“Secondo lo stesso principio delle cattedrali”: il lavoro ben fatto, l’onore dell’Uomo e la Gloria di Dio

di Simone Gambini

Proponiamo un breve testo, rielaborato a partire dallo scritto di Charles Peguy sull’importanza di fare bene un lavoro, contro chi sostiene, come Ikea e simili, che la ricchezza si produca fornendo beni di consumo e di scarsa qualità, anziché far bene ciò che deve essere fatto bene, nei tempi previsti dalla natura e dalle Leggi di Dio, che sia durevole e bello nel tempo e per i secoli a venire.

Un tempo gli operai non erano servi.
Lavoravano.
Coltivavano un onore, assoluto, come si addice a un onore.
Un oggetto, un mobile, un edificio dovevano essere ben fatti.
Era naturale, era inteso. Era un primato.
Non occorreva che fossero ben fatti per il salario, o in modo proporzionale al salario.
Non dovevano essere ben fatti per il padrone,
né per gli intenditori, né per i clienti del padrone.
Dovevano essere ben fatti di per sé, in sé, nella loro stessa natura.
Una tradizione venuta, risalita dal profondo della razza, una storia, un assoluto, un onore esigevano che ogni cosa fosse ben fatta, anche per valorizzare i talenti che Dio ha donato ad ogni uomo.
E ogni parte di ogni cosa fosse ben fatta.
E ogni parte di ogni cosa che non si vedeva era lavorata con la medesima perfezione delle parti che si vedevano.
Secondo lo stesso principio delle cattedrali.
E sono solo io — io ormai così imbastardito — a farla adesso tanto lunga.
Per loro, in loro non c’era neppure l’ombra di una riflessione.
Il lavoro stava là. Si lavorava bene.
Non si trattava di essere visti o di non essere visti.
Era il lavoro in sé che doveva essere ben fatto per l’onore dell’Uomo e la Gloria di Dio.
Per gli uomini di ogni epoca, per gli uomini di ieri, di oggi e di domani.

Ma oggi, purtroppo, questa… é un’altra storia.

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