, anche davanti a Dio”. In secondo luogo, benché si riconosca che Gesù abbia insegnato l’’indissolubilità, si precisa che “in realtà non si può sostenere l’’espressione di Gesù nel senso di enunciato giuridico”. Gesù non ha fatto altro che esprimere un’’esigenza radicale, la quale però, in molti casi, è inapplicabile. “È per questo che alcune disposizioni protestanti non escludono del tutto il matrimonio tra i divorziati”[4]. Ecco come le diverse denominazioni protestanti mettono oggi in pratica tale dottrina.

La chiesa anglicana, a dispetto delle sue origini, ha mantenuto, fino al 2002, una disciplina piuttosto restrittiva. A partire da tale data, essa accetta che, in certi casi, i divorziati possano risposarsi in chiesa. Se ciò non fosse possibile, è comunque consentito di offrire un service of prayer and dedication dopo il matrimonio civile. Si noti pure, sempre a proposito del matrimonio, che il sinodo generale del 2004 si è espresso a favore del riconoscimento civile delle coppie di fatto[5].

Nella chiesa protestante olandese vi sono posizioni divergenti. In teoria si afferma l’’indissolubilità del matrimonio. In pratica, per alcuni il divorzio è ammissibile solo per adulterio o apostasia del coniuge[6], mentre per altri la Bibbia non fornirebbe alcuna regola precisa circa il divorzio e le seconde nozze[7].

In Svizzera, la federazione delle chiese protestanti offre su internet promemoria giuridici, elaborati dagli esperti del Centro Sociale Protestante, sulle procedure di divorzio e separazione[8]. Non abbiamo trovato informazioni precise sulla dottrina della Federazione in proposito.

La chiesa evangelica tedesca riconosce il matrimonio civile, al quale viene fatta seguire una benedizione ecclesiastica. Tale prassi è osservata anche per i divorziati risposati, la cui unione, pertanto, è riconosciuta e benedetta, salvo casi particolari, anche dalla chiesa[9].

 

Contraccezione. È ammessa da tutte le denominazioni protestanti da noi prese in esame. Gli inglesi, dopo averla rifiutata nel 1908, l’’hanno autorizzata nel 1930, gli olandesi nel 1952, gli svizzeri nel 1968, i tedeschi nel 1971[10].

 

Omosessualità e matrimonio fra persone dello stesso sesso.

Presso gli anglicani, il sinodo generale del 1987 e il documento-guida sulla sessualità del 1991 ribadiscono che gli atti omosessuali sono un peccato. Tuttavia, nel sinodo generale del 1997, è stata approvata una mozione per cui tali documenti “non costituiscono l’’ultima parola sull’’argomento”. La questione è tuttora oggetto di accesi dibattiti. Sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso, il sinodo generale del 2007 si limita a prendere atto che le posizioni, all’’interno della Chiesa anglicana, sono divise: alcuni approvano, altri no. La Chiesa d’’Inghilterra si è opposta all’’istituzione del matrimonio civile degli omosessuali nel 2013. Di fatto, l’’atteggiamento della gerarchia è diviso: vi sono vescovi che, nella loro diocesi, tollerano chierici sposati civilmente con una persona dello stesso sesso, mentre altri li colpiscono con sanzioni[11].

I protestanti olandesi, già dal 2004, benedicono le unioni omosessuali.

In un documento del 2005 la federazione delle chiese protestanti svizzere rimette in causa la condanna dell’’omosessualità contenuta nei testi biblici e prende posizione in favore delle unioni civili per gli omosessuali. In diverse Chiese appartenenti alla federazione si è discusso circa l’’opportunità di una benedizione ecclesiastica per le coppie dello stesso sesso.

La chiesa evangelica tedesca benedice le coppie dello stesso sesso, purché la loro unione sia “eticamente responsabile”. Questa benedizione, però, non è considerata equivalente al matrimonio.

 

Eutanasia. Per il momento è rifiutata da tutte le confessioni protestanti di cui ci occupiamo. Cominciano però i primi segni di cedimento. In Inghilterra, nel recente dibattito sul suicidio assistito, l’’ex arcivescovo di Canterbury, Lord Carey, e l’’attuale vescovo di Buckingham, Alan Wilson, hanno pubblicamente espresso parere favorevole, benché la posizione ufficiale della chiesa inglese sia contraria[12]. In Olanda l’’atteggiamento della chiesa protestante è ambiguo: in teoria l’’eutanasia è sconsigliata, ma in pratica la decisione finale viene lasciata alla coscienza del paziente[13].

 

Sacerdozio femminile. Tutte le chiese protestanti in oggetto ammettono le donne come ministri del culto (al pastorato, per chi non ha gradi gerarchici, oppure al diaconato, al presbiterato e all’’episcopato, per chi li ha).

 

Matrimonio dei preti. Com’’è noto, tutti i protestanti lo ammettono fin dall’’epoca dell’’eresia luterana.

 

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Statistiche

 

            Inghilterra e Galles[1]

CHIESA ANGLICANA

  2000 2010 Variazione
Clero[2] 9.200 (anno 2002) 7.880 (anno 2012) -14,3%
Battesimi 160.000 138.000 -13,8%
Pratica domenicale 1.058.000 924.000 -12,7%

 

CHIESA CATTOLICA
  2000 2010 Variazione
Clero[3] 6.194 5.453 -12%
Battesimi 64.032 63.962 -0,1%
Pratica domenicale 1.005.522 885.169 -12%

 

 

Olanda[4]

CHIESA PROTESTANTE OLANDESE
  2007 2014 Variazione
Fedeli 2.267.220 1.969.755 -13,1%
Clero[5] 2.197 (anno 2006) 1.864 -15,2%
Battesimi 11.598 (anno 2009) 7.655 -34%

 

CHIESA CATTOLICA
  2005 2013 Variazione
Fedeli 4.406.000 3.992.000 -9,4%
Clero 3.412 (anno 2004) 2.286 -33%
Pratica domenicale[6] 190.595 (anno 2006) 172.700 (anno 2010) -9,4%

 

 

Svizzera[7]

FEDERAZIONE DELLE CHIESE PROTESTANTI SVIZZERE
  2000 2013 Variazione
Fedeli 1.989.446 1.760.391 -11,5%

 

CHIESA CATTOLICA
  2000 2013 Variazione
Fedeli 2.482.406 2.563.022 +3,2%

 

 

Germania[8]

CHIESA EVANGELICA TEDESCA
  2005 2014 Variazione
Fedeli 25.836.000 23.040.392 -10,8%
Teologi[9] 23.032 21.488 -6,7%
Battesimi 227.024 183.159 -19,3%
Pratica domenicale 1.418.788 1.145.873 -19,2%

 

CHIESA CATTOLICA
  2005 2014 Variazione
Fedeli 26.165.000 24.170.754 -7,6%
Clero 16.190 14.404 -11%
Battesimi 196.371 164.833 -16,1%
Pratica domenicale 3.700.000 2.600.000 -29,7%

 

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Riflessioni conclusive

             Le statistiche sono insidiose. Di un fenomeno umano esse esprimono solo un aspetto, quello quantificabile. Ora, la quantità, come si sa, è un accidente. Di conseguenza, pretendere di interpretare la realtà sulla base del puro dato quantitativo è assurdo. Sta di fatto, però, che le statistiche possono darci l’’idea di una tendenza. Ed è appunto per questo che le abbiamo usate. L’’“aggiornamento” morale riporta la gente in chiesa? Dalle tabelle qui sopra riportate, la risposta è inequivocabile, ed è negativa. Le chiese protestanti prese in esame, benché si siano tutte più o meno aperte alle istanze della modernità (con la sola eccezione dell’’eutanasia, che però è già rimessa in questione da alcuni), presentano il segno negativo in tutti i loro indicatori principali.

Certo, anche la Chiesa cattolica è in perdita. A tal proposito, due considerazioni si impongono. In primo luogo, si tratta di una perdita che spesso è più contenuta rispetto ai protestanti: in particolare, per quanto riguarda il numero di affiliati e di battesimi, le perdite dei cattolici sono inferiori rispetto a quelle dei protestanti. In Svizzera, addirittura, si riscontra il segno positivo, il che non deve illudere, poiché, mentre i cattolici sono aumentati del 3,2%, la popolazione totale è cresciuta del 15%. Più serie, per i cattolici, le perdite che si riscontrano per quanto riguarda il clero: a tale proposito, si tenga presente che per i protestanti il ministero pastorale presenta diverse forme e che non sempre è stato possibile, nella statistica, distinguere fra chi esercita il ministero a tempo pieno, in modo analogo ad un cattolico, e chi invece lo fa in forma ridotta. Il confronto regge solamente col clero anglicano, dove vediamo che le perdite in campo cattolico sono inferiori. Per quanto riguarda la pratica domenicale, sia i cattolici che i protestanti accusano una diminuzione assai drastica. Rileviamo solamente che la statistica della chiesa evangelica tedesca è ottenuta attraverso una media della presenza in certe domeniche e feste principali, e pertanto non dice quanti fedeli partecipino al culto ogni domenica. In secondo luogo, fra i cattolici le perdite maggiori si registrano in quei paesi dove il progressismo del clero è più spinto, in particolare Olanda e Germania.

Se le confessioni religiose diminuiscono, ciò che aumenta è l’’indifferentismo. I fedeli cattolici scontenti dell’’insegnamento morale della Chiesa non transitano nella chiesa protestante locale, nonostante la dottrina morale di quest’’ultima corrisponda ai loro desiderata. Essi vanno a ingrossare le fila degli agnostici. In Inghilterra la proporzione delle persone senza confessione ammonta al 31,9%, in Olanda al 47%, in Svizzera al 21,4%, in Germania al 33%. Cifre inimmaginabili solo vent’’anni fa.

La ragione dell’’abbandono della Chiesa è, in effetti, ben più profonda. Il messaggio cristiano riveste un interesse soltanto quando esso si presenta come verità divina, cioè come verità che, provenendo da Dio e non dalla riflessione umana, è eterna e immutabile. Nel momento in cui questo connotato viene rimesso in discussione, come avviene da secoli nelle chiese protestanti e come avviene, a partire dal Concilio Vaticano II, anche presso i cattolici modernisti, la religione non ha più alcuna credibilità. Essa decade al rango di opinione umana, alla quale si aderisce finché si è d’’accordo, dalla quale ci si separa quando si cambia idea. Occorre solo notare che tale degenerazione, mentre è inevitabile per i protestanti, la cui teologia si fonda appunto sul “libero esame”, cioè su un’’istanza soggettivista, è accidentale per i cattolici. La dottrina cattolica è immutabile, anche se, a partire dal Vaticano II, le autorità della Chiesa di fatto agiscono come se non fosse così, causando lo sconfortante declino cui stiamo assistendo.

Terminiamo con una riflessione importante. Queste statistiche, come le conosciamo noi, che non abbiamo alcun ruolo istituzionale, così le conoscono i membri della gerarchia. Essi sanno benissimo che l’“’aggiornamento morale” non riporterà i fedeli in chiesa né rimpinguerà le casse della conferenza episcopale tedesca. Perché, allora, insistono che ci si adegui alla mentalità moderna? La risposta non può essere che una: per ragioni ideologiche. Perché, alla fede in Gesù Cristo, hanno sostituito la “fede” nella storia, nel progresso, nella modernità. A questa nuova “fede” sono disposti a sacrificare anche l’’evidenza dei fatti: che importa che i cattolici lascino la Chiesa, purché siano “uomini migliori”, più liberi, più responsabili, più aperti, ovviamente nel senso moderno dei termini? Diciamo tutto questo senza voler giudicare le intenzioni, che solo Dio conosce. I fatti, però, sono incontrovertibili. Un buon cattolico deve conoscerli, se vuole combattere il modernismo nella Chiesa con cognizione di causa e senza cedere ai sofismi degli avversari.

 

 


[1] http://www.dici.org/actualites/le-prochain-synode-sur-la-famille-se-prepare-discretement/
[2] Gv. 6, 60-69.
[3] Benché il sacerdozio femminile sia di per sé una questione dogmatica, oggi, anche a causa dell’’ideologia di genere, la si affronta spesso in connessione coi problemi morali che abbiamo elencati.
[4] Dizionario del pensiero protestante, a cura di H. J. Schultz, Herder-Morcelliana, 1970, pp. 318-319.
[5] Sito ufficiale della chiesa anglicana, e così per tutte le altre notizie sull’’orientamento dottrinale degli anglicani.
[6] http://www.refdag.nl/kerkplein/kerknieuws/gereformeerde_bond_komt_met_brochure_over_scheiden_1_529612
[7] http://www.refdag.nl/kerkplein/kerknieuws/protestbrief_om_brochure_echtscheiding_gereformeerde_bond_1_532240
[8] http://www.csp.ch/csp/publications/
[9] House of Bishops of the Church of England, Marriage in church after divorce, London, 2000, p. 36.
[10] R. Jütte, Contraception. A history, trad. inglese, Cambridge, Polity Press, 2008 p. 197.
[11] Sito ufficiale della chiesa d’’Inghilterra e Wikipedia.
[12] J. Bingham, There is nothing sacred about suffering”, insist faith leaders in assisted dying call, The Telegraph, sito internet,10 agosto 2015
[13] Sito ufficiale della chiesa protestante olandese, documento sull’’assistenza ai moribondi.
[14] Per la chiesa anglicana, i dati sono ricavati dal sito ufficiale. Per la Chiesa cattolica abbiamo usato le statistiche pubblicate sul sito della Latin Mass Society.
[15] Il dato si riferisce ai soli membri stipendiati.
[16] Per i cattolici, il dato si riferisce ai soli sacerdoti.
[17] Per la chiesa protestante, i dati sono ricavati dal sito ufficiale; per la Chiesa cattolica ci siamo serviti di Wikipedia e dell’’Annuario Pontificio.
[18] Il dato si riferisce ai pastori in “servizio generale”.
[19] Non essendo riusciti a trovare la statistica dei battesimi, diamo quella della pratica domenicale.
[20] http://www.bfs.admin.ch/bfs/portal/fr/index.html
[21] Per i protestanti, i dati sono stati ricavati dal sito ufficiale della chiesa evangelica; lo stesso si è fatto per il numero dei fedeli cattolici; le cifre riguardanti i battesimi e la pratica domenicale dei cattolici derivano dal sito ufficiale della conferenza episcopale tedesca; per il numero di sacerdoti cattolici si faccia riferimento al sito: http://de.statista.com/statistik/daten/studie/72953/umfrage/anzahl-der-katholischen-priester-seit-1997/
[22] Abbiamo inserito il dato complessivo relativo ai teologi, non essendo stato possibile distinguere quanti tra essi esercitino effettivamente il ministero cultuale.