di  Luca Fumagalli

Nuova puntata dell’attesissima rubrica “Spadagames”, dedicata a quei videogiochi – spesso ignorati dalla critica – che fanno bene alla mente, al cuore e all’anima.

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Nel mare magnum delle avventure grafiche per PC – un genere sempre più in declino –, può capitare di scoprire, quasi per caso, un piccolo capolavoro indie come To the Moon, sviluppato nel 2011 da Freebird Games e in vendita per pochi euro su diversi portali di digital delivery.

La dott.ssa Eva Rosalene e il dott. Neil Watts sono specializzati nel manipolare i ricordi delle persone, ricostruendoli a piacimento del paziente, consentendogli così di rivivere un’esistenza diversa e di riparare a tutti i rimpianti e le scelte incompiute. L’operazione è però delicata e mette a serio rischio la vita dei soggetti: per questo viene compiuta solo su persone in fin di vita. In To the Moon il giocatore seguirà il processo di ricostruzione dei ricordi di un anziano signore di nome Johnny. Nei panni di Rosalene e Watts, scoprirà la vita di Johnny, fino al compimento del suo più grande desiderio: andare sulla Luna.

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To the Moon è stato realizzato sfruttando un motore di sviluppo dedicato agli RPG (giochi di ruolo) a 16 bit. La visuale dall’alto, i personaggi deformati in stile quasi cartoon, i pixel e i tanti colori trasmettono al primo impatto una sensazione squisitamente retrò ma comunque accattivante. Il gioco, in inglese, non è doppiato e dunque non ci sono voci, ma solo dialoghi scritti che compaiono a schermo.

Lo stesso gameplay è direttamente influenzato dal metodo di sviluppo, e il movimento dei personaggi è controllabile sia attraverso il mouse che con la tastiera. Cliccando il tasto destro è possibile richiamare un’interfaccia che ha al suo interno un inventario (il cui utilizzo è in realtà sporadico), un archivio per delle note che vengono raccolte nel corso dell’avventura e un indicatore che mostrerà in qualsiasi momento le condizioni di salute di Johnny attraverso il suo encefalogramma.

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Altro elemento importante dell’interfaccia è la barra superiore dello schermo, a scomparsa, in cui trova spazio una timeline della vita di Johnny, con un segnalino che mostra in quale punto della sua esistenza ci troviamo.

Una menzione speciale va alla colonna sonora: un altro piccolo capolavoro nel capolavoro.

Tirando le somme, il lavoro dei Freebird Games è strabiliante. Al netto di una grafica anticonvenzionale e una longevità scarsa che si assesta sulle quattro ore – infatti sono pochi e intuitivi gli enigmi presenti – To the Moon merita di essere giocato per la sua storia, commovente fino alle lacrime, singolarmente profonda e narrata con grande sapienza. Un viaggio nel cuore dell’uomo che non può lasciare indifferenti.

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