theocracy

di Lorenzo Nicola Roselli

Nota del curatore: Oramai prossimi alla fine del 2017, voglio mantenere fede all’impegno preso con la redazione di Radio Spada (Piergiorgio Seveso in primis) e avviare questa rubrica periodica su uno dei pochi argomenti in cui penso di potermi ragionevolmente definire “edotto”: il Christian metal (e derivati).
Nei prossimi mesi mi propongo di trattare alcuni degli artisti e degli album più identificativi di questa straordinaria componente dell’Heavy metal che, seppur non conosciutissima nel nostro paese, ci ha donato centinaia di band incredibilmente talentuose e zelanti, rappresentando così una costante in n genere musicali che in tantissimi lettori potrebbero ritenere il meno adatto a veicolare il Lieto Annunzio di Nostro Signore. Ma citando il padre del Rock cristiano, il cantautore statunitense Larry Norman (1947 – 2008) Perché mai dovremmo lasciare al Demonio la musica migliore?

 

Preparatevi allora ai cinque distortissimi (quanto pregevoli) migliori canti natalizi dell’Heavy metal!

5) Come Thou Long Expected Jesus dei Wolves At The Gate

Apriamo la classifica con una cover: si tratta di Come Thou Long Expected Jesus (Vieni, Tu tanto atteso Gesù), canto d’Avvento scritto dal leader del Metodismo britannico Charles Wesley. Pur essendo stato composto da una persona lontana dalla Vera Chiesa (del resto gli Wolves At The Gate sono una band protestante), Come Thou Long Expected Jesus è un inno davvero struggente, sopratutto se pensiamo che è stato scritto in un Inghilterra dove la Chiesa era ancora perseguitata e le genti tenute lontane dai Sacramenti e dalla retta dottrina. La bellezza del testo, inoltre, non può che riscaldare il cuore dell’ascoltatore con il candore della Speranza portata in questa Valle di lacrime dal Bambin Gesù. Oltretutto, Come Thou Long Expected Jesus nella sua semplicità è un attacco frontale alla teologia calvinista: Speranza di ogni cuore, desiderio per ogni nazione, gioia di ogni cuore vivente, come spiegato dallo stesso Wesley questo dolce inno vuole raccontare come l’innocenza del Re che si fa Bambino è venuta a redimere tutti senza alcuna doppia predestinazione lasciando a tutta l’umanità la possibilità anche di rifiutare questa immeritata Grazia o accettarla commuovendoci di fronte a quella Divina Mangiatoia.

Gli Wolves At The Gate, quartetto originario dell’Ohio fondato nel 2011 con tre album di (meritevolmente) successo all’attivo, riescono a trascinarci in questo canto natalizio di Redenzione con un metalcore fresco e spontaneo sapientemente coniugato con un post-hardcore per nulla banale.
Il cantato graffiante (o per dirla in maniera tecnica growl) di Nick Detty si sposa alla perfezione con la voce pulita e capace di acuti importanti del chitarrista Steve Cobucci, regalandoci così una strepitosa cover di quello che è, a mio avviso, il più “cattolico” dei canti natalizi anglosassoni.

 

4) Epiphany degli Eterna

Al quarto posto non potevo che inserire lo scoppiettante Symphonic power metal con venature progressive degli Eterna, gruppo brasiliano che dal 1995 costituisce un araldo del Cattolicesimo nel Power metal mondiale.

La voce incredibile di Alexandre Emanuel Claudio guidata dalle maestrie del chitarrista Paulo Frade ci illustra il Mistero dell’Epifania del Signore ricordandoci che La Cometa che ha iniziato a brillare apre il teatro della nostra vera esistenza. Noi portiamo oro, incenso e mirra, in cambio […] Abbiamo le chiavi per la Vita Eterna!

 

3) Christmas degli Holy Blood

Al terzo posto si colloca il pezzo più peculiare della classifica.

Christmas è infatti una ballad natalizia degli Holy Blood, agguerrito progetto folk metal guidato dal 1997 foziano ucraino Fedor Buzilevich, frontman ed unico membro fisso del gruppo. Come quasi tutti i brani dell’album Shining Sun (2010), quarta fatica della band ucraina, Christmas è scritta completamente in lingua ucraina. Scelta non casuale dato che l’album vuole essere un tributo alla figura di Vladimiro di Kiev e alla cristianizzazione delle Russie, percepita nell’ottica di Buzilevich come momento fondativo dell’identità ucraina.
Per quanto ad un primo ascolto il folk metal esuberante e fieramente slavo (in opposizione alla tradizione perlopiù scandivo-finnica del genere musicale) possa risultare non semplicissimo da digerire per l’ascoltatore medio dei Korpiklaani, lo scream salmodiante e acuto di Buzilevich è in grado di appassionare l’ascoltatore trasportandolo immediatamente nei campi di battaglia dove, con le effigi del Cristo Pantocratore come bandiera, i principi russi hanno respinto le armate pagane dei Mongoli e dei Tartari permettendo al Cristianesimo di diffondersi in tutto l’Est europeo.

Se a tutto questo aggiungiamo il flauto e la voce bianca di Vera Knyazyova, accompagnate dal marziale martellare della doppia cassa di Oleg Bogomaz e l’accattivante assolo finale di Evgeniy Titarchuk, un folk metal fresco ed originale con alcune contaminazioni Black metal, illuminato dalla gioia senza fine del Santo Natale.

4) O Holy Night dei Becoming the Archetype

Prima di chiudere l’articolo era necessario un pezzo musicalmente estremo.
Non sarebbe Natale, altrimenti.

Per questo ho voluto inserire questa cover del celebre canto del francese Adolphe Adam, reinterpretato in chiave Death metal dagli statunitensi Becoming the Archetype, storici esponenti del Christian metal moderno d’Oltremanica.

La cover esordisce con il canto pulito di Jason Wisdom ed un coro bianco, ma poi il brano vede un evolversi progressivo di distorsioni dando il là al death metal tecnico che in certi punti sfiora il deathcore mentre il coro di bambini acquisisce un tono sempre più tetro.

Accostare tanta brutalità ad uno dei canti più famosi del Natale occidentale potrà risultare ostico a molti.

Se consideriamo però che O Holy Night (tradotto fin dalla sua composizione ottocentesca in decine di lingue diverse) per la sua notorietà nei primi del ‘900 deve essere stato uno dei canti che accompagnava i natali di ambo le trincee della Grande Guerra, l’accostamento della dolcezza della Venuta del Signore e l’orrore di una guerra fratricida diventano invece estremamente puntuali. In fondo, anche oggi il Santo Natale si celebra con letizia in un mondo di violenza, lussuria, avidità e bestialità senza fine.
Ed alle volte, è bene ricordarselo.

5) Bethlehem dei Theocracy

Questa classifica non poteva che concludersi con la ballata Bethlehem, capolavoro natalizio degli statunitensi Theocracy, i Dream Theater del Metal cristiano, autori di un Progressive metal dalle contaminazioni power (ed occasionalmente trash) e forse l’unico autentico contributo all’Umanità del Protestantesimo nord-americano.

Questa perla di nemmeno sei minuti, tratta dal secondo album del gruppo Mirror of Souls (un concept album sulla Redenzione e sulla Grazia denso di alti richiami teologici ed esegetici), si apre con lo strimpellio medievaleggiante e la voce del frontman Matt Smith per poi gettarsi ad un’esplosione gioiosa di  power chord e scale che vogliono rappresentare lo stupore dei Crociati e dei pellegrini alla vista di Betlemme. Il brano acquisisce tonalità sempre più alte ed angeliche, trascinando l’ascoltatore nella contemplazione della Natività.

O Betlemme, la tua stella brilla stanotte,
perché i miei occhi hanno visto la gloria della santa luce di Salvezza.
Possibile che questo piccolo bambino sia davvero venuto a redimerci tutti?
Salvarci dal baratro?
La Redenzione è a vista d’occhio
perché il Figlio splende luminoso sotto la stella di Betlemme,

 

Perché tutto, assolutamente tutto, in questo brano è perfetto.
La genialità di Matt Smith ha saputo creare un’armonia commovente nella sua ispirata esecuzione ma anche un testo di devozione pura che descrive, senza convenienti analogie o mezzi termini, la Devozione più autentica del Santo Natale.

Lo stesso Smith ha più volte voluto ricordare nella presentazione del brano (che fece anche da singolo per l’album Mirror of Souls nel 2008) che il Natale è il ricordo di questa Luce divina che illuminò una povera città di pastori in Palestina. Tutto il resto è accessorio se non futile in questa festa. Come cristiani dovremmo ricordarlo sempre.

 

 

Con queste note di autentica musica sacra (quantunque eseguita con chitarre elettriche e batteria) voglio augurarvi un buon proseguo delle festività natalizie ed un accettabile anno nuovo, dandovi appuntamento nel 2018 con la prosecuzione (in caso) di questa rubrica ed altri contributi su questa piccola ma importante opera di Cattolicesimo militante che è Radio Spada.

26176475_10214890966129221_1231715469_n

Il sottoscritto con i Theocracy al completo qualche anno fa durante il loro concerto a Milano.