Halloween: la festa degli spettri nata per combattere Ognissanti

di Paolo Gulisano

HALLOWEEN 2017. Negli ultimi giorni di ottobre, non è difficile trovare le streghe. Basta che si entri in qualsiasi centro commerciale, o in molti negozi e locali, e si trovano delle povere commesse agghindate di nero come le loro bisnonne quando erano in lutto, e con alti cappelli a punta. Quella che si presenta è un’occasione unica e irripetibile: puoi chiamare “strega” una donna senza alcuna conseguenza giudiziaria. Altre di queste ragazze portano cerchietti con dei cornini che fanno bella mostra sulle loro capigliature. I loro partners sono terribilmente infedeli e loro protestano pubblicamente? No: si tratta dei corni di satana, il diavolo della tradizione cristiana.

Ma come? Dei simbolismi religiosi là dove non deve più comparire nulla di esplicitamente religioso, dai presepi in avanti? Bè, ma tutto l’apparato di Halloween, l’apparato di maschere, teschi, zucche, neri mantelli e cappellacci, è perfettamente accetto. È una festa nuova, divertente, diversa, “trasgressiva”, che si celebra nei bar e nelle discoteche, dove ci si può travestire da fantasma, strega, zombie… è un carnevale fuori stagione che anticipa lo shopping natalizio. E’ insomma un notevole business, dove il mercato è riuscito a speculare su una festività antichissima, su una delle prime e principali manifestazioni del Sacro in Europa. Il 1° novembre infatti era la più importante celebrazione del mondo celtico: era il capodanno dei Celti. Un momento in cui si poteva venire in contatto con il mondo che c’è oltre la morte, una morte che ha non ha l’ultima parola sull’uomo.

L’attuale Halloween, che è una vera e propria parodia dei valori secolari rappresentati dalla festa celtica di Samonios prima e di Ognissanti dopo, porta dunque in sé un atteggiamento negativo verso la morte e verso i defunti, come se i morti fossero solo qualcosa di ostile da cui difendersi. Si vuole esorcizzare la morte, facendone la caricatura.

E’ significativo invece che moltissimi piatti della nostra tradizione di Ognissanti fossero dei dolci, quasi a confermare che la vita è cosa buona, che anche la morte non ci deve lasciare un gusto amaro.

Nella tradizione popolare, le anime dei defunti tornano dall’aldilà. Il viaggio che li separa dal mondo dei vivi è lungo e faticoso. Nasce così, per ristorare i propri cari e per renderli benevoli verso i giorni che verranno, la tradizione culinaria della festa dei morti. I dolci dei morti inoltre simboleggiano anche i doni che i defunti portano dal cielo.

Nella saggezza popolare dunque si è sempre ritenuto che dei morti non bisogna avere paura, dal momento che essi portano la vita.

Come è potuto accedere che la tradizione di Ognissanti abbia ceduto il posto alla kermesse di Halloween? Tutto parte dall’America, e dalla forza che in quel Paese ha il marketing. Ma c’è di più: dietro c’è una storia di lunga ostilità verso il cattolicesimo. Nell’America protestante la festività dei Santi era stata portata dagli immigrati irlandesi, che in quanto cattolici e in quanto celti avevano in questo culto dei cari defunti una delle colonne portanti della loro spiritualità.

La Riforma protestante aveva scatenato la ribellione contro la fede e le tradizioni della Chiesa e soppresso molte feste cattoliche. Quella Riforma che — guarda caso — aveva preso il via proprio alla vigilia di Ognissanti, quando Lutero aveva appeso le sue tesi alla porta della cattedrale di Wittenberg, una chiesa dedicata proprio a tutti i santi e che Lutero sapeva sarebbe stata gremitissima, proprio per l’importanza della festa.

L’America riformata dunque, ostile al cattolicesimo, non poté accettare che una festa decisamente cattolica come Ognissanti prendesse piede, e la trasformò in Halloween, paradossalmente (ma non troppo) riesumando una forma di paganesimo e incoraggiando di quest’ultimo gli aspetti più cupi. Questa “festa” degli spettri contribuiva in qualche modo a ridicolizzare la festa dei Santi che doveva essere cancellata.

Una festa che ricorda che quello dei santi e dei defunti è il culto della nostra storia. E’ il momento in cui si apre la speranza per l’eternità. Concetti troppo scomodi per il mondo postmoderno.

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