Il cappotto di David Jones: frugando nella vita di un grande artista e poeta cattolico

di Luca Fumagalli

David Jones, "Self-portrait" (1928)
David Jones, “Self-portrait” (1928)

Gli scritti di David Jones (1895-1974), appena pubblicati, ottennero un vasto successo di critica. T. S. Eliot descrisse In Parenthesis come «un lavoro geniale», mentre W. H. Auden parlò di Anathemata in toni lusinghieri, arrivando addirittura a definirlo «il più bel poema inglese scritto in questo secolo». La stampa non fu certo da meno e ritenne Jones degno di ascendere a quell’Olimpo a cui appartenevano colossi del calibro di James Joyce ed Ezra Pound. Al pari di Gerard Manley Hopkins, Graham Greene ed Evelyn Waugh, Jones fu dunque uno scrittore in grado di travalicare i confini della letteratura cattolica per imporsi, quale figura influente, nel più vasto panorama culturale britannico.

Eppure oggi il nome di David Jones è praticamente sconosciuto. I suoi dipinti godono ancora di una certa notorietà, ma le sue poesie sembrano finite nel dimenticatoio. La colpa è forse da imputare alla difficoltà della versificazione, caratteristica del resto tipica dei modernisti, Eliot e Pound in testa. Ma quello che più pesa è soprattutto il notevole sforzo che viene richiesto al lettore, costretto a rileggere il testo troppe volte e a confrontarsi con una selva di simboli che affondano le proprie radici nella tradizione cristiana e nel sacrificio della Messa. Se l’Oblatio Munda è uno dei temi principali della prosa cattolica agli esordi del XX secolo, Jones fu il primo inglese a donare ad essa un ruolo similare nella poesia.

David Jones, "The Garden Enclosed" (1924)
David Jones, “The Garden Enclosed” (1924)

Nato a Londra da padre gallese, David Jones studiò alla Camberwell School of Arts prima di essere chiamato, come molti suoi amici, a combattere nelle trincee francesi durante la Prima Guerra Mondiale. L’entusiasmo iniziale, quell’ardore patriottico che gli derivava dalla frequentazione dell’epica cavalleresca arturiana e dal protestantesimo famigliare, si tramutò presto in disillusione. Jones si dimostrò comunque un ottimo soldato, prestando servizio con coraggio e offrendosi spesso come volontario per i pericolosi pattugliamenti notturni. Ferito a una gamba durante l’assalto al bosco di Mametz, dove morì un terzo del suo battaglione, fu costretto a tornare in Inghilterra per le cure. Fu di nuovo al fronte giusto in tempo per terribile la battaglia di Passchendaele.

Dal trauma della guerra Jones non si riprese mai più. Tutto quello che vide e patì rimase con lui, come un’ombra, per il resto della vita. Soffrì di attacchi di terrore, depressione e forme violente di agorafobia. La labile condizione psico-fisica rovinò anche il suo rapporto con le donne. Ebbe diverse relazioni – quella più importante e duratura con Petra Gill, che fu a un passo dallo sposare –, ma provava disgusto per il contatto fisico. Si dovette quindi accontentare, il più delle volte, di rivestire il ruolo di amico e confidente, a cui lo rendevano adatto la naturale affabilità e il sorriso rassicurante.

David Jones con Eric Gill (1926)
David Jones con Eric Gill (1926)

Al rientro dalla Francia, Dai – come lo chiamavano affettuosamente i sodali – continuò gli studi artistici per un paio d’anni. Il suo stile pittorico, pur mutando più volte nel corso degli anni, rimase da allora sempre ancorato a una chiara propensione per il figurativo.

Nel settembre del 1921, a seguito di un travagliato percorso spirituale, decise infine di farsi cattolico. Venne accolto nella Chiesa di Roma da Padre John O’Connor, amico di G. K. Chesterton e modello del Padre Brown letterario. O’Connor, che era una figura conosciuta e stimata nei circoli cattolici inglesi, vantava ottimi rapporti con tutti, in particolare con lo scultore Eric Gill e la Guild of St Joseph and St Dominic di Ditchling, che quest’ultimo aveva contribuito a fondare. Decise quindi di affidare Jones alle sue cure.

La Guild, un esperimento sociale a metà strada tra il comunitarismo fabiano e il distributismo di Chesterton e Belloc, segnò profondamente il giovane David che inizò ad apprendere l’intima connessione esistente tra arte, lavoro e religione. Oltre a dipingere, a creare iscrizioni e a imparare i segreti dell’incisione – di cui Gill era esperto –, Jones ebbe per la prima volta l’opportunità di approfondire la teologia. Apprezzava in particolare il neotomismo di Maritain e le idee di autori al limite dell’eterodossia, come il gesuita Maurice de la Taille. Più tardi, con gli amici del cosiddetto Chelsea Group, riorientò i propri convincimenti religiosi e politici in direzione di un cattolicesimo di stampo conservatore, lontano però dall’anti-modernismo militante.

Disinteressato ai dibattiti e all’apologetica, quel che Jones andava cercando era piuttosto una modo originale per coniugare la Fede con il proprio talento creativo. Lo trovò nella nozione di “segno”: la ri-creazione della realtà, una forma di re-incarnazione, divenne da quel momento l’essenza dei disegni e dei suoi scritti. Secondo lui, lo scopo dell’artista non era quello di rappresentare semplicemente un oggetto, quanto piuttosto di rivelare nel particolare la luce universale di Dio. A questo nobile proposito, Jones, che mai ambì alla fama o al successo, dedicò tutta la sua vita.

David Jones, "The Artist" (1927)
David Jones, “The Artist” (1927)

Nel 1937 venne alla luce In Parenthesis, frutto di un lavoro di limatura più che decennale. Si tratta di un poema epico che racconta la storia di un gruppo di soldati impegnato a combattere nel fango delle trincee francesi. L’autore è particolermente abile nel trasformare quello che sulle prime potrebbe apparire come un’insolito war poem in una parabola universale di redenzione, un magnifico arazzo fatto di allusioni che vanno dai miti celtici e gallesi alla Chanson de Roland, dalla storia medievale alla simbologia cristiana. L’impasto semi-autobiografico non risparmia nemmeno la Bibbia e la Morte d’Arthur di Malroy.

Il tema militare torna anche in alcuni frammenti poetici composti da Jones prima della pubblicazione di Anathemata nel 1952. The Wall, The Fatigue, e The Tribune’s Visitation sono dedicati a un gruppo di soldati romani che prestano servizio in Palestina ai tempi di Cristo. La loro storia si intreccia con quella di Gesù, testimoni diretti (e increduli) della sua morte e resurrezione.

Anathemata, forse l’opera più oscura di Jones, descrive invece il vagabondaggio della mente di un uomo che sta assistendo alla Messa. Il rito crea immediati rimandi alla storia e alla letteratura, modifica la percezione del lettore a cui, poco alla volta, è svelato un mondo “altro” che si cela oltre la mera realtà materiale. D’altronde la stessa struttura circolare del poema allude proprio all’Ostia, il cuore della Fede cristiana.

"Anathemata" (copertina della prima edizione del 1952, su disegno di David Jones)
“Anathemata” (copertina della prima edizione del 1952, su disegno di David Jones)

Anche in campo artistico giunsero finalmente i primi successi: i suoi quadri iniziarono a circolare e varie mostre vennero oraganizzate in molte città, ottenendo ovunque buoni riscontri da parte della critica e degli acquirenti. Nonostante ciò, Jones non guadagnò mai abbastanza da potersi permettere una vita diversa dalla frugalità a cui lo avevano costretto i lunghi anni di privazione dopo la scomparsa dei genitori. Viveva in una piccola stanza in affitto e, per tirare a campare, più volte dovette appellarsi alla generosità degli amici. Il cappotto sdrucito che indossava per tutto l’anno, indipendentemente dalla stagione e dalla temperatura, era l’eloquente riflesso di una povertà vissuta con estrema serenità e gaiezza, lontana dagli eccessi rancorosi di un Baron Corvo.

Prima di morire, si schierò con quei cattolici inglesi – e furono molti – ostili alle riforme promosse dal Concilio Vaticano II. A tal proposito, venendo meno anche alla sua naturale mitezza, Jones spese parole di fuoco sui principali periodici inglesi. Nel 1971 fu pure tra i firmatari della petizione che portò al cosiddetto “Indulto di Agatha Christie”, riuscendo così a salvaguardare la celebrazione dell’amata Messa in latino.

Deluso da un mondo che stava galoppando inesorabilmente verso l’abisso, imboccando le nuove autostrade della contestazione giovanile e della secolarizzazione, David Jones affidò fiducioso la sua anima a Cristo. Non aveva paura perché, come aveva dichiarato in una delle sue ultime interviste, per lui la Fede era sempre stata tutto.

David Jones, "Exiit Edictum" (1949)
David Jones, “Exiit Edictum” (1949)

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