Considerazioni urgenti sulla “CORRECTIO FILIALIS DE HAERESIBUS PROPAGATIS”

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di Cristiano Lugli

 

Analizzare il documento inviato a Bergoglio dai 62 firmatari, ad oggi molti di più considerando il numero di firme raccolto a seguito della pubblicazione avvenuta qualche giorno fa, non è cosa semplice. O, per meglio dire, richiederebbe un approfondimento troppo lungo e forse poco utile. Possiamo certo dire che trattasi di un testo accessibile a tutti per la facilità di argomenti, per le ovvietà contestate al destinatario e infine, ma non per importanza, per la chiarezza nell’esposizione del testo.

Non è però la forma che qui ci interessa, quanto piuttosto il contenuto di un documento che in un modo o nell’altro crea una svolta: non diremo epocale visto il tempo in cui viviamo, tempo in cui, anche a causa dei media, padroneggia quel motto tanto caro a Andy Warhol: «Nel futuro ognuno sarà famoso al mondo per quindici minuti».

Il potere mediatico, infatti, ha le capacità per farti stare al centro del mondo, per rendere un fatto come il più importante dell’anno, come la svolta senza precedenti e poi, come un grande inganno che infine si rivela per come è, ha le forze per distruggere questa popolarità fino a depotenziarla a tal punto da renderla inefficace, quasi meno forte che se non fosse mai comparsa. Si badi che queste considerazioni non possono esser ritenute secondarie, come se i fatti riguardanti la Chiesa, i cattolici, esulassero da questa ragnatela. Purtroppo non è così, soprattutto se si considera che quest’ultimo pontificato fonda i propri presupposti e la propria sussistenza sull’onda mediatica, giunta all’apice tante volte seppur ora appaia depauperata dei toni iniziali, e questo ha una sua spiegazione. Anche la Pope Star, facendo scadere la propria aurea di innovazione, cessa di interessare perché ormai già assodata. La popolarità di Francesco cala a vista d’occhio, e questo tutto sommato spiega l’esigenza dei numerosi viaggi affrontati nell’ultimo periodo, quasi a voler rinforzare e rialzare gli ascolti in calo. Tutto questo è dovuto all’usa e getta mediatico, dentro al quale presto o tardi tutti vengono macinati e poi buttati. C’è chi serve di più – e quindi gli viene concesso più spazio e più tempo – e c’è chi viene osteggiato – e quindi viene lasciato giusto il tempo (poco) per prendersi beffa del soggetto o dell’oggetto per poi chiudere il capitolo. Il primo di questi due casi potrebbe rispecchiare Bergoglio, specie il Bergoglio degli ultimi tempi; il secondo, potrebbe riflettere ciò che sarà di questa “Correzione Filiale”, se qualcosa di grosso non succederà.

In molti si sono chiesti per quale motivo il suddetto documento non contenesse nessuna firma di Cardinali, e in particolare quelle dei due ancora in vita che hanno avanzato i dubia, senza ovviamente aver ricevuto mai alcuna risposta ma, ad onore del vero, senza aver ancora avanzato un’azione concreta, la quale speriamo faccia seguito, in tempi stretti, all’iniziativa di carattere teologico intrapresa dai 62 firmatari. A questo però ha risposto in modo molto preciso il prof. Roberto De Mattei, una delle firme “pesanti” nella Correctio, con un articolo apparso su Corrispondenza Romana [1].

A proposito delle perplessità circa l’assenza dei porporati, De Mattei così si pronuncia: “Ci si stupisce infine del fatto che i cardinali Walter Brandmüller e Raymond Leo Burke non abbiano firmato il documento, ignorando, come sottolinea Rorate Coeli, che la Correctio dei Sessanta ha un carattere puramente teologico, mentre quella dei cardinali, quando arriverà, avrà ben altra autorità e portata, anche sul piano canonico”. Sarebbe in fondo stato sciocco credere che un’iniziativa di così grande portata, con un coinvolgimento così vasto di persone aventi estrazioni diverse, potesse essere pensata in modo del tutto scoordinato o staccato dalla questione dubia. E’ evidente che le due cose si intrecciano oltremodo, e forse l’avanzata dei laici o comunque di alcuni consacrati senza potere canonico di ammonire, è paragonabile ad un apripista fatto dai cosiddetti “gruppi spalla” che aprono i grandi eventi o introducono gli importanti musicisti.

Possiamo pensare dunque che qualcosa si sia finalmente mosso e che le famose ammonizioni canoniche stiano per arrivare? Questo non è ancora dato saperlo con certezza, ma lo si può supporre alla luce dei fatti sopracitati che vedono coinvolte diverse realtà a fronteggiare Bergoglio. Vista la lunga attesa è almeno auspicabile che vi sia un progetto bene preciso e che, in particolare, le firme dei cardinali e dei vescovi siano molte. Utile è pure sperare che Burke e Brandmuller siano riusciti a coinvolgere anche personalità “locali”, giacché 3 cardinali residenti nella Città Eterna hanno più peso di 15 cardinali polacchi: questo è un dato di fatto.

Ora però, tralasciando il totodubia – sul quale ritorneremo per un legame inscindibile fra le due cose – e concentrandoci sul documento della Correctio Filialis, siano consentite alcune brevissime riflessioni.

Risulta innanzitutto difficile capire come così tanti studiosi, come già detto di diverse estrazioni, siano riusciti a “conciliare” un documento rivolto al Papa. La stessa domanda ce la si può porre pensando a Mons. Bernard Fellay, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, che ha firmato il documento motivando ampiamente le ragioni della firma. Certamente vi sta alla base una buona, anzi buonissima fede, e cioè quella che ha animato i firmatari ad unirsi per un intento comune superando le divisioni per il bene della Chiesa e delle tante anime smarrite. Il bersaglio, come noto, è principalmente l’esortazione apostolica Amoris laetitia, con degli accenti riferiti all’adorazione che Bergoglio ha per il Porcus Saxoniae, anche conosciuto sotto il nome di Martin Lutero. Innegabile l’influsso eretico e contro natura che AL abbia avuto sulle moltitudini e sulla Chiesa, ma questo non basta e particolarmente va ammesso che è l’intera struttura dell’esortazione ad essere indecente, non solo alcuni punti. Esortazione che, ricordiamolo per chi lo ha scordato, è stata preparata sostanzialmente da un pre-sinodo e da un sinodo sulla famiglia. Preparata, minuziosamente studiata, e infine gettata fuori come una bomba ad orologeria che nel giro di pochissimo tempo ha compiuto il suo dovere: autorizzare con tanto di timbro tutte queste pratiche sacrileghe già da tempo in atto in molte diocesi, in molte parrocchie, benedette dalle diverse conferenze episcopali e da parecchi vescovi – la Germania ne è ovviamente esempio esiziale.

Riflettendo su questo, possiamo perciò essere certi che il Papa gradisca una Correzione? A questo potremmo facilmente rispondere con un lapidario “NO”, e lui stesso lo ha dimostrato, fregandosene di tutte le richieste di ascolto fatte dai quattro cardinali. Ci si può però chiedere qualcosa di ancora più specifico: ha senso una correzione filiale per degli errori, se chi cade in questi errori lo fa volontariamente, in piena coscienza e con l’intento di sovvertire gli insegnamenti di Cristo? In questo caso la questione si fa più complessa e diventa difficile poterla pensare come Mons. Antonio Livi, il quale in una recente intervista [2] ha dichiarato che i firmatari vogliono sostanzialmente aiutare il Papa a non cadere negli inganni del modernismo spesso suggeritigli dai progressisti che lo circondano. Bergoglio, possiamo starne certi, non ha secondi. Così come possiamo star certi che egli in qualche modo “governa”, e lo fa senza farsi dire come e quando. Ecco il motivo per cui si può stentare a credere alle ipotesi di Mons. Livi, con tutto il rispetto dovuto ovviamente.

Amoris laetitia, come tutto il pontificato, hanno una loro struttura ed una loro pianificazione ben nitida e volta alla propagazione costante di errori, di ambiguità, di rivoluzione. Bergoglio è dunque per eccellenza il propagatore volontario dell’errore, esso è scelto da lui come criterio ideale da proporre, venendo a considerarsi perciò non in errore involontario e non compreso (per quanto ovviamente la condizione permanga), ma seminatore dell’errore con cognizione di causa.

Vista l’intelligenza e la preparazione di diversi firmatari, non è possibile credere che tutte queste considerazioni appena fatte da un chicchessia possano essere passate inosservate agli studiosi, che bene hanno seguito tutto l’evolversi fino a un finale drammatico giunto a farci discutere se la Comunione ai divorziati riaccompagnati possa essere data o meno – con la conclusione di avere infine concesso l’autorizzazione universale, e questa sì, ha raccolto tante firme per una condanna eterna se qualcosa non cambierà al più presto.

Questo ci porta dunque ad un’altra ipotesi più reale, evidentemente pensata dai principali firmatari: questa correzione, unita alle ammonizioni canoniche, finirà per mettere con le spalle al muro Bergoglio il quale certamente non risponderà, ma forse il prosieguo della tirannia che caratterizza gli atteggiamenti avuti con i cardinali e anche con questi studiosi provocherà una plateale caduta di maschera, oramai impossibile da sostenere oltre e da nascondere. Forse, il vero intento è proprio questo: far trapelare tutto senza veli di protezione, cosicché anche le ultime carte siano calate sul tavolo una volta per tutte, e la misericordia professata, oltre a far sloggiare i barboni dai portici di San Pietro perché “fanno brutto”, cesserà di convincere anche in virtù di questi superbi silenzi.

In tutte queste lecite ipotesi e sottili strategie vi è però un punto su cui penso sia doveroso soffermarsi, per andare oltre nell’intento di comprendere se ciò che ha animato un intervento fatto senza ombra di dubbio – o di dubia – in buona fede e per il bene della Chiesa serva, anche potenzialmente, a rendere un totale e netto servizio al Vero. Partiamo dal presupposto, come già accennato, che tanti fra firmatari godono di una preparazione storica, particolarmente sulla storia della Chiesa, che in pochi hanno; altri hanno conoscenze teologiche in grado di individuare la matrice del problema dottrinale verso il quale ci siamo incanalati da gran tempo. Ed è dunque proprio a proposito di questo gran tempo che sorgono doverose delle domande, con risposte difficilmente rintracciabili nella Correzione Filiale. L’esempio più lampante, senza girarci troppo attorno, è il seguente: mettiamo il caso che Francesco, miracolosamente, si ravveda; e mettiamo pure che ammetta i suoi errori fino al punto di correggere gli strafalcioni presenti in Amoris laetitia (stiamo ovviamente sconfinando nel campo dell’utopia), o anzi spingiamoci oltre fino ad immaginare che dopo questa correzione amorevole cancelli del tutto l’esortazione apostolica, la abiuri e la bruci pubblicamente in piazza battendosi il petto e gridando “mea culpa!”. Ebbene, facciamo finta che la  Correctio produrrà questi effetti speciali… avremmo risolto tutti i problemi? Il nocciolo della questione sta proprio qui! Disintegrata AL, rimossa la statua di Lutero dalla Sala Nervi, avremmo raggiunto l’obiettivo sconfiggendo il modernismo di cui Bergoglio è progressiva incarnazione? Ovviamente la domanda ha un che di retorico, giacché la risposta è molto semplice: no!

Questo è il fondamentale motivo per cui risulta difficile comprendere l’accondiscendenza di alcuni firmatari a vari riferimenti che il testo riporta, fra cui principalmente Gaudium et Spes, Lumen Gentium, Dominus Iesus, Veritatis splendor… Come è mai possibile pensare di correggere o combattere (il quale verbo pare risultare più appropriato del primo, per i motivi già abbondantemente elencati) l’errore servendosi dei documenti che, pur con un altro sapore molto più ambiguo e in certi aspetti nemmeno troppo velatamente in rottura con la Tradizione, hanno nutrito tutto l’operato conciliare e post-conciliare? Il problema non è Bergoglio in sé, ma è ciò di cui Bergoglio si fa massimo ed estremo interprete: Il Concilio Ecumenico Vaticano II. Quale coerenza potrebbe avere il rifarsi al concetto di famiglia espresso e sostenuto a più riprese sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, dove la chimera del Personalismo maritainiano ha fatto da padrone rompendo con la filosofia dell’Essere ed arrancando a sostenere che il divorzio fondamentalmente è un male perché rovina la famiglia e non più perché offende gravemente Dio?

Ora, entrare a piedi uniti e calarsi in questo discorso richiederebbe troppo tempo, tuttavia per gli addetti ai lavori è impossibile non capire di che cosa si sta parlando. E questo – possiamo starne certi – lo capisce anche una larga parte dei firmatari, generando così numerose perplessità sul perché della loro adesione. Potremmo nuovamente ipotizzare che si è voluto creare una sorta di meccanismo di decostruzione della casa, ma non potremmo ad ogni modo fare a meno di chiederci come sia possibile tentare di scoperchiare la casa dall’alto tralasciando le fondamenta che da tanti anni la reggono in piedi. D’altronde, il Prof. De Mattei, profondo conoscitore di questo processo, lo ha chiaramente dichiarato confermando che tutto ciò che sta succedendo altro non è se non la punta di un iceberg. Ciò detto ci domandiamo dunque, nuovamente, perché? Tolta AL e tolte le morbose simpatie pro Lutero, saremmo punto a capo. La Comunione ai divorziati riaccompagnati, repetita iuvant, veniva già data in una moltitudine di parrocchie, diocesi, città, con la piena consapevolezza dei papi precedenti tra cui ovviamente Benedetto XVI.

Inopportuno è prendersela solo con quel documento, come inopportuno è prendersela solo con Bergoglio. Una metafora dura ma quantomai efficace ci ricorda che un corpo morto, o per meglio dire, appena morto, appare bello e roseo come se la persona stesse dormendo. Eppure è morta. Piano piano quel corpo inizierà a decomporsi, subito non facendo più di tanto ribrezzo nonostante si possa già comprendere la non-vita di esso, poi iniziando a consumarsi fino a tal punto da creare il voltastomaco per l’odore e la putrefazione sempre più evidente. I due effetti, come si può vedere, sono palesemente diversi nonostante il fatto sia uno solo ed uguale nei diversi stadi: quel corpo è morto.

Così è accaduto da più di cinquant’anni a questa parte e questo è stato il processo che ha coinvolto la Chiesa comprendendo lo sfascio della dottrina, della morale, della liturgia e via discorrendo. Ricordiamo sempre che un cattolico vissuto sotto il pontificato di Benedetto XVI non ha visto, quantomeno nella prassi parrocchiale, cambiamento alcuno passando sotto Francesco. Contrariamente, un cattolico vissuto a cavallo tra il 1965 e il 1970 ha visto lo stravolgimento di ogni cosa, dalla prima all’ultima.

Urge comprendere a quale soluzione si vuole arrivare. Eliminare ciò che la prassi post conciliare aveva già consolidato, o combattere il Nemico dalle sue fondamenta? Certo, mi si potrebbe rispondere che se si cita il CVII si è subito messi alla sbarra, ché forse questo debba obbligarci ad un compromesso per cercare di accontentarci del male minore? Se così stessero le cose, la piega sarebbe evidentemente sbagliata.

Per quanto mi riguarda non cerco le soluzioni nel sedevacantismo, che facilmente si sbarazza del problema affermando che l’unica Verità possibile è quella di non riconoscere l’Autorità di Papa e Vescovi. Non posso criticare in modo assoluto una posizione teologica, nel medesimo tempo non accetto però che questa sia portata come l’unica possibile. Affermare che esista una posizione perfetta, giusta ed infallibile in un tempo di tale crisi nella Chiesa, è quanto meno un comportamento egoico. Tutto può essere proposto, certo, ma niente può elevarsi a modello infallibile. I fedeli hanno bisogno di risposte semplici ma nette, non si può chiedere loro di risolvere il problema dell’Autorità: chi se la sente è libero di farlo, ma chi non se la sente non può essere tacciato di falso tradizionalismo come alcuni preti impegnati a svolgere un apostolato contra Lefebvre dicono tutti i giorni, senza evidentemente avere nulla di meglio da fare.

Ci può essere una terza via che sta tra la ricerca di un male minore, che toglie la tegola marcia lasciando intatte le fondamenta avvelenate ed esultando per aver salvato un pezzo di tetto, e il sarcasmo passivo di chi deride coloro i quali tentano quantomeno concretamente di fare qualcosa? Penso di sì, e penso che questa terza via si debba ricercare nella piena consapevolezza di ciò che è accaduto all’interno della Chiesa dal secolo scorso fino ad oggi. Far finta di niente è controproducente specie se, una volta capite le cause, si continua a credere che ciò che era prima era comunque meglio di ciò che è ora. Così non siamo molto lontani dall’incarnare il celebre motto “si stava meglio quando si stava peggio”. Meditiamo la metafora del corpo morto!

Sia ben chiaro che questo scritto non vuole fungere da sterile critica o polemica da scribi, ma piuttosto da interrogativo generale per non smettere di chiedersi contro chi e cosa vogliamo combattere. Vale la pena sprecare forze, energie, per non dire tutto ciò che vi è da dire?Ognuno faccia le proprie considerazioni, epperò non si dimentichi che lo stadio tumorale è talmente avanzato da richiedere uno sforzo, un sacrificio, un colpo di reni talmente forte e talmente radicale da far tremare le fondamenta della terra. Forse, e dico forse, lottare per il ritorno integrale e tradizionale del Santo Sacrificio della Santa Messa Cattolica potrebbe aiutarci molto più di ogni altro oggetto di contesa. Utopia? Senz’altro, ma smettere di credere nei miracoli e nella Provvidenza sarebbe segno di resa molto utile e gratificante per il Nemico.

Quanto a Bergoglio, probabilmente non saranno i tradizionalisti, i “lefebvriani” (come con spregio vengono chiamati) o i conservatori che dir si voglia a farlo crollare, né con correzioni, né con ammonizioni. La bicicletta quando va troppo piano cade, ma quando va troppo forte cade lo stesso e colui che la guida rischia di fare ancora più danno. Orbene, nulla ci vieta di credere che qualcuno fra i progressisti più abili si stia stancando di vedere tutta questa velocità, dannosa per il fine ultimo.

I ricordi della vecchia rana bollita e delle poche e lente gocce del veleno modernista saranno probabilmente i fattori determinanti per emarginare Francesco, e questo lavoro sarà capitanato dai suoi stessi iniziali sostenitori.

 

 

 




[1] https://www.corrispondenzaromana.it/limpatto-mondiale-e-il-significato-della-correctiofilialis/

[2] http://www.lanuovabq.it/it/correzione-al-papa-la-verita-che-i-lettori-meritano

 

 

 

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