Charlie chi?

di Massimo Micaletti

 

Ve lo ricordate Charlie Gard? La domanda è un po’ provocatoria e un po’ no. Basta fare un salto indietro di qualche mese per vedere un profluvio di foto, messaggio, prese di posizione sul caso del piccolo inglese, caso di una chiarezza tanto abbagliante che persino i suoi genitori ad un certo punto pare abbiano perso di vista la verità.

Ora: la vicenda di Charlie ha portato una messe di lezioni ed ispirazioni, ma in concreto cosa ha cambiato? Nulla.

Se ci guardiamo attorno, vediamo che anche dopo la soppressione di quel povero innocente nessuno dei numerosi temi che Charlie ha posto sotto i nostri occhi è nell’agenda dei cattolici o, più in generale, dei pro life italiani. Aveva forse ragione chi diceva che di Charlie ci si sarebbe dimenticati presto.

La battaglia oggi è quella (sacrosanta, per carità) contro la teoria gender, a tutela dei nostri figli e della famiglia, ma a difendere i nostri bambini ove finissero nelle mani di medici che ragionino come quelli del Great Ormond Street Hospital, ci pensiamo? Nel nuovo codice di deontologia medica esistono già  pericolosissimi spazi in cui una simile mentalità  potrebbe insinuarsi[1] , e già il nostro ordinamento può aprire alla soppressione come terapia, senza necessità di una legge che ne renda espliciti i possibili sviluppi, ove le norme vengano interpretate come purtroppo già  da molte parti si sollecita, ossia nel senso, appunto, che la morte può essere somministrata come anestetico ultimativo e forma massima di tutela della dignità della persona. Questo è solo uno dei profili che la vicenda dei Gard ha posto all’attenzione e che è rimasto inascoltato, al di là della valanga emotiva del momento.

Qualcuno ha chiesto la revisione del Codice deontologico medico?

Qualcuno sta riflettendo sul fatto che la cosiddetta “alleanza terapeutica“ (che pure lì, ce ne sarebbe da dire…) ha ragion d’essere solo finché c’è appunto la terapia, dopo di che si deve necessariamente mutare paradigma? Qualcuno promuove una battaglia per il rafforzamento normativo della tutela del minore malato avverso decisioni che possono portare alla sua soppressione, anche da parte dei suoi stessi genitori? Ci sono bus dell’accoglienza per i bambini malati e le loro famiglie?

Rispondete voi.

Si potrebbe obiettare che per come sono messe le cose in politica – per non parlare di certi porporati – si rischierebbe di sortire l’effetto opposto: insomma, che non è il momento per certe battaglie. Ma la lezione degli USA o della Polonia, con le sempre più incisive e frequenti manifestazioni di attenzione per la tutela della Vita, dovrebbero insegnarci che non è il momento che fa le battaglie, sono le battaglie che fanno il momento: solo chiedendo costantemente qualcosa, si creerà  l’occasione per ottenerla, tanto più che si tratta di battaglie culturali, in cui si pianta in una generazione e si raccoglie in quella successiva, se va bene. Se in USA Trump ha potuto dire chiaramente quel che ha detto sulle persone con Sindrome di Down[2], se ha potuto spazzare via dalle politiche dalla Casa Bianca i deliri LGBT imposti da Obama, è stato perché gli elettori glielo hanno chiesto, perché agli elettori americani in ultima analisi interessa anche cosa pensa il loro Presidente sulla vita nascente e sull’educazione dei bambini e pretendono una chiara e coerente presa di posizione anche su questo. E a noi?

I nostri avversari vinceranno sempre finché i casi come quello di Charlie resteranno l’ennesima battaglia perduta e lontana da ogni contatto con la nostra azione culturale e concreta. Perché non chiediamo, a partire dal politico locale, di dire chiaramente cosa pensa di queste cose? Che male c’è a pretenderlo? perché non chiediamo al medico che cura nostro figlio (Dio non voglia in un ospedale) che farebbe in una condizione come quella del Great Ormond Street Hospital? Quante mamme pongono giustamente tanta attenzione sul problema dei vaccini a scuola o non perdono una Messa, ma forse poi vanno da ginecologi abortisti?

Qualcuno chiederà: che nesso c’è? Il nesso c’è, eccome. E finché non lo capiamo, perderemo sempre. E Charlie resterà una foto e poco più.

 


[1] https://www.radiospada.org/2013/10/il-nuovo-codice-di-deontologia-medica-come-trasformare-un-professionista-in-un-tecnico-e-vivere-felici/ .
[2]Dichiarazione del Presidente Degli Stati Uniti Donald J. Trump nella giornata della Consapevolezza sulla sindrome di Down, 1° ottobre 2017.
Durante il mese di consapevolezza della sindrome di Down, celebriamo il contributo significativo che le persone con sindrome di Down danno alle loro famiglie, alle loro comunità  e per la nostra nazione. Salutiamo anche i membri della famiglia, gli assistenti, i professionisti medici e i sostenitori che si dedicano a garantire che queste persone straordinarie godano vite piene di amore e crescenti opportunità. Come risultato di questi sforzi notevoli, le persone con sindrome di Down vivono vite più lunghe e più appaganti che mai.
Questo mese, rinnoviamo il forte impegno della nostra nazione per promuovere la salute, il benessere e la dignità intrinseca di tutti i bambini e gli adulti con sindrome di Down. Attraverso sostenuti avanzamenti nella formazione, ricerca e promozione, permetteremo ancor più che le persone con sindrome di Down perseguano il sogno americano di indipendenza, orgoglio nel lavoro e piena partecipazione nella società civile. Continueremo inoltre a sensibilizzare l’opinione pubblica per quanto riguarda la vera natura di questa condizione e per sfatare i miti tutt’oggi esistenti sulla reale misura dell’invalidità.
Purtroppo, restano troppe persone (sia negli Stati Uniti che in tutto il mondo) che ancora vedono la sindrome di Down come una scusa per ignorare o scartare la vita umana. Questo sentimento è e sarà sempre tragicamente sbagliato. Dobbiamo sempre essere vigili nel difendere e promuovere i doni unici e speciali di tutti i cittadini svantaggiati. Non dovremmo tollerare nessuna discriminazione contro di loro, perché tutte le persone hanno dignità intrinseca.
I circa 250.000 americani con sindrome di Down incarnano davvero il grande spirito della nostra nazione. Essi ispirano gioia, gentilezza e meraviglia nelle nostre famiglie, i nostri luoghi di lavoro e le nostre comunità . Faremo sempre il possibile per assicurarci che i loro doni preziosi non siano mai diffamati o ignorati“.