[AI PIEDI DEL TRONO VUOTO] I sottoscala dell’esistenza

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Nota di Radio Spada: Questa nuova rubrica di Radio Spada, agile collezione di appunti sparsi, schegge e notarelle epigrammatiche, non nasce senza una pretesa che, nel suo piccolissimo – per non dire infino –, ha del rivoluzionario. Per la prima volta, infatti, due laici, con toni volutamente leggeri, senza alcuna pretesa d’esaustività, consegnano ai lettori una sorta di autodiagnosi del cosiddetto mondo “sedevacantista” italiano. Lo fanno, si diceva, con quel poco di acume che Dio ha avuto la benevolenza di donare loro, consapevoli che in tempi ferrigni come quelli in cui stiamo vivendo, ormai privati di tutto, persino della dignità, l’autoironia è forse l’unica cosa che rimane: non ridarà la speranza, non risolleverà i cuori, ma almeno – si spera – strapperà un sorriso e, chissà, magari toglierà un po’ di polvere dalle menti appassite. A tal proposito è bene precisare che non è intenzione degli autori offendere nessuno. Saranno elencati numerosi limiti di un mondo marginale, angusto, a tratti persino fetido, ma un mondo a cui loro sentono irrevocabilmente d’appartenere. Ci potranno essere persino sferzate indelicate. Nel qual caso saranno date con la medesima asprezza di quelle che anche loro meriterebbero. Ogni difetto evidenziato è quindi anche e soprattutto loro, anzi, forse loro stessi sono il peggio che questo piccolo mondo antico abbia mai prodotto. Non è falsa modestia: in tempi di mediocrità diffusa come quelli in cui viviamo, essere pessimi è pur sempre un segno di distinzione.

La presente situazione della Chiesa cattolica è cosa nota alla sparuta minoranza “sedevacantista” di lingua italiana e non avrebbe senso dilungarsi. A tal proposito basterà qualche rapido accenno.

Da ben prima del Concilio Vaticano II, il modernismo, definibile come il più potente veleno ereticale che i laboratori della modernità agnostica abbiano mai prodotto, ha iniziato a ledere i gangli vitali della gerarchia, ottenebrando le volontà e giungendo, anno dopo anno, fino al capo del Corpo Mistico. Sono arrivati di conseguenza tempi infausti, tempi in cui ogni cosa è divenuta possibile. Caduti i confini – ultimi baluardi di libertà e sicurezza – i ponti postmoderni hanno favorito l’ingresso nella cittadella di Dio di ogni più pericolosa follia.

Dal tono austero e, a suo modo, autorevole del modernista d’inizio XX secolo, si è passati oggi al trash carnascialesco di una ridda di profeti del sentimento, per cui la teologia, la dottrina e gli ordini – sacri o umani fa poca differenza – sono cosa suscettibile di mutamenti continui, senza problema alcuno. Tutto è messo in discussione e la religione è ormai un fattore ininfluente nella quotidianità degli uomini. La società liquida è confluita in un fiume in piena che ha travolto quasi ogni cosa e ora sta letteralmente soffocando gli ultimi sopravvissuti.

I sedevacantisti, in altre parole, sono questi bagnanti della rivoluzione che a fatica cercano di mantenersi a galla in una distopia del presente che, purtroppo, pare destinata a durare ancora a lungo.

Privati di tutto, di alleati intelligenti e persino di nemici autorevoli – ma certamente potenti –, non hanno nemmeno la soddisfazione di sentirsi parte di un gruppo di eletti scampato a una sorta di selezione naturale della Fede. Più che i migliori, infatti, sembra siano stati risparmiati gli scarti. Se di selezione si può parlare, essa è certamente avvenuta al contrario: nani, ballerine e mattoidi che, nei bei tempi passati, avrebbero trovato una casa accogliente (e adeguatissima) tra le bianche pareti imbottite di un manicomio, oggi sono tra noi. Peggio: SIAMO NOI. Umanamente parlando è il deserto.

Speriamo quindi che apprezzerete la franchezza amicale ed il realismo appassionato e compassionevole con cui iniziamo questa rubrica che porterà progressivamente alla pubblicazione del nostro libro “Ai piedi del trono vuoto”. Se infatti la Provvidenza e la Grazia divina ci hanno fortunosamente chiamati al porto felice del cattolicesimo integrale, non dimentichiamo che questo porto non coincide, umanamente parlando, con delle gloriose e poetiche nuove catacombe, intrise di fede e di sangue, ma spesso con dei decorosi, angusti e pittoreschi sottoscala.  

Luca Fumagalli e Piergiorgio Seveso

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