Le “Mani Pulite” saudite?

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MANI PULITE? IL PRINCIPE EREDITARIO MOHAMMED BIN SALMAN LANCIA UNA VASTA OPERAZIONE ANTI-CORRUZIONE. TENSIONI CON L’IRAN

Arabia sottosopra, vola il petrolio Tra gli arrestati anche Al Waleed, azionista di Apple, Twitter e News Corp (e nemico di Trump). Risultato: greggio ai massimi da due anni (Wti a 57 e Brent oltre quota 64). L’obiettivo di Riad? Far risalire il prezzo del barile in vista dell’ipo Aramco

 

 

di Marcello Bussi

 

Il 12 dicembre 2015, agli albori della sua campagna elettorale, Donald Trump lanciò uno dei suoi tweet più devastanti: «Quell’ebete del principe al Waleed vuole controllare i nostri politici usando i soldi di papà. Quando sarò eletto non potrà più farlo». Due giorni fa il principe è finito agli arresti domiciliari nell’hotel Ritz-Carlton di Riad con l’accusa di riciclaggio, coinvolto in una sorta di operazione Mani Pulite in salsa araba che ha portato all’arresto di 11 principi, quattro ministri e decine di ex ministri, oltre che alla morte del principe Mansoor bin Mogren, precipitato in elicottero ai confini con lo Yemen, e all’ uccisione da parte della polizia del principe Abdul Aziz bin Fahd mentre cercava di sfuggire alla cattura. «I conti di coloro che sono stati arrestati verranno resi noti e congelati. Ogni bene o proprietà legati ai casi di corruzione sarà registrata come proprietà di Stato», ha annunciato il ministero dell’Informazione saudita.

Fra gli arrestati celebri spicca Bakr bin Laden, presidente dell’omonimo gruppo di costruzioni e fratello di Osama, la mente degli attacchi agli Stati Uniti dell’ 11 settembre 2001. Tornando a quella data spartiacque della storia, si ricorderà che l’allora sindaco di New York, Rudolph Giuliani, rifiutb una donazione di 10 milioni di dollari alla Municipalità da parte di al Waleed. Uomo chiave della finanza mondiale, il principe nel 2008 diede il suo contributo per evitare il fallimento di Citigroup partecipando con generosità all’aumento di capitale. Attraverso la Kingdom Holding, che ieri ha perso il 5,3% alla borsa di Riad, Al Waleed è anche importante azionista di Twitter e Apple. Inoltre, insieme con il fondatore di Microsoft. Bill Gates, ha acquisito la catena di alberghi di lusso Four Seasons. Il principe ha poi sempre avuto un occhio di riguardo per i media (fino a ieri veniva frequentemente intervistato dalle televisioni americane) con importanti partecipazioni nella News Corp di Rupert Murdoch e in Time Warner. Al Waleed è stato inoltre azionista di Mediaset fin dalla sua quotazione, nel 1996, per poi uscirne nel 2003.

Tutto questo bendidìo quindi dovrebbe finire nelle mani dello Stato saudita. L’operazione anti-corruzione è stata ideata dal 32enne principe ereditario Mohammed bin Salman (chiamato anche con l’acronimo Mbs), che dovrebbe salire al trono all’inizio del prossimo anno in seguito alla prevista abdicazione del padre, l’81enne re Salman. Mbs è stato l’artefice dell’intervento militare saudita nello Yemen, da dove due giorni fa i ribelli filo-iraniani hanno lanciato un missile balistico contro Riad. L’Arabia Saudita ha avvertito ieri l’Iran che non tollererà alcun attentato alla sua sicurezza nazionale. Mbs ha anche cercato di isolare il Qatar (tentativo praticamente fallito), reo di essere alleato dell’Iran.

I media vicini a Teheran sostengono che il lancio dell’operazione anti-corruzione in Arabia Saudita e le dimissioni annunciate poche ore dopo (e proprio da Riad) dal primo ministro libanese Saad Hariri sarebbero «collegate». Entrambi gli eventi rientrerebbero in un piano saudita-americano per creare una coalizione militare araba per lanciare «in coordinamento con Israele» un’offensiva militare in Libano contro le milizie sciite Hezbollah, uscite «vincitrici» dal conflitto in Siria assieme ai loro alleati, ossia il presidente siriano Bashar al Assad e l’Iran. Per una curiosa coincidenza proprio ieri Israele ha iniziato una colossale esercitazione che coinvolge 50 aerei militari di nove nazioni diverse, Italia compresa. La tensione in Medio Oriente è quindi alle stelle. Non è strano dunque che ieri il prezzo del petrolio abbia fatto un bel balzo in avanti, con il Wti salito ai massimi da due anni a 57,25 dollari ( 2,9%), mentre il Brent è salito del 3,2% a 64,06 dollari. Da ricordare che l’anno prossimo è in programma l’ipo di Aramco, l’Eni saudita, che dovrebbe essere valutata almeno 2 mila miliardi di dollari. Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile che i prezzi del petrolio salgano.

 

 

Fonte: Milano Finanza, martedì 7 novembre 2017

 

 

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