Il mio nome è Chesterton, Cecil Chesterton

di Luca Fumagalli

Cecil Chesterton in uniforme (1917 ca.)
Cecil Chesterton in uniforme (1917 ca.)

Si può facilmente intuire quanto Keith fosse affranta tenendo tra le mani quella lettera. Solo qualche giorno prima Cecil, che si trovava nei pressi di Stirling, ricoverato in un ospedale militare, le aveva giurato che mai e poi mai sarebbe tornato in guerra, che non avrebbe avanzato nuove richieste al comando. La promessa, però, era stata infranta. Poche righe, terribili: il colonnello aveva chiesto a Cecil di raggiungerlo in Francia e lui non se l’era sentita di rifiutare. Voleva fare la sua parte e stare accanto ai propri compagni di trincea. Keith, appallottolando nervosamente la missiva, sapeva in cuor suo che il marito non sarebbe mai più tornato a casa.

Per il Regno Unito il primo conflitto mondiale fu, se possibile, una doppia tragedia. Non solo tanti dei suoi figli morirono nel fango di un continente ridotto a brandelli, vittima della sua stessa follia autodistruttiva, ma tra questi perì anzitempo anche un’intera schiera di scrittori, artisti e intellettuali, prima che il fiore del talento sbocciasse e raggiungesse la maturità. Cecil Edward Chesterton, fratello del più noto Gilbert Keith, era uno di loro.

Nato il 12 novembre del 1879, di cinque anni più giovane rispetto a Gilbert, Cecil era il figlio prediletto della madre, Marie Louise, che in lui vedeva il riflesso della propria tenacia e della propria intelligenza. Gilbert, al contrario, era più simile al padre, Edward, un agente immobiliare di successo. Tuttavia, avere a che fare quotidianamente con un fratellino testardo, poco incline a essere il suo «pubblico» – secondo la nota espressione riportata nell’Autobiografia – fu per Gilbert una benedizione. Anni dopo, padre Vincent McNabb scrisse infatti che Dio aveva dato a quest’ultimo un fratello duro come il granito per affilare su di lui la lama dell’ingegno.

I due Chesterton, al netto delle differenze, avevano molte caratteristiche in comune. Oltre a una vorace curiosità, miscelata a una pronta intelligenza, entrambi amavano la letteratura, soprattutto i romanzi di Dickens, e trascorrevano parte del tempo libero componendo poesie. Erano poi combattenti nati, non attraenti, ma dotati di un fascino che scaturiva dalla passione con cui difendevano sempre la causa dei più deboli. Non fu dunque una coincidenza se, dopo la scuola, ambedue ripiegarono sul giornalismo. Cecil vi giunse per una via più tortuosa rispetto a quella del fratello, tentando prima di seguire le orme del padre nel mondo del mercato immobiliare.

Keith, Mrs. Cecil Chesterton (1925 ca.)
Keith, Mrs. Cecil Chesterton (1925 ca.)

Grazie alle eccellenti qualità di prosatore non fece fatica a diventare collaboratore fisso di numerose testate quali il «Westminster Gazette», lo «Speaker», l’«Outlook» e il «New Age». Si occupava principalmente di attualità, critica teatrale, politica ed economia; pur continuando a vivere con i genitori nella casa di Warwick Gardens – dove rimase fino al 1916, quando fece il suo ingresso nell’esercito – Cecil poté almeno beneficiare sin da subito di un buon stipendio e della conseguente indipendenza economica.

Nei viaggi tra una redazione e l’altra, taccuino in mano e dita sporche d’inchiostro, nel 1901 incontrò quella che sarebbe diventata sua moglie. Ada Elizabeth Jones, soprannominata Keith, era una giornalista affermata, la classica barricadera che faceva dello scoop la ragione di vita. Come mai un giovane reporter, all’epoca appena ventiduenne, potesse trovare attraente una donna che aveva una decina d’anni più di lui, è presto detto: Keith coniugava charme ed eleganza con una disinvoltura tale da suscitare le invidie delle colleghe e attirare l’attenzione di numerosi pretendenti. Gelosa delle propria indipendenza, respinse a più riprese le proposte di matrimonio di Cecil, acconsentendo a diventare la signora Chesterton solamente sedici anni più tardi, nel giugno del 1917.

A lei, che morì ultranovantenne nel 1962, si deve tra l’altro quel libro un po’ sconnesso e inaccurato intitolato The Chestertons (1941) che, insieme a Cecil Chesterton (1975) di padre Brocard Sewell, costituisce una fonte imprescindibile per chiunque voglia studiare la parabola biografica di suo marito.

Dal punto di vista politico Cecil, a differenza del fratello, era uno strano socialista di stampo tory, fiero sostenitore dell’Impero britannico. Non passò molto tempo prima che il suo nome comparisse tra i membri più illustri della Fabian Society accanto a quello di H. G. Wells, Hubert Bland – suo mentore prima dell’incontro con Hilaire Belloc – e George Bernard Shaw. Il reverendo anglicano Conrad Noel, di tendenze anglo-cattoliche, lo avvicinò in seconda battuta ai circoli del socialismo cristiano come la Christian Social Union e la Church Socialist League.

La militanza in questi gruppi, però, durò solo una manciata di anni. Cecil, tutt’altro che malleabile, mal sopportava le imposizioni e si trovava spesso in contrapposizione con i vertici. Già nell’estate del 1907 lasciò la Fabian Society, spostandosi progressivamente verso le posizioni distributiste predicate da Gilbert e dai suoi amici.

Cecil Chesterton con W. Walter Crotch al Drood Trial (1914)
Cecil Chesterton con W. Walter Crotch al Drood Trial (1914)

Insieme a Belloc, reduce da una disastrosa esperienza parlamentare, diede il via nel 1911 al settimanale «The Eye-Witness», assumendone la direzione l’anno seguente e mutando il nome della testata in «The New Witness». Keith fu scelta come assistente, incarico che mantenne fino alla chiusura del periodico nel 1923. Oltre a Gilbert – a cui Cecil nel 1908 aveva dedicato G. K. Chesterton: A Criticism, un volume di critica letteraria – e alla cognata Frances Blogg, Maurice Baring, Edith Nesbit, Arthur Ransome, Ernest Bliss e H. G. Wells furono, tra i tanti, gli articolisti di punta.

Votato al giornalismo d’assalto, il «New Witness» si contraddistinse per la serrata critica rivolta alla corrotta classe politica britannica. Del resto già nel 1911 Cecil aveva collaborato con Belloc alla stesura di un volumetto sul tema, The Party System, in cui si metteva in luce come la sbandierata democrazia fosse in realtà solo una parola di comodo, un paravento per nascondere la spartizione del potere su cui si basava il sistema “partitocratico”.

Cecil, troppo impulsivo, quando fiutava una pista non se la lasciava sfuggire, ma firmava inchieste su inchieste senza preoccuparsi troppo di verificare le fonti. Se questo fece di lui un simbolo della lotta al malgoverno, allo stesso tempo lo espose facilmente alle critiche dei detrattori. Emblematico fu, in tal senso, il cosiddetto “scandalo Marconi”, scoppiato nel 1912 a seguito dell’accusa di insider trading rivolta proprio dal «New Witness» ad alcuni membri del gabinetto liberale in relazione alla compravendita delle azioni della Marconi Company. Il processo che ne seguì mise in luce la pochezza delle prove a disposizione di Cecil – che fu infine costretto a pagare una multa – anche se svelò, almeno in parte, i loschi retroscena di una politica che da quel momento si fece più prudente, avviando un sottile ma importante cambiamento d’atteggiamento.

Di tutt’altra natura fu invece il divertente Drood Trial del 1914, un finto processo inscenato da Cecil e da Gilbert, con l’aiuto degli amici, allo scopo di stabilire quale fosse il vero finale del romanzo The Mystery of Edwin Drood, lasciato incompiuto da Dickens. Il pubblico accorse numeroso e tutti, anche i giornalisti presenti in sala, furono obbligati a vestirsi secondo la moda del XIX secolo.

Disegno raffigurante Cecil Chesterton (artista sconosciuto)
Disegno raffigurante Cecil Chesterton (artista sconosciuto)

Con lo scoppio della guerra, Cecil si trovò coinvolto in prima persona nella propaganda anti-pacifista e anti-tedesca. A tale scopo compì nel 1915 un viaggio negli Stati Uniti da cui tornò con gli appunti necessari per scrivere quello che sarebbe diventato il suo libro più noto: A History of the United States, pubblicato postumo del 1919. Il saggio, che rivela una grande capacità da parte dell’autore di interpretare i segni del presente, è l’affresco di una nazione satura di contraddizioni: si parla della questione dei neri, ancora emarginati, quanto dello strapotere della finanza ebraica.

Il giovane Chesterton, quando la guerra durava ormai da un paio d’anni, stanco di battersi solamente con la penna o con discorsi infiocchettati, decise di partire per il fronte come un crociato, di lottare per il proprio paese e per quella fede cattolica a cui si era convertito nel 1912. Morì in Francia il 6 dicembre 1918, poche settimane dopo la cessazione delle ostilità, a causa di una brutta infiammazione renale.

Quando Gilbert scrisse che suo fratello era un combattente nato e un eroe, diceva semplicemente la verità.

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