La Messa tradizionale deve essere esclusiva (ovvero: la Chiesa non è un supermarket)

Editoriale di Radicati nella fede del maggio 2012 (fonte: UnaVox). [RS]

La liturgia tradizionale o è esclusiva o non è nemmeno tradizionale.
Nessuno se ne abbia a male se esprimiamo con semplicità la nostra convinzione.
All’inizio della nostra storia una delle colpe che ci fu attribuita fu quella di aver rifiutato di continuare a celebrare la messa di Paolo VI e di non ammettere nelle nostre chiese la celebrazione della nuova messa nemmeno da parte di altri sacerdoti. Fu questa una colpa imperdonabile a giudizio di molti.
Altri, pur dandoci ragione in privato, pubblicamente ci chiedevano un gesto “distensivo”, dicendo almeno una messa in italiano.

Noi abbiamo sempre domandato per noi l’uso esclusivo della liturgia tradizionale, e per i nostri fedeli il poter vivere la preghiera in una chiesa, parrocchiale, dove la liturgia tradizionale sia il luogo totale di educazione alla fede.
La forma della preghiera non è secondaria, ad essa è legato tutto un modo di ragionare e di affrontare la vita e di considerare la Chiesa.

Se c’è un concetto totalmente non tradizionale, e assolutamente moderno, è quello della chiesa come contenitore di diverse forme di preghiera, alle quali i fedeli accedono per scelta, a seconda del gusto personale o delle proprie convinzioni: ad esempio, al mattino, di buon’ora, una messa tradizionale… che non guasta mai, al pomeriggio una messa carismatica di guarigione, alla sera una bella messa in italiano per i pensionati e, dopo cena, a seconda dei giorni della settimana, la messa dei diversi movimenti… così che tutti siano contenti.

Ve la immaginate una chiesa così? Su cosa si farà l’unità? Siamo proprio sicuri che sotto tutti questi modi di celebrare ci sia la stessa fede cattolica e si condivida un unico sguardo sulla Chiesa?
Qui non si tratta di diverse tradizioni liturgiche con una storia plurisecolare, che però hanno in comune la medesima tensione verso Dio e la medesima adorazione, si tratta qui della liturgia “fai da te” emersa in questi anni confusi e poveri di grazia.

No, ci sia permesso di avere delle chiese ad uso esclusivo della Tradizione, chiese con un riconoscimento giuridico perché la Chiesa ha bisogno anche di una chiarezza legale, dove tutto parli di un cristianesimo semplice e composto, che non vuole novità umane inutili, già vecchie prima di nascere, e che cerca la perenne bellezza della grazia.

La Tradizione dà forma totale alla vita del cristiano, partendo dalla uniformità del rito, che è all’opposto del supermercato delle liturgie personalizzate di oggi. […] Il miglior modo per uccidere negli animi l’amore alla Tradizione, è far vivere la messa tradizionale tra una liturgia “beat” e una messa carismatica di guarigione.

Chi vive la Tradizione in questa confusione si stanca presto, sentendo che quella messa tradizionale, che ama e che ha cercato, è stata concessa per politica ecclesiastica e non perché la Chiesa tutta torni alla pace della sua Tradizione, che è di Dio.
 

2 Commenti a "La Messa tradizionale deve essere esclusiva (ovvero: la Chiesa non è un supermarket)"

  1. #bbruno   27 Dicembre 2017 at 10:29 am

    che significa che ‘voi’ avete sempre ‘domandato’ per voi “l’uso esclusivo della liturgia tradizionale”, il ‘permesso’ di avere chiese riservate a tale uso esclusivo? Vi rendete conto a ‘chi’ domandate , a ‘chi’ chiedete il permesso? A quelli che hanno distrutto la Messa cattolica per sosotituirla con quell’ Intruglio ripugnante che è la ‘messa’ del “Dio dell’ Universo” voi chiedete il permesso per dire la Messa cattolica, quella che chi la tocca ( e qui siamo alla sovversione pura), San Pio V si premurò di maledire in nome di Dio e dei santissimi Apostoli Pietro e Paolo? Perché la Chiesa di Dio ha bisogno del riconoscimernto giuridico da parte di chi ha impiantato l’ Anti-chiesa? Voi siete preoccupati della chiarezza ‘legale’ e non vi accorgente che state annegando nella confusione totale….

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  2. #PAOLO   22 Gennaio 2018 at 8:35 pm

    Ammiro tanto d.Secci; consiglio di leggere “radicati nella Fede” e di seguire alcune sue omelie, così come le sue conferenze. Si possono condividere o meno le sue posizioni, ma d.Secci ha una caratteristica rara: è una persona intelligente. E sa bene che le sue scelte non sono comode.

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