“Gesù Cristo oggi si chiama rohingya”. Bergoglio dixit

courtesy of C. Baronio
courtesy of C. Baronio

 

«Si pensa a salvare le banche, chi è in rovina non interessa»

Il Papa ai gesuiti. «Davanti ai Rohingya ho provato vergogna»

 

Pubblichiamo in anteprima estratti dai colloqui di Bergoglio (29 novembre, 1 dicembre) coi gesuiti di Myanmar e Bangladesh. Le conversazioni sono trascritte su «Civiltà Cattolica» dal direttore, padre Antonio Spadaro.

 

[grassettature di RS, nei passi più imbarazzanti delle dichiarazioni bergogliane]

 

Che cosa si aspetta da noi?

«Credo che non si possa pensare una missione — lo dico non soltanto da gesuita, ma da cristiano — senza il mistero dell’Incarnazione. Il gesuita è colui che deve sempre approssimarsi, come si è avvicinato il Verbo fatto carne. Le sfide non sono dietro, sono avanti. In questo il beato papa Paolo VI ha aiutato molto la Compagnia, e il 3 dicembre 1974 ci ha rivolto un discorso che resta pienamente attuale. Dice, per esempio: “Ovunque, nei crocevia della storia vi sono i gesuiti”. E per andare ai crocevia della storia bisogna pregare!».

Molti media hanno detto che la sua visita in Myanmar è una delle più difficili. E così?

«Questo è un viaggio molto difficile, sì. Forse ha rischiato pure di essere cancellato, a un certo punto. Ma proprio perché difficile, dovevo farlo! Il Popolo di Dio è popolo povero, umile, che ha sete di Dio. Noi pastori dobbiamo imparare dal popolo. Perciò, se questo viaggio appariva difficile, sono venuto perché noi dobbiamo stare nei crocevia della storia».

Spesso lei dice che bisogna avere l’odore delle pecore. Alcuni di noi sentono l’odore dei rifugiati.

«Ho visitato finora quattro campi di rifugiati. Tre enormi: Lampedusa, Lesbo e Bologna. E là il lavoro è di vicinanza. A volte sono veri campi di concentramento, carceri. Io cerco di visitare, parlo chiaro, soprattutto con i Paesi che chiudono le loro frontiere. Purtroppo in Europa ci sono Paesi che hanno scelto di chiudere le frontiere. La cosa più dolorosa è che per prendere questa decisione hanno dovuto chiudere il cuore. E il nostro lavoro missionario deve raggiungere anche quei cuori che sono chiusi all’accoglienza degli altri. Queste cose non arrivano ai salotti delle nostre grandi città. Abbiamo l’obbligo di denunciare e di rendere pubbliche le tragedie umane che si cerca di silenziare».

Io vengo da una regione dove ci sono molte tensioni con i musulmani. Mi chiedo come è possibile prendersi cura delle persone che hanno questa tendenza al fondamentalismo.

«Guarda, di fondamentalismi ce ne sono dappertutto. E noi cattolici abbiamo “l’onore” di avere fondamentalisti tra i battezzati. È un atteggiamento dell’anima che si erge a giudice degli altri e di chi [non] condivide la sua religione. È un andare all’essenziale — pretendere di andare all’essenziale — della religione, ma a un punto tale da dimenticarsi di ciò che è esistenziale. Dimentica le conseguenze. Gli atteggiamenti fondamentalisti prendono diverse forme, ma hanno il fondo comune di sottolineare molto l’essenziale, negando l’esistenziale. Il fondamentalista nega la storia, la persona. E il fondamentalismo cristiano nega l’Incarnazione».

Santità, grazie per aver parlato del popolo Rohingya. Sono nostri fratelli e sorelle.

«Gesù Cristo oggi si chiama Rohingya. Tu parli di loro come fratelli e sorelle: lo sono. Penso a san Pedro Claver, che mi è molto caro. Lui ha lavorato con gli schiavi del suo tempo. E pensare che alcuni teologi di allora — non tanti, grazie a Dio — discutevano se loro avessero un’anima o no! La sua vita è stata una profezia, e ha aiutato i suoi fratelli e le sue sorelle che vivevano in una condizione vergognosa. Ma questa vergogna oggi non è finita. Oggi si discute tanto su come salvare le banche. Il problema è la salvezza delle banche. Ma chi salva la dignità di uomini e donne oggi? La gente che va in rovina non interessa più a nessuno. Il diavolo riesce ad agire così nel mondo di oggi. Se noi avessimo un po’ di senso del reale, dovrebbe scandalizzarci. Lo scandalo mediatico oggi riguarda le banche e non le persone. Davanti a tutto questo dobbiamo chiedere una grazia: di piangere. Il mondo ha perso il dono delle lacrime. La sfacciataggine del nostro mondo è tale che l’unica soluzione è pregare e chiedere la grazia delle lacrime. Davanti a quella povera gente che ho incontrato ho sentito vergogna! Ho sentito vergogna per me stesso, per il mondo intero! Scusate, sto solo cercando di condividere con voi i miei sentimenti…».

Lei è venuto in Bangladesh, ha creato cardinale l’arcivescovo della capitale. Come mai questa attenzione?

«Nominando i cardinali, ho cercato di guardare alle piccole Chiese. Non per dare consolazione, ma per lanciare un chiaro messaggio: le piccole Chiese che crescono in periferia e sono senza antiche tradizioni cattoliche oggi devono parlare alla Chiesa universale. Sento chiaramente che hanno qualcosa da insegnarci».

 

 

Fonte: Corriere della Sera, ediz. cartacea di giovedì 14 dicembre 2017

 

 

5 Commenti a "“Gesù Cristo oggi si chiama rohingya”. Bergoglio dixit"

  1. #Carlos   15 Dicembre 2017 at 10:48 pm

    O è vero quello che dice Gesù oppure quello che sermoneggia Bergoglio…

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  2. #Riccardo   16 Dicembre 2017 at 12:35 pm

    Tutti i grandi Santi del passato sono stati fondamentalisti. Si ergevano a giudici degli altri anche loro?

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  3. #bbruno   20 Dicembre 2017 at 10:17 pm

    però si è trattenuto in loco dal dichiarare pubblicamente la sua vergogna per il trattamento verso Roinga, e, sempre in loco, dal versare pubblicamente le sue amare lacrime per la triste storia dei suoi ‘frateli’ muslim…. Certo, per non farsi chiudere la porta in faccia… O per non farsi prendere a calci nel sedere, e rispedire a Roma, da dove nessuno l’aveva chiamato? Ma stia tranquillo il Tenerone, che chiede perdono per le colpe altrui (colpe, poi??? Chi è il cattivo qui??? Una mania questa una fissa, quella di chiedere perdono per le colpe degli altri…gli ipocriti!), stia tranquillo, il papozzo, che anche altri provano vergogna e piangono, questa volta per la figura che fanno di essere rappresentati – secundum apparentiae – da un simile Baro!

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  4. #bbruno   27 Dicembre 2017 at 12:15 pm

    “purtroppo in Europa ci son paesi che chiudono le loro frontiere”….

    ma l’Europa sarà salva quando avrà chiuso definitivamente la porta in faccia a gente come te, Bergoglio……

    Intanto perché ti agiti per la tua marmaglia multicolore che certi Stati non vogliono – e siano benedetti! – mettersi in pancia? Non hai detto – a proposito di aborto ed eutanasia e di unioni ‘civili’ – che gli stati hanno il diritto di legigferare autonomamente, che tu non ci metti parola? Allora taci sempre, non romperci con la tua petulanza! O i tuoi negri e barbuti e velate sono essi i tuoi valori non negoziabili? E allora negoziali e portateli tutti in santa Marta!

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  5. #bbruno   28 Dicembre 2017 at 7:47 pm

    … e poi, per dirla tutta in due parole, l’importante è che Gesù Cristo non si chiami …Bertoglio!

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