Anche “minimizzare” la Shoah (e i crimini contro l’umanità) diventerà reato

thumb999_fiano_1504593781

Approvata al Senato la legge che “imbavaglia il pensiero”. Ora la norma, che punisce con sei anni di carcere chi «minimizza» la Shoah o i crimini contro l’umanità  in generale, dovrà tornare alla Camera per la seconda approvazione

Ma il testo è così vago che sarà  impossibile anche fare gli storici senza temere l’arresto. Casson (Mdp): «Rischio incostituzionalità». Contrario Paolo Corsini, senatore di sinistra: «In queste materie la verità  si afferma attraverso la formazione, l’educazione e l’università»

 

STUDIOSI SPAVENTATI in teoria, quindi, un giornalista che dovesse manifestare perplessità  sul numero di morti civili prodotto da un missile sparato in una delle tante guerre contemporanee, o lo storico che si mettesse in testa di fare una ricerca sui «veri» autori o sulle effettive dimensioni di un massacro del passato, rischiano paradossalmente di finire nelle patrie galere. Sempre in via teorica (del resto, così stabilisce il codice di procedura penale), un massimo di pena così alto conferisce al magistrato anche la possibilità  di procedere all’arresto dell’indagato.

L’ARTICOLO 3 Il Senato ha confermato questo assurdo legislativo con 123 sì, 25 no e 68 astensioni, approvando il testo di un articolo della legge europea 2017 che, come accade ogni anno, fa fronte agli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea e recepisce una serie di direttive comunitarie. Se il testo della legge europea, emendato in Senato, verrà approvato anche alla Camera, tale previsione diverrà legge dello Stato italiano, sotto forma di modifica della legge Mancino del 1975: «Si applica la pena della reclusione da due a sei anni» recita il nuovo articolo 3 di quella norma «se la propaganda ovvero l’istigazione e l’incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull’apologia della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità  e dei crimini di guerra». Si va così ad ampliare l’aggravante di negazionismo, già introdotta all’interno della medesima Mancino.

A favore della legge hanno votato i senatori della maggioranza: quasi tutti i 99 del Partito democratico, più quelli di Alleanza popolare. Contro hanno votato i senatori di Idea, popolo e libertà , della Lega Nord e di Ala. Si sono astenuti soprattutto i parlamentari di Forza Italia e del Movimento 5 stelle: in base al regolamento del Senato, il loro è stato considerato un no, ma non è bastato. A nulla è servito anche l’allarme «tecnico» lanciato da un senatore-magistrato come Felice Casson, che alla fine ha scelto di non votare: «Il concetto di minimizzazione è troppo ampio», ha spiegato in aula Casson, «ed è tale da rasentare profili d’incostituzionalità; la norma potrebbe finire all’esame della Consulta, che è già  intervenuta in materie analoghe sanzionando proprio il vizio d’illegittimità costituzionale».

RAGIONEVOLE DUBBIO Inutili anche i ragionevoli dubbi manifestati da Paolo Corsini, senatore di Mdp ma soprattutto storico di professione, che alla fine si è astenuto: «L’argomento per me fondamentale è che la verità  storica non è materia di competenza dei tribunali. La verità  storica si afferma attraverso la ricerca, la formazione, l’educazione, l’attività  della scuola, dell’università . Inoltre, quando si parla di minimizzazione, si definisce una categoria totalmente indeterminata e difficilmente determinabile».

ATTI BELLICI Carlo Giovanardi, che nei mesi scorsi era stato tra i principali oppositori della nuova fattispecie penale, critica con forza il risultato: «Il Senato», dice alla Verità , «ha approvato una vergogna liberticida. Su certi temi e su certi fatti, da domani, nessun dibattito storico potrà  essere più possibile. Si comprime in maniera intollerabile il diritto di pensiero. E, senza che nessuno abbia protestato nella comunità  ebraica, si è compiuto anche un incredibile affronto nei confronti dell’Olocausto, con il suo tragico fardello di sei milioni di morti, che la norma equipara a un qualsiasi atto bellico. Perfino con lo stupro durante un conflitto, visto che la Corte penale internazionale ha stabilito debba essere considerato crimine di guerra». Gli fa eco il suo collega senatore Gaetano Quagliariello: «Nell’ambito della riflessione storica», ricorda, «c’è chi ritiene i crimini del comunismo molto più gravi della Shoah da un punto di vista numerico. Da oggi dovremmo ritenere che debba esserci un giudice il quale sostenga che anche quella è una minimizzazione grave dell’Olocausto?».

 

 

 

Fonte (con adattamenti): La Verità, ediz. di oggi mercoledì 11 ottobre 2017

 

 

Rispondi