[CINESPADA] “The Blind Side”: la carità che illumina i lati ciechi della vita

di Luca Fumagalli

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The Blind Side (2009), film di John Lee Hancock, con Sandra Bullock, Tim McGraw e Quinton Aaron nel ruolo dei protagonisti, racconta la vera storia di Michael Oher, giocatore di football americano nel ruolo di lineman. Il suo compito è quello di proteggere il quarterback dai placcaggi degli avversari che giungono dai lati e che quest’ultimo, a causa della concitazione dell’azione e della visione limitata dal casco, non può vedere (i blind sides appunto, i “lati ciechi”).

Michael Oher è un diciassettenne afroamericano senzatetto, orfano di padre e con una madre tossicodipendente da cui è stato separato ancora piccolo. Nonostante i problemi, il ragazzo riesce ad iscriversi a scuola grazie all’intercessione di un coach, che intuisce il suo grande potenziale. L’adattamento tra i compagni, però, risulta molto difficile a causa dalla profonda introversione di Michael, della sua notevole stazza e delle condizioni in cui vive (è talmente povero che non ha nemmeno un ricambio per gli abiti che indossa). Un giorno il giovane viene notato dalla benestante famiglia Tuohy: la signora Leigh Anne decide così di adottarlo, aiutandolo negli studi e nello sport. Grazie ai nuovi amici, Michael riuscirà a realizzare il sogno di diventare un giocatore professionista di football americano.

Dalla trama tipicamente Hollywoodiana e solare, con tanto di prevedibilissimo lieto fine, The Blind Side ha comunque il pregio di saper coniugare efficacemente moltissimi temi diversi che vanno dalla consapevolezza di sé, dal desiderio di un senso e di un riscatto nella vita, all’esigenza di un maestro, di qualcuno cioè capace di indicare la via per realizzare quell’esplosione di desideri che ognuno ha nel proprio cuore.

Il bellissimo rapporto tra Michael e la madre adottiva è basato su una sorta di “docenza ambivalente”: se Leigh Anne conduce il giovane tra le difficoltà scolastiche alla conferma di un talento, anche il ragazzo stesso si dimostra un’occasione per la famiglia Tuohy di fare esperienza della carità nel senso più profondo del termine.

Una pellicola dunque semplice ma consigliatissima, adatta per i ragazzi a partire dai 12 anni.

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