Reggio Emilia, tra consacrazioni e Beati accostati a Lutero

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di Cristiano Lugli

 

Reggio Emilia negli ultimi anni, ma soprattutto negli ultimi mesi, è diventata un fulcro di eventi e di notizie, di Male e di Bene che si scontrano e dove, come spesso accade nei luoghi in cui è solitamente il Male a far da padrone – fra cultura partigiana e catto-comunismo imperante -, si creano i paradossi i quali da un estremo fanno sorgere un altro estremo opposto.
Riassumendo, potremmo dire che a Reggio Emilia si è formata una “resistenza”, ma trattasi di resistenza vera: cattolica, culturale, appassionata, militante.
 

Questo cappello è utile solo per annunciare un dato di fatto inconfutabile, ovverosia l’esistenza di una lotta che sembra non avere tregua e a cui peraltro nessuno vuole concederla.
Per chi si ricorda i fatti del 3 giugno scorso – cioè tutto ciò che ha preceduto e tutto ciò che ha fatto seguito – a proposito del Comitato “Beata Giovanna Scopelli” e della Processione di riparazione, ricorderà che la Diocesi di Reggio Emilia tentò di cavarsela con un vecchio metodo conosciuto anche sotto il nome di “un colpo al cerchio e un colpo alla botte”, che spesso si rivela utile, specie dai tempi della ambiguità conciliare, per creare il caos che di fatto – essendo contrario all’ordine – è proteso ad aiutare il Male piuttosto che il Bene. Il Vescovo Massimo Camisasca con un giro intorno (ma molto, molto intorno) riuscì a dare ragione a tutti e torto a tutti: i gay sono cattivi ma anche buoni, i cattolici “estremisti” sono buoni ma soprattutto cattivi, tuttavia lasciateli pregare in mezzo alla strada. Questo, brutalmente, è il senso dell’intervento che la Curia reggiana operò a pochi giorni dal REmilia Pride e dalla Processione in riparazione a questo gravissimo scandalo pubblico.

 

Per molti sembrammo troppo duri a criticare la linea adottata dal Vescovo Massimo che, sempre secondo tante persone, sarebbe uno dei pochi vescovi coraggiosi rimasti in Italia. Ora, senza voler entrare nel merito di queste ultime considerazioni, invitiamo solo ad un semplice riflessione: il movente principale per cui tutti criticarono una certa linea dura del Comitato, sarebbe che Mons. Camisasca costituirebbe il primo vescovo ad aver consacrato la Diocesi di Reggio Emilia e Guastalla al Cuore Immacolato di Maria Santissima, precisamente in data 13 maggio 2017, a cento anni dalla prima apparizione a Cova da Iria ai tre pastorelli.
Questo motivo sarebbe bastato per rendere intoccabile anche il sistema “strategico” del Vescovo, che forse si è sentito scavalcato nonostante gli avessimo chiesto appoggio e sostegno. Inutile dilungarsi: ognuno è libero di farsi e di avere una propria idea a seconda dell’interpretazione personale basata sulla ricostruzione dei fatti, ma vediamo cosa accade a quasi quattro mesi da quella famosa consacrazione e dalla Processione di riparazione al Gay Pride reggiano:
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Come dimostrano le foto qui sopra, la Diocesi di Reggio-Emilia, a qualche mese dalla Consacrazione, continua ad occuparsi di cose che non solo non sono cattoliche, ma anzi sono palesemente e disgustosamente anti-cattoliche.

 

Per chi non conoscesse Reggio, le foto qui sopra sono state scattate nel Duomo, precisamente nella navata di destra, Cappella Rangoni, ove si trovano le spoglie della Beata Giovanna Scopelli Patrona del Comitato. Da un punto di vista simbolico potremmo dire che il lavoro è stato fatto ad hoc, seppur forse sia stato frutto di coincidenze: davanti all’urna della Beata carmelitana non v’è alcuna traccia di inginocchiatoi – già da tempo rimossi; spostandosi appena a lato però, come si può scorgere dalla foto, si può notare un tavolino ove sono stati minuziosamente riposti dei volantini che invitano ad un corso (peraltro a pagamento) sul Protestantesimo e in particolare su Lutero. Sia chiaro, nessun titolo eclatante, ma una semplice organizzazione di diversi incontri formativi che si terranno in seminario; o meglio, quel che era un seminario o, se ci piace maggiormente, quel che vi è rimasto di esso: nulla, se non una grande urgenza di venderne una parte perché vuota.

 

Tutto questo accade con imprimatur dei sacri palazzi, gli stessi che hanno consacrato la Diocesi al Cuore Immacolato e che ora permettono un simile scandalo, appoggiando perlopiù le suddette locandine al fianco di una Beata che con tutte le sue forze ha combattuto le eresie su questa vita terrena. Qualcuno ci riferisce inoltre, com’era immaginabile, che le locandine sponsorizzanti il corso su Lutero in ricordo dei 500 anni dalla sua feroce ed eretica rivoluzione sono esposte anche nel Santuario della Ghiara. Ebbene sì, l’eretico e la setta eretica da lui fondata si ritrovano in un Santuario dedicato alla Vergine Santissima, contro la quale i protestanti bestemmiano e negano il Suo essere piena di Grazia. Ci si potrebbe anche fermare qui dal momento che il paradosso è talmente evidente da sembrare persino stupido, se non fosse che coinvolge i Santi e tutto ciò che di più puro può esistere.

 

“Dunque? Che cosa ci possiamo aspettare noi che per bontà del Signore siamo esenti da quel contagio pestilenziale, mentre coloro che vi si trovano son già preda del demonio? Un bel castigo si son guadagnati con le loro mani e un buon profitto di fuoco eterno hanno tratto dai loro piaceri! Se la vedano loro, anche se continua a spezzarmi il cuore vedere che tante anime si perdono. Del male ch’è stato non mi affliggo tanto, ma vorrei che non si perdesse ogni giorno un maggior numero di anime”.
Così parlava Santa Teresa d’Avila ne “Il cammino di perfezione” a proposito dei luterani. E questo è solo un piccolo esempio.

 

Ci sia consentito dire che l’ossimoro da noi individuato a suo tempo a proposito della Consacrazione come qualcosa di staccato dalla permanenza nell’unica Fede cattolica romana, non era per nulla esagerato ed anzi oggi, a quattro mesi e più di distanza, risulta calzare persino stretto davanti alla promozione di un corso così scandaloso come quello dedicato a Lutero, promosso nelle parrocchie, nelle chiese tutte e, quel che vi è di peggio, di fianco ai nostri beati e ai nostri santi, veri e propri eroi della Fede.

 

Non resta che una sola parola, detta a malincuore e con senso di desolazione più che di rabbia verso chi non la merita: VERGOGNA.

 

 

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