di Luca Fumagalli

assassinio sull'orient express

1934. Reduce dalla brillante risoluzione di un caso in Palestina, il grande investigatore Hercule Poirot deve ritornare in Inghilterra per un nuovo incarico. Mentre è in viaggio sul celebre Orient Express, viene però scoperto un terrificante omicidio: uno dei passeggeri del treno è stato ucciso da dodici pugnalate al petto. Poirot non può fare altro che appoggiare sul comodino l’amato romanzo di Dickens, mettere in moto le sue “celluline grigie” e iniziare le indagini.

Kenneth Branagh punta sul remake patinato per svecchiare l’eccentrico investigatore belga creato da Agatha Christie. Le intenzioni sono buone, ma c’è da chiedersi se ci fosse davvero il bisogno di riportare sul grande schermo un romanzo che già nel 1974 era stato brillantemente trasposto da Sidney Lumet (il film, tra l’altro, valse l’Oscar a Ingrid Bergman). La risposta, naturalmente, è no.

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Branagh, nel duplice ruolo di regista/Poirot, dona al proprio personaggio una tridimensionalità inedita. Poirot ha un passato sentimentale a cui pensa con nostalgia, è chestertoniano nella volontà di scrutare il cuore dei colpevoli e nel concepire il delitto come un turbamento dell’ordine stabilito; inoltre non è immune al fascino dell’imprevisto, e le sue convinzioni, apparentemente granitiche, saranno presto messe a dura prova.

Ma non basta tutto questo a risollevare le sorti di una pellicola insipida, pure condita da soluzioni registiche niente male – bella intuizione, ad esempio, la ripresa dall’alto alla scoperta del cadavere, così come la tavolata dei passeggeri che richiama l’Ultima cena di Leonardo – eppure mai veramente capace di prendere il volo. La stessa vicenda, così come la conseguente soluzione del crimine, non è narrata al meglio, e lo spettatore, anche quello più smaliziato, rischia di perdere i fili dell’intreccio. 114 minuti non sono sufficienti nemmeno per presentare adeguatamente i personaggi, nella maggior parte dei casi abbozzati o ristretti nel cameo.

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Al netto dei limiti, Assassinio sull’Orient Express – in sala in questi giorni – vanta comunque alcuni punti di forza indiscutibili: ottima la resa scenografica dei paesaggi orientali e delle montagne jugoslave; altrettanto bella la ricostruzione degli arredi anni ’30 delle carrozze del treno, creati con grande attenzione; di livello anche il cast, che comprende, tra gli altri, nomi del calibro di Penélope Cruz, Willem Dafoe, Judi Dench e Johnny Depp.

In definitiva siamo dunque di fronte a un prodotto che va poco oltre la sufficienza, certamente non imperdibile, parto di un Kenneth Branagh che ha ancora voglia di sorprendere ma che, allo stesso tempo, mostra evidenti segni di stanchezza. Anche se il finale lascia intendere la possibilità di un seguito ambientato sul fiume Nilo, c’è da sperare che questo nuovo esperimento in salsa Agatha Christie si esaurisca qui.

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