L’opposizione venezuelana, in poche parole

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di Lorenzo Roselli

Le tensioni in atto in Venezuela per le elezioni dell’Assemblea Costituente hanno scatenato un prevedibile tafferuglio mediatico che, ovviamente, ha riguardato anche diversi media cattolici, sopratutto dopo il comunicato della Santa Sede http://www.repubblica.it/esteri/2017/08/04/news/venezuela_ledezma_torna_ai_domiciliari-172339158/) in merito.

A chi scrive, è capitato raramente di constatare tanta  uniformità (per non dire appiattimento) di pensiero in tante ottime penne su una questione tanto complessa. Potrebbe risultare retorico ed anche un po’ trinariciuto ribadire come da decenni il Venezuela sia a costante rischio di destabilizzazione a causa della pesante ingerenza statunitense nella politica interna del paese. O che la condanna ai domiciliari dell’economista e leader dell’opposizione Leopoldo Lòpez, [arrestato nel 2015 per “incitamento alla violenza contro lo Stato”], appaia ancora più giustificata alla luce delle prove che ne dimostrano il coinvolgimento nel tentato golpe del 2002.

 Del resto, in questa sede nessuna ha intenzione di negare i gravi errori strategici della politica economica chavista che Nicolàs Maduro (complice anche la totale assenza di tempra e carisma) ha probabilmente peggiorato.

Questo scritto tuttavia non si propone di riassumere il problema venezuelano (che suggeriamo di approfondire leggendo il breve ma edotto volume “Il Socialismo del XXI secolo” di Luca Lezzi ed Andrea Muratore http://www.barbadillo.it/67594-libri-il-socialismo-del-xxi-secolo-contro-le-bugie-della-stampa-mainstream/), impresa difficile sia per la vastità del fenomeno che per l’inadeguatezza dell’autore, ma di lanciare in poche righe alcune “pillole di opposizione venezuelana”, soprattutto su questioni che raramente vengono toccate da altri blog o siti di approfondimento (cattolici compresi). Confidando con Carl Schmitt che il nostro nemico ci definisca molto più di quanto saremmo disposti a credere, riteniamo infatti di poter aiutare il lettore a farsi un’idea sul destino che attenderebbe il Venezuela nel caso in cui il Grande Polo Patriottico (la coalizione di governo che attualmente alla guida del paese) dovesse essere rovesciato.

Ad opporsi alla coalizione bolivariana è la Tavola di Unità Democratica o Unità Nazionale, una grande tenda di partiti liberali e socialdemocratici costituitasi nel 2008 per riunire le opposizioni contro il chavismo.
I principali esponenti della coalizione sono:

Primero Justicia un partito che assume come suo manifesto l’Umanesimo Integrale come postulato da Maritain e che ha nella libertà religiosa, la laicità e nel “progressismo sociale” il fulcro della sua linea politica, a detta del fondatore Julio Borges.

Voluntad Popular un partito socialdemocratico orientato sui modelli europei.

Vente Venezuela un partito liberale che afferma di avere ideologiche oltre che nella Scuola Austriaca di Von Mises e Von Hayek, nell’oggettivismo di Ayn Rand, un manifesto filosofico politico invero abbastanza eterogeneo e cerebrale, il quale potrebbe essere sintetizzato come una rielaborazione neoidealista della metafisica e della gnoseologia in chiave prettamente individualista e liberale.
La Rand era assolutamente convinta che il Bene Comune fosse una delle “costruzioni teoretiche” più nocive della storia dell’umanità dato che postulava il bene particolare del singolo individuo essendo “l’egoismo alla base della ragione umana” e l’individualismo assoluto l’unica prospettiva da cui sperare di fondare una società decente. Una prospettiva ovviamente contraria a qualsiasi forma di interventismo statale (nella morale come nell’economia) e che ben si concilia con gli obbiettivi del partito, poco incline a mantenere l’avanzamento (ma potremmo anche dire semplicemente la creazione) dello stato sociale attuata da Chavez.

Unidad Visiòn Venezuela un partito ultraliberista che non ritiene possibile alcun tipo di progresso in Venezuela senza ricorrere a “privatizzazione sistematiche che facilitino la crescita del libero mercato nel paese”.

In aggiunta a questo simpatico compendio di aberrazione filosofiche e politiche, è interessante notare come diverse personalità di Unità Democratica si siano più volte espresse in senso favorevole ad una legiferazione sull’aborto (al momento del tutto illegale in Venezuela, salvo nel caso in cui sia a rischio la vita della madre) e abbia portato nell’assemblea nazionale Tamara Adrian, il primo parlamentare transessuale del Venezuela e portavoce locale dell’ILGA (International Lesbian and Gay Association) la più nota ed influente lobby gay del pianeta.

Ed è effettivamente sui diritti LGBT che l’opposizione (nel suo intruglio di socialiberismo e libertarianismo) sembra abbastanza compatta tanto da preparare, nel giugno del 2016, una legge nazionali sulle unioni civili omosessuali.

Inoltre il co-fondatore di Primero Justicia, Henrique Capriles Radonski ha più volte lamentato la presunta “omofobia” delle istituzioni venezuelane che renderebbero il Venezuela “invivibile per un cittadino gay” come, del resto, il suo partito ha fortemente stigmatizzato la vicinanza del Partito Socialista Unito del Venezuela (la forza a capo della coalizione di governo retta da Maduro) con la Russia di Vladimir Putin.

Ovviamente nessuno sta sostenendo che l’opposizione al Bolivarismo nel suo complesso si riduca a quanto qui esposto: esistono alcune frange nazionaliste e/o cattolico sociali nell’opposizione che, talvolta, riescono anche ad ottenere un impatto decisamente rumoroso sui media. Tuttavia, si tratta di realtà estremamente minoritarie per non dire irrilevanti. Segnaliamo certamente la sezione venezuelana di Tradizione, Famiglia e Proprietà che, a detta del sito filo-governativo Aporrea.org (da prendere nondimeno con le dovute pinze), contava tra le sue fila anche i succitati Leopoldo Lòpez ed Henrique Capriles Radonski.

Fino al 2002 è esistito anche un partito nazional-rivoluzionario ispirato all’omonimo movimento rautiana, Nuevo Orden (Ordine Nuovo), fondato nel 1974 dall’ex-militare Félix Dìaz Ortega e a cui si sono susseguite diverse micro-formazioni nazionaliste sempre incapaci, va da se, di ottenere alcuna rappresentanza nell’Assemblea Nazionale.

In chiosa, quanto finora scritto non ha la pretesa di “convertire” nessuno al Bolivarismo o al Socialismo del XXI secolo e, tantomeno, presentare Nicolàs Maduro come un Defensor Fidei (alla luce soprattutto del difficile rapporto avuto spesso da quest’ultimo con la Conferenza Episcopale Venezuelana). Soltanto di rammentare al lettore che la rassicurante dicotomia destra/sinistra, se ha già ormai ben poco senso nell’ Europa occidentale, assume sfumature assai peculiari in America Latina, soprattutto nelle questioni morali. In tal senso, anche per capire meglio la parabola delle destre sudamericane, segnaliamo un interessante articolo di Ryan Fitzgerald (per chi mastica l’inglese,) sul sito cattolico statunitense Church Militant, dove viene delineata l’abietta natura delle opposizioni ad Evo Morales in Bolivia. Questi “conservatori”, infatti, non solo sono fortemente intenzionati a legalizzare l’aborto, ma a liberalizzarlo sul modello dei paesi anglosassoni e scandinavi servendosi anche dell’appoggio di Amnesty International. [https://www.churchmilitant.com/news/article/next-target-for-unlimited-abortion-bolivia]

 

Queste sono, in definitiva, le opposizioni che occuperebbero il vuoto di potere lasciato dal Bolivarismo e che riporterebbero il paese nel cortile di casa statunitense. Aprendo così al Venezuela un radioso futuro di austerity con privatizzazioni di tutto quanto è possibile privatizzabile e dove lo stato sociale cesserà letteralmente di esistere. In compenso, ai venezuelani depauperati dei basilari diritti sociali verranno finalmente concessi i diritti civili: aborto, utero in affitto ed adozioni omosessuali in testa.

Al lettore lasciamo l’ardua sentenza.

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