[TESTO] Dalla Ghiaia al Cielo: storie di una terra miracolosa (p. I: Quem Genuit Adoravit: inizia il bombardamento miracoloso)

L'Eremo di Bismantova, Appennino reggiano
L’Eremo di Bismantova, Appennino reggiano

Testo (prima parte) dell’intervento di A. Giacobazzi, inserito nella conferenza “Santi e Santuari delle nostre terre: una questione eternamente attuale”, parte del ciclo di incontri estivi svolti presso Vetto (RE) e promossi dall’Associazione culturale “Pietro e Marianna Azzolini” in collaborazione con Radio Spada e la Compagnia della Buona Morte (qui l’audio). È mantenuto lo stile informale: ciò che segue sia considerato più che altro come una raccolta di appunti.

di A. Giacobazzi

Metodo, teologia e storia

Parlare di fatti che implicano un’irruzione straordinaria del soprannaturale nel naturale è sempre complicato: lo è per i limiti propri della ricerca umana e lo è perché si tratta di un terreno talvolta scivoloso, in cui il sensazionalismo e gli eccessi di emotività rischiano di svolgere un ruolo sbagliato. Il titolo scelto, Dalla Ghiaia al Cielo, evoca una serie di eventi straordinari avvenuti a partire da quello che fu il greto ghiaioso di un torrente, eventi che per portarono “verso il Cielo” molte persone. Le informazioni qui raccolte sono molte, provenienti dalle fonti più disparate, sono – in buona sostanza – una raccolta di appunti. Di questi argomenti non si chiacchiera, anche per questo cercherò di attenermi il più possibile alla concretezza delle singole situazioni analizzate. Quando si nominano i Santi e, in particolare, la Beata Vergine è più opportuno parlare dall’inginocchiatoio che dal tavolo di una conferenza, cercherò dunque di circoscrivere il più possibile le opinioni, a vantaggio dell’argomento proprio di questa esposizione, nella piena coscienza che ciò che abbiamo di fronte è principalmente un insondabile mistero.

Una seconda premessa riguarda la mariologia e, più in generale, il tema dei miracoli e delle rivelazioni private. Dal Cielo si procede usando ordine e meraviglia: sono le famose “coincidenze” del linguaggio contemporaneo. Vedremo meglio in seguito che in pieno ‘600, Santa Margherita Maria Alacoque, nel mezzo di una Francia squassata dall’onda protestantizzante del giansenismo, aveva ricevuto un messaggio di Nostro Signore per la diffusione della devozione al Sacro Cuore: antidoto perfetto al germe dell’errore. Non solo: nel 1689 la Santa scrisse al Re Luigi XIV facendosi latrice di una lettera celeste: il sovrano avrebbe dovuto consacrare se stesso e il regno al Sacro Cuore per avere prosperità e favore divino. La consacrazione non avvenne. Esattamente cento anni dopo, nel 1789 scoppiò la rivoluzione che avrebbe condotto alla decapitazione di Luigi XVI.

“Coincidenza”, si diceva. Ma quando la “coincidenza” diventa ordinata e piena di meraviglia, risulta difficile non vedere un fine a cui l’intero ordine tende, appunto, in modo meraviglioso. Nella storia che si tratterà a breve le “coincidenze” sono parecchie. Per avere, in premessa, un caso evidente che mostri il modus operandi dei Santi – se così si può definire – si può pensare a Fatima. Si guardi a quel 13 maggio 1917 in cui insieme all’apparizione, da tutt’altra parte del mondo veniva consacrato vescovo Eugenio Pacelli, quello che più di tutti, nel ‘900, sarà il “Papa di Fatima”, il Papa dell’Assunzione, il Papa “delle Tre Fontane”. Ancora: si pensi alla grande aurora boreale che, sulla scia di Fatima, annunciò l’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Innumerevoli, poi, le “coincidenze” relative agli anniversari, in particolare riferibili ai risvolti politici relativi alla consacrazione della Russia.

Precisamente il 13 maggio 1984 a Severomorsk, nel Mare del Nord, ci fu l’esplosione di una parte fondamentale dell’arsenale militare sovietico. Questo fatto mise in gravissima difficoltà l’URSS, assottigliando le speranze di vittoria in caso di un guerra. Ancora: Gorbacev l’8 dicembre del 1987 sottoscrisse il trattato per la riduzione degli armamenti che prevedeva anche l’eliminazione degli euromissili. L’8 dicembre, è la Festa dell’Immacolata Concezione, un dogma non definito nella tradizione russa. Stesso discorso per la fine ufficiale, e inspiegabilmente veloce, dell’Unione Sovietica avvenuta l’8 dicembre 1991, sempre in occasione della festa dell’Immacolata Concezione: il 25 dicembre dello stesso anno nacque la Federazione Russa e la bandiera con la falce e il martello fu archiviata.

Che dire poi delle coincidenze mariane legate al percorso che, partendo da Fatima, arriva alle Tre Fontane? La veggente Luigina Sinapi – a 20 anni da Fatima – nell’aprile del 1937 ebbe un’apparizione in una grotta vicino alla basilica delle Tre Fontane a Roma, in cui la Madonna le prediceva l’elezione del card. Pacelli come Pio XII e una sua nuova apparizione nel medesimo luogo, a distanza di dieci anni. Così fu: Pacelli divenne Papa e la Madonna apparve al militante anticattolico Bruno Cornacchiola il 12 aprile 1947. Lui e la sua famiglia si convertirono, le apparizione – di grande contenuto profetico – avranno anche un ruolo nel confermare a Pio XII la necessità della definizione del dogma dell’Assunzione di Maria. Un anno prima – nel 1946 – lo stesso Pio XII aveva chiesto, con l’Enciclica Deiparae Virginis Mariae, preghiere per ottenere “lumi celesti” sulla questione di questa definizione. Quali lumi celesti più chiari? Bruno Cornacchiola stava progettando di uccidere Pio XII e divenne un fervente “papista” e apostolo mariano.

Vi è infine una premessa storica che riguarda il periodo (XVII e prima metà del XVIII secolo) di cui parleremo: a inizio ‘600 l’Europa – meglio sarebbe dire: ciò che restava della Christianitas – era dilaniata da scismi ed eresie come mai prima d’allora: il protestantesimo dilagava nelle sue varie forme in particolare nell’Europa continentale e lo scisma anglicano si consolidava. Nel 1648, alla fine della guerra dei Trent’anni, si affermò il principio della convivenza continentale tra cattolici e protestanti, futura base del liberalismo filosofico e, secoli dopo, dell’ecumenismo liberale. Meno visibili ma non meno pericolose furono, come abbiamo accennato, certe involuzioni filosofiche e certe deviazioni eretizzanti che non si dichiaravano in rottura aperta col Cattolicesimo. Nel primo caso si pensi a Cartesio e agli errori del suo razionalismo, nel secondo al giansenismo.

Non solo le malattie dello spirito ma quelle del corpo furono tra le protagoniste indiscusse di questa epoca: il flagello della peste, solo nell’arco del ‘600, portò a terribile morte alcuni milioni di europei, celebre il caso della peste italiana del 1630, ripresa poi dal Manzoni ne “I Promessi Sposi”.

Ancora: questo periodo – erede del’500 in cui fu toccata la massima potenza dell’Impero Ottomano – si aprì a cavallo della Lunga Guerra o Guerra dei Tredici Anni d’Ungheria (1593 – 1606) che segnò il riaccendersi pressioni turche sull’Europa, con i relativi massacri. Nel 1683 i turchi arrivarono ad assediare Vienna.

Il ‘600 fu anche il secolo dell’assolutismo monarchico che, in nome di un potere assoluto dei re, si rendeva sempre più indipendente dal Papato anche negli Stati cattolici: abbiamo fatto cenno della disinvoltura con cui Luigi XIV rifiutò la consacrazione al Sacro Cuore. Non fu un caso se il ‘700 venne inaugurato (1717) con la fondazione della Massoneria e concluso con la Rivoluzione francese. Insomma: il Regno Sociale di Nostro Signore poteva sembrare – umanamente – sul punto di soccombere. In pochi decenni l’Europa aveva completamente cambiato volto e se, in campo politico, non fosse stato per lo splendore dell’Hispanidad e per poche altre luci, si sarebbe potuto temere che le tenebre arrivassero a oscurare le glorie di un tempo.

Quem Genuit Adoravit: inizia il bombardamento miracoloso

In questa epoca convulsa e così drammaticamente incerta, presso Reggio Emilia – città che un secolo prima aveva visto compiersi il cammino terreno di una delle figure più altamente mariane del Carmelo in Italia, la Beata Giovanna Scopelli – avvenne una serie di fatti che lasciarono attonita l’intera popolazione. Nell’aprile 1596 ebbe luogo il primo grande miracolo. Su quello che fino a tre secoli prima era il greto ghiaioso (“ghiaia”, da cui “Ghiara”) del torrente Crostolo, per intercessione della Beata Vergine, un diciassettenne di nome Marchino nativo di Castelnuovo ne’ Monti – sordo e muto dalla nascita – otteneva la parola. Privo di lingua si recò nelle ore mattutine del 29 aprile, Venerdì Santo, in preghiera davanti all’Immagine che in quel tempo era dipinta sul muro dell’orto dei Servi di Maria. Dipendente presso una macelleria della città, il giovane fu improvvisamente guarito con la crescita di un tessuto mancante: riacquistò l’udito ed ebbe immediatamente la lingua. Miracolo largamente documentato dagli atti del processo canonico istituito lo stesso anno dal vescovo, con approvazione di Papa Clemente VIII. Risulta, tra l’altro, da una lettera del 29 luglio 1596 della Sacra Congregazione dei Riti che vennero prontamente autorizzati i pellegrinaggi.

Il giovane Marchino doveva essere ben noto in città per la sua particolarissima condizione e la notizia della guarigione si diffuse come un incendio: in pochi giorni nelle città vicine si venne a sapere del fatto miracoloso, persino oltre il crinale degli Appennini – a Fivizzano, in Toscana – la “Madonna di Reggio” era al centro dell’interesse di tutti. Era passata a malapena una settimana che il 5 maggio, proprio a Fivizzano, la Vergine della Ghiara compì una nuova eclatante guarigione: Margherita da diciotto anni inferma e obbligata a giacere nel letto, riebbe improvvisamente la salute dopo aver invocato la Madonna di Reggio. La popolazione del borgo appenninico rimase così colpita da far entrare la Vergine della Ghiara nella devozione collettiva.

La sua storia è ben narrata da don Mario Morra:

Dopo diciotto anni di […] infermità e solitudine, giunge alle orecchie di Margherita la notizia che a Reggio Emilia, in una località deserta, chiamata “La Ghiara”, si venera un’Immagine della Madonna che dispensa grazie e favori straordinari. La fiducia dell’inferma si rianima; è certa che la Madonna farà anche a lei la grazia. […] Cresce in lei la fiducia.

In questo stato d’animo, un giorno sente chiedere permesso e vede aprirsi la porta; è Nicola Vaseschi, vicino di casa ed amico, che dovendosi recare per affari a Reggio, è passato a chiedere, per cortesia più che per convinzione, se Margherita abbia bisogno di qualche cosa. L’inferma vede in questa visita l’ispirazione del cielo, e subito risponde: «Di una gran cosa, che vi recherà poco fastidio. Portatemi un’Immagine della Madonna della Ghiara». Non dice altro, ma si raccomanda che Nicola non se ne dimentichi, e vive nella speranza. «Vi pare, Margherita! – risponde Nicola – Fate conto di avere già l’Immagine con voi».

Qualche giorno dopo, precisamente il 5 maggio 1596, Vaseschi ritorna, e Margherita per prima cosa gli chiede: «E l’Immagine?». Dall’ansia dell’inferma, il povero uomo comprende la gravità della sua dimenticanza, e confuso, a testa bassa risponde con un fil di voce «Margherita, mi sono dimenticato!». L’inferma che nell’impeto del desiderio, alla vista di Vaseschi si è leggermente sollevata, ricade sui cuscini, gli occhi le si riempiono di lacrime e, con un gesto di invocazione, volge lo sguardo al cielo. Meraviglia! Alla trave del soffitto è appesa un’Immagine della Madonna, piuttosto grande: l’Immagine tanto desiderata. È la Madonna della Ghiara, dolce e soave nell’atto di adorare il Figlio, con graziosi fiorellini ai suoi piedi.

Margherita lancia un grido e sente una vitalità nuova nelle sue membra; d’un tratto le è ritornata l’elasticità dei movimenti. Si fa portare le vesti, si precipita dal letto ed in ginocchio, con le braccia protese verso l’Immagine, esclama: «Sono guarita, sono guarita!». Le lacrime sgorgano abbondanti dai suoi occhi. Dopo diciotto anni di immobilità e di malattia, ora è fuori dal letto, sana e in forze, davanti all’Immagine miracolosamente apparsa. Anche per lei si ripete il miracolo di Marchino, il ragazzo muto, che all’apparizione della Madonna della Ghiara, a pochi chilometri di distanza, sei giorni prima, il 29 aprile di quell’anno, ha riavuto la parola.

La notizia si diffonde in un baleno e la gente accorre. In quella umile stanza, testimone per tanti anni dei dolori della povera inferma, ora guarita, inizia la prima fervida venerazione di quell’Immagine, che giunge fino ai giorni nostri.

La Madonna chiamata dagli abitanti di Fivizzano «Madonna di Reggio» è liturgicamente venerata sotto il titolo di «Madonna dell’Adorazione», per l’atteggiamento di adorazione con il quale Maria si rivolge al Figlio. La devozione popolare è molto diffusa e sentita; ogni casa possiede la sua Immagine, posta sui frontoni e nelle camere, e fino a questa generazione le spose hanno portato incisa nell’anello matrimoniale l’Immagine della «Madonna dell’Adorazione».

Sull’altare maggiore della Chiesa dei Santi Jacopo e Antonio di Fivizzano, in un ricco tabernacolo d’argento, è ormai da secoli collocata l’immagine della Beata Vergine dell’Adorazione, o di Reggio. Sul tema dell’Adorazione torneremo dopo.

Dal momento del primo miracolo, Reggio e le località limitrofe erano diventate oggetto non solo del dilagare delle informazioni inerenti le guarigioni ma di un vero e proprio bombardamento di miracoli, in particolare riguardanti l’ottenimento della parola e dell’udito: “Fa udire i sordi e parlare i muti” (Marco 7,37); tra questi: il quattordicenne Andrea di Castelnovo Sotto, muto dalla nascita (28 maggio 1596) e la carpigiana Santa de Marchi, sordomuta dalla nascita (15 agosto 1596). Di questi miracoli, come di numerosi altri, esistono attestazioni nei processi canonici, in documenti autorevoli e nelle stampe. Ancora molti altri miracoli riguardano i seguenti aspetti: i ciechi vedono (Mt 11,5), i morti risorgono (Mt 11,5), gli zoppi camminano (Mt 11,5). Particolare rilevante è che frequentemente i miracolati sono bambini o giovanetti. Nei pochi mesi che separano l’aprile 1596 dal gennaio 1597, Giovanni Miari e Pellegrino Vellani (autori del “Sommario delli miracoli, et delle gratie ricevute per intercessione della gloriosissima Vergine Maria, all’imagine sua miracolosa nella citta di Reggio”), raccolgono e pubblicano testimonianze di decine e decine di eventi prodigiosi, l’opera è stampata in più parti, data l’abbondanza del materiale.

Non è da considerarsi casuale la particolare protezione accordata alla città di Reggio dalla Madonna invocata sotto il titolo di “Beata Vergine della Ghiara” in occasione della peste del 1630. Di tale protezione poté in parte godere, sebbene in un secondo momento, anche la vicina città di Modena che alla “Madonna di Reggio” elevò la pregevolissima “Chiesa del Voto”. La chiesa prende appunto nome dal voto fatto nel 1630 dal Comune modenese e dal duca Francesco I d’Este, quando la città fu devastata dalla terribile peste che, secondo un cronista, giunse a causare fino a duecento morti al giorno. Il voto del Comune fu appunto di costruire, se e quando fosse cessata l’epidemia, una chiesa che, per interessamento del duca (durante la peste rifugiatosi con la corte sulle colline del Reggiano), fu dedicata alla Madonna della Ghiara, protettrice di Reggio (città che, a differenza di Modena, fu soltanto sfiorata dall’epidemia). Anche il paese modenese di Fiorano, sede di una antica devozione per un’immagine mariana miracolosa di cui parleremo in seguito, sarà largamente risparmiato dalla peste.

Nell’arco di poco tempo sia in Toscana che nel modenese fioriva visibilmente una devozione che gemellava queste realtà con Reggio e la sua Madonna.

C’è tuttavia qualcosa che va ben oltre l’aspetto delle guarigioni e di altri fatti inspiegabili: è la teologia dell’Immagine della “Madonna della Ghiara” o “Madonna dell’Adorazione”. Gli ultimi anni del ‘500 – lo abbiamo accennato – chiudevano il secolo della nascita e dell’ascesa del protestantesimo, potpourri di eresie che a vario titolo negavano o distorcevano il ruolo e il culto di Maria e dei Santi, arrivando a rivoluzionare la liturgia eucaristica e il suo senso profondo. L’immagine miracolosa della Ghiara – come a fine ‘600 la devozione del Sacro Cuore contro il giansenismo – era un trattato di teologia comprensibile a chiunque. Maria, con una scia interminabile di miracoli, tornava nel cuore della devozione popolare ribadendo di essere Madre di Dio e Adoratrice di Suo Figlio. L’Immagine della Ghiara è proprio questo: Quem Genuit Adoravit. Adorava Colui che aveva generato. Pienamente cristocentrica (l’ossessione per uno pseudocristocentrismo a detrimento di Maria e dei Santi è tipica del protestantesimo) e allo stesso tempo totalmente mariana. Un’ottimo antidoto antiprostestante.

Va ricordato che nei decenni precedenti il grande miracolo del 1596 stava prendendo forma, e crescendo in potenza, anche il protestantesimo italiano, il cui ruolo sarà di grande importanza per lo sviluppo dell’eresia in tutta Europa. Si pensi a Bernardino Ochino, a Lelio Sozzini (o Socini), Pietro Martire Vermigli e alla famiglia Diodati (la “Diodati” è ancora oggi nota come una delle principali bibbie protestanti). Si pensi, per altri aspetti, all’influsso che in quegli anni ebbero queste posizioni su alcuni religiosi, amici di eretici, come Paolo Sarpi il quale – tra l’altro – era dello stesso ordine (i Servi di Maria) che amministrava il luogo del miracolo del 1596.

La semplicità e la chiarezza della teologia della “Madonna di Reggio” sembra trovare un compimento in un’altra immagine miracolosa che, a distanza di 97 anni e a pochi chilometri da Reggio, diverrà il centro di un nuovo bombardamento miracoloso: la “Vergine della Porta” di Guastalla. Sul muro interno della Porta di S. Francesco, il pittore guastallese Damiano Padovani eseguì un affresco raffigurante la Madonna e il Bambino con ai piedi San Francesco e San. Carlo, patroni della città. Il Bambino era a mani giunte verso la Madre, mentre la Madre, nell’Immagine della Ghiara, era a mani giunte verso il Figlio. Forse può apparire ardito ma sembra quasi una restituzione di onori: adorazione di Maria verso il Divin Figlio e devozione del Divin Figlio verso la Madre Maria. Ricorda San Luigi M. Grignon da Montfort che (VD 27):

Negli scritti di san Bernardo, di san Bernardino, di san Bonaventura e di altri, si legge che tutto, nel cielo e sulla terra e Dio stesso, è sottomesso a Maria, si deve intendere che l’autorità conferitale da Dio è talmente grande da sembrare che ella abbia la medesima potenza di Dio e che le sue preghiere e domande siano talmente efficaci presso Dio, da valere sempre quali comandi presso la sua Maestà, la quale non resiste mai alla preghiera della sua diletta madre, perché è sempre umile e conforme al suo volere.

La relazione tra Gesù e Maria è uno dei fondamenti della teologia cattolica. Lo sarà anche nel campo delle apparizioni che investiranno, con una nuova ondata, l’Ottocento e i primi anni del Novecento. Si pensi alla Medaglia Miracolosa fatta coniare – su indicazione di Maria stessa – a Santa Caterina Labouré con il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria sovrastati dalla “M” e la Croce intrecciate. Il Cuore Immacolato di Maria, tra l’altro, andrà verso una crescente devozione, fino alla “consacrazione” di Fatima e la celebre promessa-avvertimento: “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà!”.

Ma torniamo alla “Vergine della Porta”: col passare del tempo intemperie, fumo e incuria avevano deturpato l’immagine pia presso Guastalla ma non ne avevano cancellato la memoria. Abbattute nel 1689 le mura della città, rimase solo la porta che faceva parte della caserma dei soldati, con il vecchio affresco. Per diversi anni il dipinto risulta trascurato: si annerisce per il fumo ed è semi nascosto dai rovi e dalle erbacce che vi crescono attorno. Il 7 febbraio 1693, Giambattista Zagni di Solarolo, gravemente ammalato, si rivolge fiducioso alla Madonna della Porta. Durante il suo servizio militare, si era tante volte fermato a pregare davanti a quell’Immagine, ed aveva anche curato la pulizia dell’affresco allontanando le immondizie ed estirpando le erbacce: affetto da grave cecità, riottenne totalmente la vista quando chiese all’amico Ruina di accendere una candela per lui presso il dipinto. La data di questo primo prodigio è il 7 febbraio 1693. Padre Giustino Farnedi nella sua Guida ai santuari d’Italia annota che entro la fine del 1693 furono registrati ben 262 eventi tra miracoli e grazie speciali legati al culto della Vergine della Porta.

Abbiamo chiarito in premessa quanto stesse cambiando la società nel periodo che andava dall’inizio del XVII al XVIII secolo. I due grandi eventi del 1596 (Reggio, Vergine della Ghiara) e del 1693 (Guastalla, Vergine della Porta) sembrano quasi abbracciare, in quello che oggi è il territorio della stessa provincia – e comunque, nell’Emilia centrale – uno dei secoli più complessi e determinanti della storia umana e non in un’area periferica ma nel punto di snodo che connetteva la Penisola, in cui è posta la Sede di Pietro, con il resto d’Europa. Approfondiremo meglio in seguito i fatti legati a questa ipotesi ma già da qui è possibile notare come il ‘600 in questa zona così baricentrica – attraversata dall’antica Via Emilia, lambita dalla Via Francigena e prossima al cammino che conduceva da Mantova, attraverso Verona, al mondo germanico – stesse potentemente ribollendo di fatti inspiegabili: non solo le centinaia di grazie e miracoli riconducibili alle due Immagini della “Madonna con Gesù Bambino” ma a molti altri in territori limitrofi. Gli esempi sono tali e tanti che risulta difficile sistematizzarli.

Si pensi ad esempio all’Eremo della Madonna della Pietra di Bismantova nei pressi di Castelnovo né Monti, fondato nel 1411 ma ristrutturato nei primi decenni del ‘600 grazie all’attività di due eremiti del Terz’Ordine Francescano di Pavia per fatti prodigiosi avvenuti in quel luogo.

Sebbene di più antica devozione – ne abbiamo fatto cenno poco fa – nel 1631 viene inaugurato il piccolo Tempio da cui prenderà forma il Santuario della Madonna del Castello di Fiorano: il 12 ottobre 1659 viene traslata l’Immagine Miracolosa che da secoli dispensava grazie: Fiorano si trova appena fuori dai confini della diocesi reggiana e ancora oggi è un centro di devozione frequentatissimo.

Ancora: il Santuario di Montalto a Vetto. Situato sulla strada provinciale che porta a Ramiseto, il Santuario di Montalto pare risalire 1301. Era detto “delle Formiche” che verrebbero a morire proprio nel periodo della ricorrenza della nascita della Vergine. Durante il particolarissimo fenomeno, il vescovo Marliani fu diretto testimone nel 1664. L’edificio con un portale ottocentesco in pietra arenaria, è stato restaurato – anche in questo caso – a metà del 600, pare sia tradizione che la prima domenica di settembre i fedeli raccolgano le formiche che conservano come reliquie, conservandole su strisce di carta trasparente.

Del 1600 è la prodigiosa liberazione di alcuni mercanti veneziani dalle parti di Bedonia (alto Appennino parmense). Questi, per ringraziamento, fecero erigere un sacello da cui nel tempo nacque un oratorio, fino all’attuale Santuario Madonna di San Marco – Madre della Consolazione di Bedonia.

A Fontanellato, provincia di Parma, nel 1628, ebbe luogo il primo miracolo presso il Santuario della Madonna del Rosario, nel 1630 la liberazione dalla peste.

Nella prima metà del XVIII secolo avvennero altri due eventi straordinari. Nel 1741 a Domenica Corbelli, giovane pastorella, apparve la Beata Vergine non lontano dall’abitato di Casina. La Madonna disse che doveva essere costruito un oratorio in quel luogo dove si sarebbero trovate due pietre macchiate di sangue. I lavori di costruzione iniziarono nel 1742 e furono portati a termine lo stesso anno. Ancora oggi esiste il Santuario Beata Vergine del Carrobbio.

Qualcosa di simile avvenne presso Campogalliano (non lontano dal confine della diocesi reggiana) con un’immagine sacra ritrovata nel Secchia, pulita dal fango e appesa ad una quercia, due volte, il 25 maggio e il 31 luglio 1745, la Vergine parlò ad una fanciulla cui chiese di far erigere un luogo di culto in quell’area. Nacque così il Santuario della Beata Vergine della Sassola.

Volendo volgere lo sguardo al numero complessivo di santuari mariani in diocesi di Reggio Emilia non si può, anche andando oltre a questa specifica epoca non menzionare: il Santuario Beata Vergine di Lourdes di Albinea primo in Italia dedicato alle apparizioni di Lourdes, Maria Pellegrina di Campagnola Emilia, la Madonna di Campiano di Castellarano, la Madonna di Loreto di Castelnuovo di Sotto, la Madonna dell’Olmo di Montecchio Emilia, la Beata Vergine della Fossetta di Novellara, la Madonna della Battaglia di Quattro Castella, la Madonna della Mercede di Quattro Castella, la Madonna della Pace di Castenovo né Monti, la Beata Vergine dello Spino di Reggiolo, Santa Maria ad Nives di Toano, la Madonna della Rondine (e di San Siro) di Viano, la Beata Vergine della Neve a Fellegara, la Beata Vergine di Pietravolta a Fontanaluccia, la Beata Vergine di Caravaggio a Ghiarole di Brescello. Sebbene costruiti o sviluppati in epoche diverse, una parte significativa di questi ulteriori luoghi di culto è stata ristrutturata o arricchita durante il periodo preso in esame (da inizio ‘600 a metà ‘700). Anche nelle diocesi vicine, come sottolineato in precedenza, questo periodo vide un significativo fiorire di luoghi di culto mariani.

Una chiamata alle armi generale?

Ma, arrivati a questo punto, sorge una domanda: quanto avvenuto in quest’epoca nell’Emilia centrale fu un fenomeno isolato, non associabile ad un orizzonte più generale? Al contrario:

segue con: Dalla Ghiaia al Cielo: storie di una terra miracolosa (p. II)

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A vario titolo, e con una certa libertà, le informazioni reperite per questa conferenza sono state tratte, tra le altre fonti, da:

Giovanni Miari e Pellegrino Vellani (autori del “Sommario delli miracoli, et delle gratie ricevute per intercessione della gloriosissima Vergine Maria, all’imagine sua miracolosa nella citta di Reggio”

don Mario Morra – santiebeati.it

Valerio Gardoni, Popolis – Marzo 2016

Massimo Vallerani, Movimenti di pace in un comune di Popolo: i Flagellanti a Perugia nel 1260 http://www.rmoa.unina.it/2130/1/RM-Vallerani-Flagellanti.pdf

Rino Camilleri Le lacrime di Maria

Cristina Siccardi – santiebeati.it

http://www.storiadeisordi.it

http://www.guastallastoriaecultura.it/index.php?page=luoghi&l=bvdp

http://www.viaggispirituali.it/

http://www.diocesi.re.it/diocesi/santuari/

Padre G. Farnedi OSB, Guida ai santuari d’Italia, Piemme.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/96048

http://www.pensaitalia.com/citta.asp?id_cittaitalia=122

Don Camillo monsignore… ma non troppo