Libano, crisi risolta? Hezbollah si disimpegna da Siria, Iraq e Yemen

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La marcia indietro sottintende un’implicita accettazione da parte dell’Hezbollah del disimpegno dei suoi miliziani dai conflitti in Siria e in Iraq

 

di Camille Eid

 

Epilogo [apparentemente, ndr] positivo per il caso di Saad Hariri, e con lui per la più grave crisi politica vissuta dal Libano negli ultimi dodici mesi. Ieri il primo ministro libanese ha infatti ritirato ufficialmente le dimissioni, che aveva annunciato un mese fa con un discorso a sorpresa dalla capitale saudita Riad, scatenando una controversia internazionale sulle sue condizioni in Arabia Saudita e sollevando forti preoccupazioni sulla stabilità del Paese dei Cedri. Hariri ha affermato che la decisione di ritirare formalmente le sue dimissioni, già sospese il 22 novembre al suo rientro a Beirut, è stata presa dopo che tutte le componenti del suo governo hanno accettato di «dissociarsi dai conflitti in corso nella regione».

Leggendo una dichiarazione al termine della riunione del consiglio dei ministri, la prima dopo l’inizio della crisi, Hariri ha detto che «il governo libanese ha deciso di aderire alla politica di autoesclusione da eventuali conflitti, guerre o problemi esteri e non interverrà negli affari degli altri Paesi arabi, per salvaguardare le relazioni del Libano con i suoi fratelli arabi». La marcia indietro del premier sottintende così un’implicita accettazione da parte di Hezbollah di procedere a un “disimpegno” dei suoi militanti dai conflitti in Siria e Iraq, ed eventualmente da quello che divampa nello Yemen, dove il movimento sciita è accusato di aiutare i ribelli Houthi contro il governo sostenuto dai Paesi del Golfo, Arabia Saudita in testa.

Nel suo discorso televisivo del 4 novembre, il premier aveva accusato l’Iran e il suo alleato libanese di seminare «discordia» nella regione e di «intromettersi» negli affari arabi. Durante la sua lunga assenza, le autorità di Beirut avevano ipotizzato che il premier fosse tenuto agli arresti da parte delle autorità saudite, tanto che si era mobilitata anche la diplomazia francese. La ricomposizione del governo libanese giunge a pochi giorni dalla riunione, prevista per venerdì a Parigi, del Gruppo di supporto internazionale per il Libano che intende, come ha confermato il ministero degli Esteri francese, «sostenere il processo politico libanese in un momento cruciale».

 

 

Fonte: Avvenire, ediz. cartacea di oggi 6 dicembre 2017

 

 

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