Lo sgomento di un convertito

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di Cesare Baronio

 

Anni or sono, mi trovavo ad accompagnare in giro per Roma un amico tedesco, professore di storia dell’arte, in visita in Italia. Eravamo sul finire degli anni Settanta, e la Chiesa aveva già iniziato il suo calvario postconciliare. In via del Corso entrammo in una chiesa dove si stava celebrando la Messa, ovviamente nel rito appena sfornato da Bugnini.
L’organo risuonava delle note di un noto canto in lingua vernacolare: Lodate Dio, schiere beate del cielo (qui).
 
Il mio amico, che si era convertito al cattolicesimo dall’eresia luterana sotto il Pontificato di Pio XII – per la precisione, in occasione della proclamazione del dogma dell’Assunzione – ne fu profondamente sconvolto, perché quell’inno era preso pari pari dalla liturgia luterana. Dopo il Concilio egli rimase senza frequentare la Messa per degli anni, finché mons. Lefebvre non iniziò ad aver qualche seguito anche in Germania ed egli poté finalmente ritrovare quella liturgia cattolica che Santa Madre Chiesa aveva rinnegato, costringendo i fedeli a subire gli orrori del clero progressista.
La nostra visita non si poté protrarre a lungo, per via del nostro malcelato imbarazzo dinanzi a tutto quell’alzarsi e sedersi dei fedeli, salire e scendere dal presbiterio, darsi la mano e via dicendo. Ci sentivamo – davvero – come avrebbero potuto sentirsi due turisti cattolici entrati per sbaglio in un tempio calvinista a Ginevra.
Mentre ci avvicinavamo all’altare del Santissimo per una breve preghiera, l’organo intonò Te lodiamo Trinità (Großer Gott, wir loben dich – Holy God, we praise Thy Namequi e qui), ed ecco ancora il mio amico guardarmi con gli occhi sbarrati. Ed ancora poco dopo, con Noi canteremo gloria a Te (All people that on earth do dwellqui – Vous qui sur la terre habitez –qui) allibito che i fautori della riforma liturgica non avessero voluto tradurre gli inni dal latino, ma si fossero impegnati invece ad adattare canti in tedesco o in inglese dell’Innario luterano o del Book of payer. Mi diceva: Se avessi saputo che abiurando il Protestantesimo avrei trovato nel giro di pochi anni la sua versione più squallida, mi sarei convertito alla Chiesa Alta.
 
Ma torniamo ai canti liturgici: anche Lodate Dio, schiere beate del cielo è preso pedissequamente dalla liturgia anglicana, Praise to the Lord, the Almighty (qui). E che dire diCredo in Te, Signor (qui), che non è altro che Nearer, My God, to Thee (qui), usato pure dai Mormoni. Per non dire di Quanta sete nel mio cuore (qui), Comme un cerf altéré brame, copiata dal Psautier de Genève calvinista (qui).
Peccato che, pure nel copiare dagli eretici, i modernisti riescano sempre a far pietà: basti sentire la versione inglese di Noi canteremo gloria a Te (qui). Ed anche Sei tu Signore il Pane(qui), nella versione anglicana While shepherds watched their flocks by night dà dei punti ai plagiari della neo-chiesa (qui).
Qualcuno potrà obbiettare che, cambiando le parole e tenendo la musica, cambia tutto. Ma al di là del fatto che i testi sono talmente vaghi da andar bene indifferentemente a qualsiasi confessione, immaginate se si chiedesse a un comunista di cantare l’Internazionale sulle note di Das Horst-Wessel-Lied. Come vedete, quel che il senso comune dimostra evidente, per i novatori è incomprensibile.
Guardate questa funzione: non è una Messa cattolica, ma un culto luterano. E il ministro è rivolto ad orientem, e se non fosse per qualche minima differenza sembrerebbe una celebrazione nel rito di Paolo VI… Salvo che i fedeli ricevono pane e vino in ginocchio, mentre i cattolici postconciliari ricevono il Corpo del Signore in piedi e in mano. Se cercate “Lutheran service” suYoutube c’è da restar senza parole. E pure questa e questa sembrano Messe cattoliche, se non fosse che i concelebranti genuflettono molto più di quanto non si faccia nelle nostre chiese.
Quarant’anni dopo, ripensandoci, credo che chiunque abbia capito che quella Messa riformata, quegli inni copiati dagli eretici, quegli abbracci di Paolo VI con ministri di culti acattolici, erano stati pensati per preparare le future generazioni a ciò che oggi abbiamo sotto gli occhi, dalle celebrazioni della Pseudoriforma alla Messa ecumenica, dalle diaconesse aiviri probati, senza dimenticare il Martin Lutero di cioccolato che abbiamo visto nell’Aula Nervi di fianco al Sedicente.
Il mio amico morì poco dopo il primo incontro di Assisi, e pensava di aver visto il peggio possibile. A noi poveretti tocca scoprire – come sentenzia la mia perpetua – che al peggio non c’è mai fine.