[LETTERATURA] Al corpo eroico degli zuavi pontifici

mentana

Nota di Radio Spada: pubblichiamo oggi, nei nostri percorsi di riscoperta della vera letteratura di lingua italiana,  una poesia dedicata al corpo dedgli zuavi pontifici dopo la vittoria di Mentana (3 novembre 1867) dalla penna fertile del senese don Gaspero Olmi (1833-1909), autore di una miriade di brevi saggi storico-apologetici e di varie operette devozionali. Buona lettura! (Testo raccolto e composto a cura di Piergiorgio Seveso)

di don Gaspero Olmi

Della mia dolce patria
O amati colli, addio!
Più ratto della folgore
Vado a difender Pio:
i militi di Satana
Minacciano il suo soglio :
Di quest’ infami despoti
Volo a fiaccar l’ orgoglio.
Se le mie fredde ceneri
Sul campo io lascerò,
Di più gloriosa aureola,
Patria, ti abbellirò.

Le mie robuste viscere
Sento da un fuoco accese,
Che come sopra i martiri
In me dal ciel discese:
La sanguinosa faccia
Non temo della morte :
Della forza Davidica
Sento il mio petto forte:
O Roma, per te palpita
Il giovane mio cuor :
Venni per te a combattere,
E a dar la vita ancor.

Già tocca la meta: — sull’ arma gloriosa
Dei Principi eccelsi — devoto si posa:
Di fede e d’ amore — i baci qui stampa :
Di nuovo coraggio — qui brucia, qui avvampa :
Qui grida: – la vita — sacrifico a te,
O Santo Vicario — del Rege dei re. —
Lo squillo già manda — la tromba di guerra :
Il forte campione — s’ è alzato da terra:
Indossa il bagaglio : — impugna la spada :
Comincia la marcia: — divora la strada:
Qual cervo assetato — l’ardente guerrier
Va incontro ai ribelli — nemici di Pier.

Sta sul campo : già vede gl’ infami,
Che la morte imprecarono a Roma;
Che giurar nella santa sua chioma
Le sacrileghe mani cacciar;
Che in un bagno di sangue fraterno
La sua vesta volevan tuffar.

Cristo invoca e la Donna, che dòma
Col suo piede d’ abisso il dragone:
Si dà il segno : l’orrenda tenzone
Già comincia: dall’ alto dei ciel
Son discese a combatter coi giusti
Le falangi del Dio d’ Isdrael.

Oh portento ! va in mezzo alla zuffa
Come in prato di gigli e di rose
Il guerriero, che in Cristo ripose
La fiducia del giovane cuor:
Atterrisce, trucida, calpesta
Le masnade nemiche al Signor.

Al suo fianco se cade un estinto,
Egl’ invidia la nobil caduta :
Nel morire festoso il saluta:
— Guarda, o prode, già s’ apre per te
Il soggiorno dei grandi, che invitti
Suggellaron col sangue la fé. —

Viva, viva! Mietuti gli allori,
Lo Zuavo ritorna dal campo:
Tiene ancor sulla faccia quel lampo,
Che dei Vandali l’orde sperdè…
Corri, o Roma, a baciar quella destra.
Che salute, che vita ti die.

Scioglie il voto sull’ urna dì Piero:
Su quell’ urna depone la palma :
Nei momenti di placida calma
Una lagrima gli esce dal cuor:
— Ahi! quel sangue, che offersi al Signore,
Nelle vene lo tengo tuttor ! !

Salve, o Grande! La Chiesa di Cristo
Della gloria l’ Osanna t’ intuona :
Il tuo crine d’ un serto incorona:
Queste cifre sovr’ esso stampò : –

— Ecco il premio, che a’ nuovi Crociati
La Cattolica Roma donò. —

sta in “NARRAZIONE DELLA BATTAGLIA DI MENTANA E DEGLI ALTRI PRINCIPALI FATTI AVVENUTI NELLO STATO PONTIFICIO”, BOLOGNA, MAREGGIANI TIP. LIBRAIO, 1868