Il “mammo” Di Battista e i soldi del Berlusca

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di Alessandro Sallusti

 

Che il pensiero grillino fosse a geometria variabile è ormai cosa accertata. Dalla giustizia alla decrescita felice, dai privilegi all’efficienza, i Cinquestelle hanno regole, morali e privilegi diversi a seconda che interessino loro o il resto del mondo.

Tra i diritti che i grillini avocano a sé ora c’è anche quello di ritirarsi a vita privata se uno, fresco papà, vuole dedicarsi a tempo pieno alla crescita del figlio. L’altro ieri Alessandro Di Battista, numero tre del Movimento dopo Grillo e Di Maio, ha infatti annunciato che non si ricandiderà alle prossime elezioni per poter meglio fare il «mammo».

Premesso che ognuno, onorevole o no, della propria vita può fare ovviamente ciò che vuole, trovo che la motivazione del ritiro dal lavoro addotta da Di Battista suoni politicamente come uno schiaffo agli uomini e alle donne che per nessuna ragione possono permettersi di crescere i figli a tempo pieno (parliamo della quasi totalità degli esseri umani).

Non sappiamo (e non sono affari nostri) come Di Battista immagini di mantenere la sua famiglia senza il lauto stipendio di onorevole o altra entrata stabile (cosa che presume un lavoro e quindi addio «mammo»). Un aiutino potrà certo arrivare dalla lauta liquidazione del suo mandato (circa due anni di stipendi di un impiegato) con la quale coprire le spese di pannoloni e pappette, ma il problema è un altro. Ed è nascondere dietro la favola del bravo padre di famiglia tipo «Mulino bianco» ciò che attiene più a furbe strategie politiche che alla paternità.

Non prendiamoci in giro: Mussolini aveva cinque figli e ha governato vent’anni, De Gasperi ed Einaudi hanno fatto l’Italia repubblicana avendo messo al mondo rispettivamente quattro e cinque pargoli (per non parlare dei presidenti degli Stati Uniti, mestiere un po’ più complicato e stressante del suo).

Cosa ha di diverso un giovane onorevole da un metalmeccanico o una commessa che sgobbano giorno e notte (spesso pure domeniche e festivi) e riescono comunque a tirare su bravi ragazzi? La risposta è semplice: è più furbo, e privilegiato a vita. Furbo al punto da far coincidere il commovente annuncio con l’uscita in libreria (edito dall’odiato Berlusconi, non sappiamo con quanti euro di anticipo) del suo libro Meglio liberi, lettera a mio figlio. Uno spot, quindi, per fare i soldi sufficienti a saltare un giro in Parlamento ed aspettare sulla riva del fiume il cadavere di Di Maio, che Grillo gli ha preferito come candidato premier del Movimento.

Povero Di Battista junior, così piccolo e già strumento della sete di potere e delle ambizioni del «mammo» paterno. Tristezza.

 

 

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