di Luca Fumagalli

Uno stremato Michelangelo Merisi è quel cencio d’uomo che appare in scena all’apertura del sipario. Solo e abbandonato da tutti, quando vede partire la nave che lo avrebbe dovuto ricondurre a Roma, con la speranza di nuove possibili commissioni, subisce un tracollo: cade in ginocchio e lascia che il volto sprofondi nella sabbia. Merisi, conosciuto con il soprannome di Caravaggio, è ormai un uomo distrutto, un naufrago della vita che batte disperatamente i pugni a terra nel vano tentativo di affogare nel dolore l’amarezza della sconfitta.

Neppure il suo talento artistico si salva in questa discesa negli abissi. In pochi, infatti, hanno saputo riconoscere e apprezzare il genio del pittore lombardo; per il resto è stato tutto un turbine di polemiche, accuse e recriminazioni. Secondo i suoi critici, la carne, tremante nell’imperfezione, non sarebbe dovuta entrare in un quadro. Lui, invece, aveva addirittura osato prendere a modello una prostituta per la sua Madonna, e subito era stato bollato come eretico. Ma, allora, che cos’è il cristianesimo se non un Dio che si umilia a tal punto da voler diventare creatura, da voler essere quella stessa carne che tanto disgusta i benpensanti? Chi ha ragione, dunque, l’artista o quel mondo che ha contribuito a distruggerlo?

A salvare Caravaggio da un monologo afasico e autoreferenziale, da un nichilistico piagnisteo, ecco che tra le onde del mare compare il volto della dolce, cara madre, con cui Merisi – in un lucido delirio autobiografico – intesse un dialogo serrato, fatto di botta e risposta, di dolore e scuse. Il suo è un aprirsi al mistero dell’esistenza, una riflessione, a mo’ d’epilogo, sulla propria arte e sulla propria terribile condotta, simboleggiata dalle mani macchiate dal sangue di un innocente.

Tutto questo e molto altro ancora è Di ombra e di luce. Io, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, spettacolo prodotto dal Teatro Pedonale, per la regia di Matteo Riva, con Matteo Bonanni nei panni del protagonista. La drammaturgia di Maurizio Giovagnoni è robusta, convincente e tradisce una grande passione per il portato umano che si nasconde dietro l’arte. Il filo rosso della luce e dell’ombra, di quei giochi di riflessi per cui Caravaggio è universalmente noto, è reso in scena da pochi oggetti, una pozza d’acqua e una grande cornice spezzata sulla quale vengono proiettati particolari di corpi e volti. Si tratta, in altre parole, di tanti piccoli elementi che vanno a costruire l’universo caravaggesco, costantemente in bilico tra il tormento e l’estasi.

Quello che rimane allo spettatore a fine spettacolo è la consapevolezza di aver visto in scena non tanto e non solo la passione di un artista, quanto uno spiraglio della propria anima che, al pari di quella del pittore lombardo, si agita – per fortuna – nell’inquietudine di una ricerca.

Di ombra e di luce. Io, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio

regia: Matteo Riva / drammaturgia: Maurizio Giovagnoni / con Matteo Bonanni e Roberta Di Matteo / assistente alla regia: Nicolò Valandro / musiche: Danuta Conti / scene: Alessandra Gugliara / costumi: Max&Teo / video a cura di  IDEO / si ringrazia Gloria Riva / durata: 60 minuti

Prossime date dello spettacolo:

16 Gennaio SEREGNO ore 21 presso Teatro S. Valeria  via Wagner 85

23 Gennaio MILANO ore 21 presso Teatro Rosetum  via Pisanello 1

9 Febbraio Monza ore 21 presso Binario 7 Via F. Turati, 8

Per informazioni e biglietti: https://www.teatropedonale.com/caravaggio