La malaria e la zanzara nella valigia

Malaria
di Cristiano Lugli
Sì, la zanzara che avrebbe ucciso per encefalopatite malarica la piccola Sofia, quattro anni, nell’ospedale di Trento, era rimasta nella valigia di qualcuno appena ritornato dall’Africa. O, se non punta direttamente, contagiata comunque da qualcuno che era stato punto, così come è detto delle due bambine ivi ricoverate a Trento per il contagio del parassita il quale, secondo l’autopsia, sarebbe lo stesso che ha causato la morte di Sofia. 
La zanzara, secondo alcune dotte considerazioni, si sarebbe fatta un lungo viaggio nel bagaglio per poi pungere a più non posso una volta uscita, quasi per sfogarsi da quell’occlusione di vestiti e beauty-case che la tenevano segregata. Fantascienza direte? Purtroppo no, e diversi giornali hanno riportato questa notizia. La valigia ovviamente sarebbe stata aperta direttamente in ospedale.

Tornando alla realtà però è bene far presente per chi non lo sapesse, o per chi non volessi farsi assuefare dalle molte cialtronerie che circolano anche su testate rinomate, che la malaria non è una malattia infettiva che si contrae stando vicino ad un ammalato, quindi i casi sono due: o qualcuno dell’ospedale ha propagato il contagio tra i pazienti per non aver seguito le norme igieniche mettendo in contatto il sangue delle persone o strumenti non sterili – e da qui l’apertura di un fascicolo per omicidio colposo – oppure la zanzara contagiosa chiusa in valigia è ancora in giro e presto saranno pizzicate altre persone.
Il rango della sanità che si occupa del turismo internazionale non funziona – come gran parte di tutta la sanità italiana – e a questo fa seguito il fatto che ognuno di noi, ogni giorno, cammina probabilmente accanto a centinaia di italiani positivi alla malaria solo per aver fatto una vacanza in Africa, o ai tropici che siano, e pur non manifestando alcun sintomo.
Le stime dicono che ogni anno a un numero di 10.000-30.000 viaggiatori circa, europei ed americani, viene diagnosticata la malaria. Si badi che trattasi di dati sottostimati in quanto un gran numero di viaggiatori effettua autodiagnosi ed assume i farmaci antimalarici schivando volontariamente il controllo e la denuncia medica, in grado di riportare stime esatte.
Per chi non ne fosse al corrente, la suddetta malattia ha un periodo di incubazione che va dagli otto ai quindici giorni: non proprio una comune influenza.

L’urlo di terrore è ovviamente già quello che grida all’epidemia, dimenticando forse che l’ospedale di Trento non era di certo il primo ad interfacciarsi con casi di malaria, visto che il nostro vecchio stivale malconcio importa in media 637 casi di malaria l’anno da paesi dove la malattia è endemica, introdotta qui dai turisti.

E con tutti i profughi e gli sbarchi che ci sono, vi chiederete, non possono forse essere loro la causa di queste malattie? La domanda è lecita, ma in questo c’è da porre attenzione sì sul crescente numero di casi di malaria tra immigrati, soprattutto africani, epperò da lungo tempo residenti in Italia o in altri stati europei. Questi sono coloro che più viaggiano, che rientrano nel Paese d’origine per visitare familiari e amici non consapevoli di aver perso l’immunità transitoria nei confronti della malaria. A proposito di questo, sul sito ufficiale [1] del NCBI (National Center for Biotechnology Information) si legge una  interessante nota:  “È doveroso sottolineare che il 40% dei decessi riguardanti i casi contratti in Africa e riconducibili a P. falciparum, hanno origine in Kenia, Paese in cui il tasso di fatalità del 6%, a fronte di valori d’incidenza piuttosto bassi (gCIR di 0,4/1000 e pfCIR 0,3), è riconducile all’ampio flusso turistico.”
Ora, detto questo è nozione comune che la malaria, se diagnosticata per tempo, è assolutamente curabile – come d’altronde dimostrano tutti coloro i quali, come dicevamo, si curano selvaggiamente senza dir nulla a nessuno. Detto questo e appurato che il contagio non è così semplice e di certo non avviene ad un semplice incontro fra un corpo risultante positivo e uno no, fatta anche nostra la certezza che la zanzarona gigante non è stata trovata in ospedale e il DDT non è servito a nulla, traiamo qualche conclusione. Una, e particolarmente semplice: di errore umano si è eventualmente trattato, uno dei tanti che si commettono in ambito sanitario itagliota; di contro, uno dei pochi che viene rese noto. Il contagio, se di questo siamo certi di poter parlare senza ombra di dubbio – e se la diagnosi è assolutamente obiettiva – è avvenuto per qualche norma di igiene o di prevenzione con DPI  (dispositivi protezione individuale) non rispettata a dovere. Dunque la piccola, ricoverata inizialmente a Trento, viene lì contagiata e poi trasportata di urgenza all’ospedale di Brescia, dove spirerà. Un racconto straziante che lascia profondo dolore, ma nel medesimo tempo solleva dubbi non piccoli.
Stiamo parlando di una malattia che da noi non è proprio comunissima come fonte di morte  ( i dati dal 2011 al 2015 parlano di quattro morti in quattro anni ) e che è assolutamente curabile come già detto: si pensi che vi è mezzo miliardo di malati ogni anno nel mondo e un milione di morti, ergo uno su cinquecento se la matematica non è un’opinione. Per quanto ogni vita umana abbia un valore sopraggrande, dal punto di vista statistico si sta parlando di cifre irrisorie.
Veniamo infine a trattare alcune indiscrezioni sconcertanti, che la stampa di regime mai ci dirà e, anche se si dovesse appurare qualcosa, sempre la stampa di regime si premurerà di insabbiare accuratamente. Pare infatti che la piccola fosse affetta da diabete. E qui risulta obbligatorio un paragone utile a farci comprendere meglio il modus: qualcuno si ricorda di quando nel giugno scorso un bambino ammalato di leucemia contrasse il morbillo in ospedale e morì? 
Per i giornalisti ad ucciderlo non fu la leucemia bensì il morbillo, i fratelli che lo avrebbero contagiato e i genitori, folli no-vax, che non li avevano vaccinati. Malato di leucemia, non viene ucciso dal tumore, ma dal morbillo. Possiamo pure essere più di mani larga se volete e riformulare il tutto: affetto da leucemia, non viene ucciso da una complicanza di morbillo che senza la leucemia si sarebbe risolta senza gravi rischi, ma da una malattia che tutti i bambini da quando il mondo è rotondo hanno passato. 
Lo sconcerto però non si arresta qui, ma avanza alle indiscrezioni circolate a più riprese sul web, e parrebbe diffuse da alcuni amici della famiglia (che per ora è chiusa in un comprensibile e doveroso silenzio), secondo le quali la bambina sarebbe stata vaccinata 3 giorni prima per completare il ciclo di vaccinazioni voluto dalla normativa che ne richiede dieci obbligatorie per frequentare asili e materne, dalla fascia dagli 0-6 anni a quella dei 6-16.
Ha dell’incredibile, è vero, e certamente il tutto va preso con le pinze. Se così fosse, ad ogni modo, lo potremo sapere solo dai genitori se sarà loro permesso di parlarne. L’autopsia ha già dichiarato e sentenziato la morte causata da malaria, ma se qualche dichiarazione nel merito delle vaccinazioni si dovesse aprire, allora si scoperchierebbe qualcosa di enorme, grande fino al punto da non potercene nemmeno rendere conto. Vale pure la pena ricordare che il diabete di tipo 1, malattia autoimmune, può essere una delle reazioni avverse provocate dal vaccino. Il resto viene da sé. Risultando vera l’informazione che la bambina avesse il diabete, anche se la causa di morte fosse inopinabilmente la malaria, risulterebbe folle l’averla vaccinata in una simile condizione. Una normativa coercitiva come questa, vuole che anche gli ammalati di diabete siano a tutti i costi vaccinati in nome della “salute” collettiva la quale richiede però il sacrificio della salute del singolo.
Attendiamo di scoprire cosa ci sarà dato sapere, intanto però, casualità, non possiamo non notare che la GlaxoSmithKline, una delle più grande case farmaceutiche produttrici di vaccini, sta per lanciare in commercio il provvidenziale ( poiché arriva nel momento di epidemia generale che conta 4 morti per malaria in ben quattro anni ) vaccino antimalarico denominato MOSQUIRIX
Una fortuita coincidenza al momento giusto. Altro non c’è da fare se non attendere l’obbligatorietà anche per questo, mentre alcuni grandi luminari pensano già alle zanzare OGM, sterilizzate e rese impotenti fino al punto di scomparire. 
Chissà che non possano divenire un giorno siringhe naturali da riempire con trivalenti su misura.