[TESTO] Dalla Ghiaia al Cielo: storie di una terra miracolosa (p. II: Una chiamata alle armi generale?)

Il Monte Evangelo, o Monte delle Tre Croci, nei pressi di Scandiano (Reggio Emilia)
Il Monte Evangelo, o Monte delle Tre Croci, nei pressi di Scandiano (Reggio Emilia)

Testo (seconda parte) dell’intervento di A. Giacobazzi, inserito nella conferenza “Santi e Santuari delle nostre terre: una questione eternamente attuale”, parte del ciclo di incontri estivi svolti presso Vetto (RE) e promossi dall’Associazione culturale “Pietro e Marianna Azzolini” in collaborazione con Radio Spada e la Compagnia della Buona Morte (qui l’audio). È mantenuto lo stile informale: ciò che segue sia considerato più che altro come una raccolta di appunti.

di A. Giacobazzi

segue da: Dalla Ghiaia al Cielo: storie di una terra miracolosa (p. I)

Una chiamata alle armi generale?

Ma, arrivati a questo punto, sorge una domanda: quanto avvenuto in quest’epoca nell’Emilia centrale fu un fenomeno isolato, non associabile ad un orizzonte più generale?

Al contrario: nei principali centri nevralgici della politica e nei luoghi dove il Cattolicesimo si stava sviluppando, accaddero – nello stesso periodo – fatti simili.

A Quito, nel Nuovo Mondo e nel cuore dell’Hispanidad, tra il 1582 e il 1634 ebbero luogo le apparizione della Madonna del Buon Successo, apparizioni importanti e profetiche che diedero un importante impulso alle devozione popolare in un territorio in piena evangelizzazione (pochi decenni prima, 1531, ebbe luogo l’apparizione della Virgen de Guadalupe in Messico). Quito sarebbe diventata nel XIX, capitale di uno dei pochi Stati retti da un governo integralmente cattolico, guidato dal presidente modello Gabriel García Moreno, che sarà assassinato nel 1875 all’uscita della Cattedrale di Quito, colpito da coltelli e revolver. Le sue ultime parole furono: “¡Dios no muere!” (“Dio non muore!”).

Se nel cuore del Nuovo Mondo spagnolo avevano luogo questi fatti, nel cuore del Nuovo Mondo portoghese, nel 1717 – stesso anno della fondazione della Massoneria – avveniva il ritrovamento miracoloso di quella che sarebbe diventata la patrona del Brasile: Nostra Signora di Aparecida. Quando si seppe che il conte di Assumar, don Pedro di Almeida, si sarebbe fermato nel villaggio di Guaratinguetá, alcuni pescatori furono incaricati di fornire il pesce per il banchetto ufficiale da tenersi il giorno dopo. I tre – Domingos Garcia, Filipe Pedroso e João Alves – andarono a pescare nel fiume Paraíba. Dopo alcuni tentativi infruttuosi, gettarono le reti in un’area chiamata Porto Itaguaçu. João Alves trovò nella sua rete una statua della Madonna, ma le mancava la testa. Gettò nuovamente le reti e questa volta vi era la testa della statua. In seguito i tre pescatori provarono a gettare le reti e queste si riempirono di pesci. Per 15 anni la statua rimase nella casa di Felipe Pedroso, dove i vicini si riunivano per pregare il Santo Rosario. La devozione cominciò a diffondersi: diversi fedeli, che avevano pregato davanti alla statua, ricevevano grazie. Il culto si diffuse rapidamente in tutto il Brasile.

Il XVII fu anche il secolo di quello che probabilmente fu il più stupefacente miracolo della storia umana: il miracolo del 1640 della Vergine del Pilar di Saragozza, in Spagna.

Lo sintetizza bene Cristina Siccardi:

Un giovane di 17 anni, Miguel-Juan Pellicer di Calanda, conducendo un    giorno un carro aggiogato a due muli, cadde  dalla cavalcatura andando a finire sotto una ruota del carro che gli spezzò la tibia della gamba destra. Soccorso immediatamente si ritenne urgente l’amputazione della gamba stessa a circa quattro dita dalla rotula. Prima dell’operazione il giovane si era recato al Santuasrio del Pilar per fare le sue devozioni e ricevere i sacramenti; subito dopo l’intervento era ritornato a ringraziare la Madonna per averlo tenuto in vita. Non potendo più lavorare si unì agli altri mendicanti che domandavano l’elemosina fuori dalla chiesa; intanto, ogni volta che veniva rinnovato l’olio delle 77 lampade d’argento accese nella Cappella della Vergine, egli si strofinava con    quell’olio la sua piaga, benché il medico avesse sconsigliato quel procedimento perché avrebbe ritardato la cicatrizzazione del moncherino. Miguel-Juan tornò a Calanda e con una gamba di legno ed una gruccia mendicò anche nei paesi limitrofi.

Il 29 marzo 1640 rientrò a casa e dopo aver invocato la Madonna del Pilar si addormentò. Al mattino, svegliandosi, si ritrovò con due gambe: la gamba destra, amputata da due anni e cinque mesi era segnata al   polpaccio dalle stesse cicatrici presenti già prima dell’infortunio. Venne subito istituita una Commissione d’inchiesta, nominata dall’arcivescovo e nel corso di accurati accertamenti la gamba sepolta nel cimitero dell’ospedale non fu più trovata. La fama dell’eccezionale miracolo fu causa della realizzazione del grandioso Santuario attuale, iniziato nel 1681.

Abbiamo accennato, all’inizio, come anche la Francia – nel 1689 – fu toccata dalla richiesta – rifutata – di consacrarsi al Sacro Cuore di Gesù attraverso le apparizioni avute da santa Margherita Maria Alacoque, monaca di clausura francese del convento della Visitazione di Paray-le-Monial, negli anni a partire dal 1673.

A questi esempi se ne potrebbero certamente aggiungere altri: si pensi, ad esempio, a Notre Dame du Laus (dal 1664 al 1718). Risulta evidente come in questo periodo – quasi si trattasse di una chiamata alle armi prima di una grande battaglia – i punti nevralgici della Cristianità furono investiti da una straordinaria onda soprannaturale. E la grande battaglia in effetti avvenne poco dopo, portando come esito ultimo la scristianizzazione prima dell’Europa, poi del mondo.

Perché l’Emilia?

Dunque, arrivati a questo punto sembra opportuno fare una sintesi. Pare difficile non riscontrare che:

1) gli interventi soprannaturali straordinari, essendo orientati a un fine, tendono a seguire un ordine. Le “coincidenze” di cui abbiamo parlato, per essere tali, devono essere ordinate e meravigliose, con un fine a cui l’intero ordine tende, appunto, in modo soprannaturale.

2) il periodo che va dalla fine del ‘500 a metà del ‘700 fu un tempo in cui – più che in altri – cambiò il volto dell’Europa e del mondo. Furono le soglie della scristianizzazione, ovvero le porte dell’inferno che tentavano di prevalere sulla Chiesa, lasciando sul terreno una memorabile scia di sangue.

3) In questo periodo i principali centri nevralgici della politica e i luoghi dove il Cattolicesimo si stava sviluppando vennero investiti da una straordinaria onda soprannaturale.

4) Uno di questi punti nevralgici era l’Emilia centrale, snodo fondamentale tra l’Europa continentale e la Penisola dove aveva preso Sede l’Apostolo Pietro. Attraversata dall’antica Via Emilia, lambita dalla Via Francigena e prossima al cammino che conduceva da Mantova, attraverso Verona, al mondo germanico. Anche questa regione, a cavallo tra le attuali province di Parma, Reggio e Modena, fu investita dalla medesima onda.

Appare davvero difficile, se non impossibile, cercare di indagare e sistematizzare il senso profondo delle irruzioni straordinarie del soprannaturale ma appare altrettanto difficile non ritrovare un fascino convincente nella sequenza di fatti che abbiamo qui illustrato.

Nel caso dell’Emilia sembra piuttosto evidente non solo l’importanza della sua collocazione fisica ma il suo ruolo ricorrente in alcuni passaggi storici e simbolici fondamentali e, assieme ad esso, l’interesse marcato avuto per essa dai santi e dai nemici della Chiesa, dai buoni e dai cattivi nelle varie epoche: uno sguardo che sul piano umano quasi si perde nell’incomprensibile.

Nell’inverno fra il 1076 e il 1077 l’Imperatore Enrico iniziò la sua processione penitenziale a Canossa, sulla collina reggiana, per ottenere la revoca della scomunica da parte di papa Gregorio VII. Enrico fu costretto ad umiliarsi, dovendo attendere davanti al portone del castello di Matilde di Canossa d’essere ammesso al cospetto del Papa: l’attesa ebbe luogo mentre imperversava una bufera di neve ed Enrico giaceva inginocchiato, a piedi scalzi, vestito soltanto con un saio e la testa cosparsa di cenere. Fu grazie all’intercessione dell’abate di Cluny e di Matilde che riuscì ad essere ricevuto dal papa il 28 gennaio. Il peso simbolico di questo fatto ha inciso in modo importante nella storia dell’Impero e del Papato.

Nel 1260, mentre prendeva forma il movimento dei Flagellanti, i quali offrivano la loro flagellazione in espiazione, l’Emilia fu il centro di una colossale processione. Ricorda Massimo Vallerani:

Prese il via una peregrinatio da città a città che attraversò tutta l’Emilia, Bologna, Modena, Reggio, Parma, Piacenza, Asti, con un detour verso Genova. Un’altra corrente è attestata in Friuli, a Cividale. Durante questi spostamenti la processione conserva e accentua i significati    penitenziali, ma rinforza anche il suo inquadramento istituzionale da parte dei poteri cittadini. Quando la processione si spostò da Modena a Reggio fu guidata dal podestà, Pagano da Pietrasanta milanese, dal vescovo e dai vessilli di tutte le società. Nella stessa Reggio, qualche giorno dopo, i reggiani, con i vessilli delle loro società, fecero una propria processione, guidata dal podestà Uberto Rubaconte di Mandello, un altro milanese, che si flagellò insieme agli altri. Un episodio simile è ricordato per Parma, dove i cives parmensi sfilarono fustigandosi “cum consulibus et vesilis viciniarum” e il podestà “se verberavit” manifestando un’adesione piena alla penitenza.

Alcune fonti parlano di 25.000 penitenti che attraversarono le strade di Reggio Emilia.

Se fin da tempi remoti, l’Emilia si distinse per alcuni fatti epocali avvenuti nelle sue terre, i secoli più recenti non sono stati da meno, anche nel male. A Reggio, fu fatto nascere il tricolore cispadano, futuro tricolore italiano, simbolo della rivoluzione importata nella Penisola. L’Emilia della bandiera massonica e l’Emilia delle insorgenze, l’Emilia della rivoluzione napoleonica e l’Emilia della restaurazione dei Ducati.

Ancora, nella prima metà del ‘900, sulla terra emiliana sarà disegnato il Triangolo della Morte, principale area di massacri comunisti indiscriminati e di persecuzioni anticattoliche, di preti scannati, di giovani martiri. L’Emilia del vescovo integrista reggiano Beniamino Socche e quelle delle bande di assassini partigiani, l’Emilia della paura e l’Emilia del “chi sa, parli!”. Sarà poi, nella seconda metà del ‘900, l’Emilia delle Brigate Rosse nate a Pecorile di Vezzano sul Crostolo, provincia di Reggio, con tutte le conseguenze che questa nascita ebbe sulla storia italiana.

Insomma l’Emilia del Bene e del Male, l’Emilia di don Camillo e Peppone, che Guareschi ha reso familiare e amata dal mondo intero. E c’è una battuta che racconta questa Emilia mariana più di mille esempi, è proprio tratta da un film – Don Camillo monsignore… ma non troppo – ispirato dall’opera di Guareschi: la cessione della terra dove costruire la Casa Popolare e dove sorge la cappella della Madonnina del Borghetto era avvenuta, il capo comunista Peppone non sta più nella pelle e incita uno dei suoi, Bagò, armato di piccone ad abbattere la cappella. Ma Bagò, marxista di ferro inizia a tentennare e ad un certo punto non ne vuole più sapere. Dal palco si propone di spostarla con una gru. A quel punto Peppone sbotta: “Ma come non si può spostare un pezzo di muro quando in Russia spostano come ridere i palazzi di cinque piani?”. E Bagò: “Eh spostano i palazzi, mica… mica le Madonne!”

***

A vario titolo, e con una certa libertà, le informazioni reperite per questa conferenza sono state tratte, tra le altre fonti, da:

Giovanni Miari e Pellegrino Vellani (autori del “Sommario delli miracoli, et delle gratie ricevute per intercessione della gloriosissima Vergine Maria, all’imagine sua miracolosa nella citta di Reggio”

don Mario Morra – santiebeati.it

Valerio Gardoni, Popolis – Marzo 2016

Massimo Vallerani, Movimenti di pace in un comune di Popolo: i Flagellanti a Perugia nel 1260 http://www.rmoa.unina.it/2130/1/RM-Vallerani-Flagellanti.pdf

Rino Camilleri Le lacrime di Maria

Cristina Siccardi – santiebeati.it

http://www.storiadeisordi.it

http://www.guastallastoriaecultura.it/index.php?page=luoghi&l=bvdp

http://www.viaggispirituali.it/

http://www.diocesi.re.it/diocesi/santuari/

Padre G. Farnedi OSB, Guida ai santuari d’Italia, Piemme.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/96048

http://www.pensaitalia.com/citta.asp?id_cittaitalia=122

Don Camillo monsignore… ma non troppo

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