Tutte le strade portano a… Brideshead! Quando il cattolicesimo diventa una serie TV cult

di Luca Fumagalli

Brideshead Serie TV 1

«L’opera della grazia divina su un gruppo di personaggi diversi ma intimamente connessi»: così, nella prefazione all’edizione del 1960, Evelyn Waugh definì il tema centrale di Ritorno a Brideshead (Brideshead Revisited). Tanta insistenza è da imputare al fatto che molti avevano scambiato il romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1945, per una banale storia d’amore. Waugh l’aveva capito già nel 1947, quando era andato a Hollywood per discutere con i produttori americani l’ipotesi di un adattamento cinematografico; in quell’occasione si era reso conto che «le implicazioni teologiche» non erano state minimamente colte (una conferma giunta, almeno in parte, con la pellicola del 2008). Del resto Waugh stesso, scostandosi dalla tradizione precedente, aveva optato per un’apologetica “indiretta”, senza assalire frontalmente chi legge. Il risultato, a dir poco strabiliante, decretò il grande successo di Ritorno a Brideshead, che presto divenne una pietra miliare della narrativa cattolica del XX secolo. Nel medesimo tempo, però, il lettore distratto rischia di non afferrare il fil rouge religioso che attraversa ogni pagina, concentrandosi piuttosto sull’intreccio sentimentale o sul collante satirico.

Brideshead Serie TV 2

In questo errore certamente non è caduta l’omonima serie TV tratta dal romanzo di Waugh, prodotta nel 1981 dalla Granada Television per la britannica ITV (andata in onda su Raidue nel 1983). Protagonisti assoluti degli 11 episodi sono i premi Oscar Jeremy Irons (nei panni di Charles Ryder) e Laurence Olivier, che in gran parte contribuirono al successo della serie. Ritorno a Brideshead, infatti, si è aggiudicata numerosi riconoscimenti tra cui 2 Golden Globe, come miglior miniserie per la TV e miglior attore ad Anthony Andrews (Sebastian Flyte), e 1 Emmy Award a Laurence Olivier come miglior attore non protagonista (Lord Marchmain). La colonna sonora ha fatto inoltre vincere al compositore Geoffrey Burgon il prestigioso Ivor Novello Award.

Brideshead Serie TV 2b

Tra i temi cattolici più espliciti in Ritorno a Brideshead vi sono quelli dell’aristocrazia e delle grandi case, osservati, per così dire, attraverso lo sguardo del protagonista, Charles Ryder, un giovanotto del ceto medio ammesso alla corte di Brideshead grazie all’intercessione dell’amico Sebastian Flyte, rampollo della nobile famiglia proprietaria del palazzo. Brideshead è una dimora cattolica, caratterizzata da una bellissima cappella decorata che, come in Daphne Adeane di Maurice Baring, è stata costruita dal marito per la moglie. É un luogo di consolazione ma anche di nostalgia, e il lume del Santissimo è segno visibile di quella ventata provvidenziale che pervade ogni cosa.

Lady Marchmain, al pari della tata Hawkins, incarna un mondo antico, “ricusante” nel midollo, un mondo fatto di immagini sacre – per lo più di dubbio gusto – che si oppone tenacemente all’irreligione moderna. Nelle due donne ritorna quella contrapposizione tra passato glorioso e rivoluzione contemporanea tipica della poetica di Waugh, dove il declino della nobiltà del primo dopoguerra, motivato da ragioni economiche, è anche e soprattutto declino morale e valoriale.

Brideshead Serie TV 3

In Ritorno a Brideshead gli aspetti tradizionali del Catholic Novel vengono comunque subordinati alla forza santificante della grazia divina. La serie TV, avendo a disposizione tempi più lunghi rispetto al romanzo – abbastanza compatto –, riesce quasi meglio della carta a restituire allo spettatore i conflitti che attraversano il cuore dei protagonisti, vittime del dramma della vita, lacerati da dubbi e contraddizioni. Se la giovane e bella Julia Flyte (interpretata da Diana Quick) capisce solo alla fine che la via per la felicità passa attraverso la rinuncia di se stessi, Sebastian cade nell’inferno dell’alcolismo e della disperazione prima di essere accolto, novello Charles de Foucauld, presso un monastero. Anche Lord Marchmain, da tempo separato dalla moglie, ritorna a Brideshead per morire, e lo stesso Charles, agnostico coriaceo, alla lunga cede al fascino del cattolicesimo.

Brideshead Serie TV 4

La regia di Charles Sturridge prende il volo sin dai primi episodi e riesce con buona fedeltà a trasporre sul piccolo schermo le atmosfere del romanzo. Gli ambienti e i costumi sono ricostruiti con singolare maestria, ed è evidente il forte debito che hanno alcune recenti serie di successo nei confronti di Ritorno a Brideshead, su tutte la meravigliosa Downton Abbey. Il carisma degli attori dona ulteriore robustezza a una sceneggiatura convincente, che si prende le quasi 11 ore totali dell’unica stagione per condurre lo spettatore in una moderna fiaba cattolica, di tormento ed estasi, un gioiellino della televisione che merita di essere riscoperto e apprezzato ancora oggi.

NB. Attualmente in commercio esiste un’edizione DVD rimasterizzata della serie, purtroppo solo in lingua inglese (sottotitoli compresi).

Per la recensione del romanzo di Waugh: qui

Per la recensione del film tratto da “Ritorno a Brideshead”: qui

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