Li chiamavano “Bensonians”: gli illustri (ed eccentrici) figli spirituali di mons. R. H. Benson

di Luca Fumagalli

La King's Parade di Cambridge in un'immagine d'epoca
La King’s Parade di Cambridge in un’immagine d’epoca

Tra il 1904 e il 1909, dopo essere stato ordinato sacerdote a Roma, mons. Robert Hugh Benson (1871-1914) prese residenza a Cambridge. L’arcivescovo Bourne lo aveva esplicitamente invitato a concentrarsi sui suoi studi teologici e a lasciare che fosse mons. Arthur Barnes – anch’egli un convertito dall’anglicanesimo – a occuparsi della cura spirituale degli studenti universitari. Benson, in quanto figlio “apostata” dell’ex arcivescovo di Canterbury, era già all’epoca una celebrità. Tuttavia, negli anni seguenti, consolidò la propria posizione grazie alle straordinarie doti di predicatore e a romanzi apologetici, tra cui Il Padrone del mondo, che riscossero un grande successo.

Mons. R. H. Benson (1907)
Mons. R. H. Benson (1907)

Il carisma di Benson finì naturalmente per attrarre diversi universitari che, stanchi della Chiesa ufficiale o di una vita dissipata, guardavano con favore a Roma. Poco alla volta andarono a formare un circolo ristretto di discepoli, quelli che Shane Leslie, uno di essi, definì “Bensonians”. Nella maggior parte dei casi si trattò di amanti della liturgia, di effeminati e di ruspanti profeti di utopiche riforme statali ed ecclesiastiche. Cercavano, se non un paradiso, almeno una nuova occasione su questa terra, affascinati dalle parole che Benson andava ripetendo a proposito dell’anticonformismo come sale della vita. Col tempo alcuni di questi exalté divennero persino piuttosto famosi.

Baron Corvo (1907)
Baron Corvo (1907)

La quiete di Cambridge venne turbata irrimediabilmente nel 1905 dall’arrivo di un losco figuro, uno scrittore cattolico e omosessuale perennemente a corto di soldi. Frederick Rolfe (1860-1913), autoproclamatosi Baron Corvo, aveva pubblicato nel 1904 un romanzo fantastorico, Adriano VII, in cui si narrava la straordinaria ascesa al trono petrino di un Papa inglese, rivoluzionario e anti-socialista. Benson, tra i pochi che seppero apprezzare le complicate volute sintattiche e i florilegi lessicali del testo, scrisse all’autore una lettera d’elogio. Fu così che i due si conobbero e, in seguito, divennero inseparabili amici. Le successive visite di Rolfe a Cambridge – trascorse tra esperimenti di magia bianca, gare natatorie e il fumo delle immancabili sigarette – culminarono nel 1906 con la proposta, avanzata da Benson, di scrivere insieme un libro dedicato a San Thomas Becket. Una serie di incomprensioni, che andarono ad assommarsi all’indole paranoica di Corvo, decretarono il fallimento del progetto e, di conseguenza, la rottura dell’amicizia.

Anni dopo, nel suo romanzo veneziano Il desiderio e la ricerca del tutto, lo strambo barone si vendicò ritraendo Benson nei panni dell’ottuso pretuncolo Bobugo Bonsen. Quest’ultimo, da parte sua, creò il personaggio di Chris Dell, l’esteta protagonista di The Sentimentalists (1906), ispirandosi tanto a Rolfe quanto a Eustace Virgo, un altro dei “Bensonians” che venne presto ai ferri corti con Corvo.

Vyvyan Holland (1904-05 ca.)
Vyvyan Holland (1904-05 ca.)

Virgo (1861-1937), pur non essendo uno studente, era spesso in visita presso la canonica di Cambridge. Il poco che si conosce sul suo conto lo si ricava dalla lettura del volume autobiografico Life at a Venture, pubblicato nel 1930 con il nom de plume di E. V. de Fontmell (Virgo era originario di Fontmell Magna, nel Dorset). Cattolico di nascita, ma propugnatore di uno strano sincretismo paganeggiante, ricoprì per qualche tempo l’incarico di precettore prima di diventare corrispondente da Roma e da Atene per il «New York World» e per il «Morning Post». Era tornato in Inghilterra con la speranza di entrare nell’ordine domenicano, ma dopo che la sua domanda venne respinta, si ritirò ad Oxford, trascorrendo gli ultimi anni di vita tra molte privazioni.

Ronald Firbank (1905 e 1917)
Ronald Firbank (1905 e 1917)

Ronald Firbank (1886-1926), il “Bensonian” destinato a lasciare il segno più profondo nella storia della letteratura inglese, era invece il dandy par excellence. Quando arrivò a Cambridge, nel 1906, aveva già pubblicato un romanzo, ed ebbe molti amici – tra cui Vyvyan Holland (1886-1967), secondogenito di Oscar Wilde – che videro in lui un modello di novità ed eccezione. Viveva in un’assolata stanza al Trinity Hall, sempre piena di fiori freschi e di oggetti d’arte d’ogni sorta; addirittura un suo ritratto esotico era appeso a una delle pareti. Quando abbandonò l’università, nel 1909, non aveva sostenuto nemmeno un esame.

La stanza di Ronald Firbank al Trinity Hall (1907)
La stanza di Ronald Firbank al Trinity Hall (1907)

Grazie a Holland, Firbank conobbe Benson e con quest’ultimo prese l’abitudine di conversare quasi ogni giorno. Si discuteva con passione di vari argomenti, soprattutto arte e religione. Fu così che nel 1907 il ragazzo decise di convertirsi alla Chiesa di Roma. Al monsignore, come ringraziamento, regalò una copia con dedica dell’Imitazione di Cristo. Anche se nella maturità Firbank mantenne un atteggiamento piuttosto superficiale nei confronti della fede, l’estetica camp che anima le sue opere, costruite su un uso consapevole e sofisticato del kitsch, molto deve al retaggio cattolico (un esempio illuminante in tal senso è il romanzo Sulle eccentricità del Cardinal Pirelli del 1926).

Jack Collins (1902)
Jack Collins (1902)

Tra la metà del 1908 e la fine del 1909, John Stratford Collins (1882-1912), soprannominato Jack, fu ospite di mons. Barnes alla Llandaff House. Ragazzo per bene, anch’egli uno studente convertito di recente al cattolicesimo, svolgeva il ruolo di segretario e sacrestano, servando durante la messa, preparando i pasti e organizzando l’agenda degli appuntamenti. Fu forse il sostenitore più accanito di Benson con cui trascorreva ogni istante del proprio tempo libero. Pendeva letteralmente dalle sue labbra e conosceva a memoria molti dei sermoni del reverendo. Prima di morire tragicamente di polmonite, non ancora trentenne, tentò inutilmente e a più riprese di entrare in seminario.

Shane Leslie (1907)
Shane Leslie (1907)

Collins, al pari di Baron Corvo, Benson e di molti altre figure picaresche della Cambridge di inizio secolo, fa capolino sotto pseudonimo in The Cantab (1926), romanzo autobiografico di Shane Leslie, l’ultimo dei “Bensonians”. Amico di Jack e di Holland, Leslie (1885-1971) – il cui vero nome era John Randolph – era cugino di Winston Churchill e rampollo di una delle famiglie aristocratiche più ricche e rappresentative del protestantesimo irlandese. Membro del King’s College, in università approfondì la liturgia anglo-cattolica, la teologia bizantina e mostrò di condividere il socialismo cristiano teorizzato da Tolstoy (che conobbe personalmente durante un viaggio in Russia). Grazie all’incontro con Benson, sfidando l’ostilità della famiglia, nel 1908 si fece battezzare in una chiesa di Bayswater.

Dopo gli studi si dedicò alle più svariate attività: oltre a essere stato, per un certo periodo, direttore del «Dublin Review», fu politico, poeta, romanziere, saggista, docente universitario in America, bibliofilo e critico letterario. Divenne inoltre noto alle cronache mondane per le magnifiche feste che organizzava nella sua dimora londinese e per i pettegolezzi che circolavano sul suo conto a proposito di pruriginose relazioni extraconiugali. Nonostante la condotta non proprio impeccabile, si guadagnò la stima e la confidenza di diversi cardinali e fu sempre in prima linea nel combattere, a colpi di narrativa e di saggistica, le cattive idee dei protestanti e degli agnostici.

Vyvyan Holland e Shane Leslie al matrimonio del primo, figlio di Oscar Wilde (1943)
Vyvyan Holland e Shane Leslie al matrimonio del primo, figlio di Oscar Wilde (1943)

Quella dei “Bensonians” fu, in definitiva, una piccola isola felice, una tribù di irregolari per certi versi simile al baronetto ribelle del romanzo di Benson None Other Gods (1911). Per quanto l’apporto del gruppo al cattolicesimo britannico rimase piuttosto marginale, concentrandosi prevalentemente in ambito letterario, la storia dei suoi membri testimonia uno dei primi e dei più fecondi esperimenti di “inclusione papista” in contesto universitario (solo di recente, infatti, l’abolizione delle leggi restrittive aveva permesso ai cattolici di frequentare gli atenei dell’Impero). Mons. Robert Hugh Benson, oltre ad aver consegnato ai posteri pregevoli scritti, ebbe dunque il merito di aver allevato una nidiata di “figli spirituali” che, per quanto scapestrati ed irregolari, furono comunque tra i germogli della rinascita cattolica inglese del XX secolo.

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