“Al Credo non ci credo” o dell’attualità di Pascendi

di Giuliano Zoroddu

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Torino, chiesa di san Rocco, notte di Natale: celebra la messa “don” Chiaffredo Olivero, in arte “don” Fredo. Conosciuto per le sue “gloriose” battaglie, dal pacifismo all’immigrazionismo, questo anziano “sacerdote” durante la cerimonia ha appuntata un’altra medaglia sul suo petto falsamente anticonformista.

Fatta una omelia stile comunità di base anni 70, tornato davanti a quella che il Guareschi chiamava «tavola calda modello Lercaro», non ha voluto proclamare il Credo: «Sapete perché non dico il Credo? Perché non ci credo». Poverino, dice che non lo capisce! I Padri di Nicea e di Costantinopoli non sono stati abbastanza chiari nel comporre il Simbolo della Fede Cattolica. Lo Spirito Santo che presiedeva a quei Sinodi avrebbe dovuto ispirare meglio le menti di chi li componeva. Ma tant’è …

Per riempire lo spazio vuoto però serviva qualcosa di cantabile e quindi via con “Dolce sentire”, la nota canzone cantata da Claudio Baglioni per il “Fratello sole, sorella luna” di Zeffirelli del 1972.

Il prete, il contesto e i concetti che da esso procedono, puzzano di vecchio: tutto emana il fetore di quella cloaca che è il modernismo che da ormai più di cinquant’anni attossica a morte – semmai fosse possibile – il fragrante giardino della Chiesa Romana.

Si dirà che questo affaire torinese è ben più greve – più trash – rispetto alle altezze intellettuali di un Loisy o a un Buonaiuti e lo riconosco, ma al contempo va rilevato che la sostanza di fondo è la stessa. E ciò dimostra quanto ancora oggi sia attuale l’insegnamento, in tutti i sensi profetico, che san Pio X impartì con infallibile chiarezza a tutti i cristiani con l’enciclica Pascendi Dominici gregis sugli errori del modernismo, data il 7 settembre 1907, centodieci anni fa.

Il non credere nel Simbolo niceno-costantinopolitano da parte di don Fredo è la conseguenza del modo modernista di concepire la religione, i cui dommi sono non tanto la rivelazione fatta semel pro semper da Dio (esterno all’uomo) all’uomo stesso, per mezzo del Papa e dell’Episcopato a lui soggetto e congiunto, ma la resa in formula di un dato sentimento che sorge dal subconscio dell’uomo, in ultima istanza divinizzato. Pertanto se un modernista afferma con la bocca che Gesù Cristo «è consustanziale al Padre» o che «è salito al Cielo e siede alla destra del Padre» non ci crede affatto, il suo intelletto non si adegua a queste verità: sono per lui vane formule che non corrispondono a una realtà effettiva, ma immagini o simboli, sempre inadeguate e costantemente in evoluzione di inconoscibili verità.

Ciò che conta non è la Verità rivelata ed immutabile, ma il perennemente cangiante sentimento del cuore umano, la esperienza, la vita in cui, panteisticamente, si manifesta il divino che è in ogni uomo (immanenza vitale). La fede e la religione ci appaiono quindi ridotte a parti del soggetto-uomo, a una sorta di poesia in senso romantico: e quindi “dolce sentire come nel mio cuore” etc etc etc fino ad arrivare al baratro dell’ateismo che nega i dommi della Fede rivelati da Dio e per analogia Dio stesso che ne è l’oggetto e il rivelatore.

La chiosa finale: a don Fredo va riconosciuta la “onestà” con cui ha pubblicamente affermato di non credere al Credo. Forse non se n’è neppure reso conto, ma ha fatto un palese atto di apostasia. Comunque codesta schiettezza lo differenzia da altri modernisti (anche più noti) che non ci credono ugualmente, ma che non ne fanno pubblica ammissione. Dopotutto se costoro ci credessero (o ci avessero creduto) non organizzerebbero (o non avrebbero organizzato) per esempio manifestazioni come l’incontro di Assisi del 1986 (2002, 2011, 2016) o i pellegrinaggi a Erfurt (2010) e Lund (2016) e le altre varie carnevalate a carattere ecumenico che la Chiesa Cattolica subisce dal 1965.

9 Commenti a "“Al Credo non ci credo” o dell’attualità di Pascendi"

  1. #Michela   2 gennaio 2018 at 10:43 am

    Ma allora se costui non crede in Dio, e pertanto da quel pulpito “insegna” a non credere in Dio, dovremmo noi credere in un falso prete ipocrita? Povero lui……

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  2. #bbruno   2 gennaio 2018 at 12:15 pm

    e se non crede nel Credo cattolico , come fa a celebrare – pardon, a presiedere – la messa ‘cattolica’ ?
    Stessa domanda rivolta a suo tempo, e rimasta senza risposta, a quell’ altro suo simile, e ispiratore, che ha proclamato che non esiste un “Dio cattolico”, e si dice, e spadroneggia, come papa cattolico…. Ma in compenso esiste il dio Migrante e la sua chiesa …migrante, per tutte le vie della perversione …

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  3. #bbruno   2 gennaio 2018 at 12:27 pm

    …o, detto in altro modo, come fa a dirsi ‘cattolica’ quella messa che impunemente possono celebrare – con assistenza di ‘fedeli cattolici’ – gente che non crede né nella Trinità Santissma, né nella Redenzione, né nella Chiesa, né nel Giudizio, né nella resurrezione dei morti? E come fanno a dirsi e soprattutto a essere ritenuti papi della chiesa cattolica- anche da chi li critica e li vorrebbe ‘filialmente’ correggere – gente che agisce per la demolizione del Credo Cattolico?

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  4. #PAOLO   2 gennaio 2018 at 4:37 pm

    Quel tizio non si rende conto di aver fatto “apostasia”. Mi sa invece che lui manco conosce il significato di “apostasia”. Ne avrà sentito forse parlare alla radio, a proposito di qualche ex musulmano, ma poi la strana parola è passata liscia sulla testa. E’ tutto un vocabolario che è dimenticato: dottrina, eresia, catechismo, verità, logos, vizi capitali, virtù, lotta ascetica, Chiesa militante, chiesa trionfante, chiesa purgante, indulgenze, la distinzione tra sacramenti e sacramentali. Non si preoccupino i lettori di Radio Spada: aggiungo subito un grande “eccetera”. Ma non era profondo e vasto questo “vocabolario?” Oh, era una cosuccia piccola, mediocre, appena 25 secoli che vanno dal pensiero filosofico classico ai pontefici del XX secolo passando per la patristica, la Scolastica, gli apologeti, gli scritti ascetici dei mistici, dei santi, dei fondatori e delle fondatrici di ordini religiosi. Una cosuccia che hanno buttato nel cesso, tanto non la capivano mica, era anche scritto in latino o in greco. Però hanno inventato una bella neo- lingua, quella sì che attira i fedeli con le sue strane parole: “pastorale”, “Sfida”, “il dialogo”, e poi “il dialogo”, dialogo, dialogo”. Oops…sono scappati i fedeli…dunque dicevamo…ah si, il dialogo…i migranti, il dialogo. Scusate, mi sono distratto, riprendiamo…il dialogo, i migranti, il dialogo…

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  5. #Leo Viterbium   2 gennaio 2018 at 6:28 pm

    Codesto tale, non avendo alcun diritto di insozzare un pulpito cattolico col suo vomito, vada al bar e racconti tutte le chiacchiere che vuole.

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  6. #bbruno   2 gennaio 2018 at 10:23 pm

    Al Credo non ci credo-
    lo ha detto don Fredo,
    del quale me ne frego
    com’ anco dello Stratego
    che siede sul cadrego
    a finger l ‘impiego
    di nostro Condottiere,
    e sa solo il mestiere
    di solerte Negriero,
    e di morte è foriero…

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  7. #Hector Hammond   2 gennaio 2018 at 11:40 pm

    Un’altro bel risultato di far entrare delle persone di sinistra nella Chiesa .

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  8. #bbruno   3 gennaio 2018 at 10:17 am

    direi anzi del bel risultato che hanno ottenuto i sinistri camuffandosi come chiesa dentro gli abiti della Chiesa! Ma per fortuna sempre più difficile riesce loro nascondere le loro bruttezze!

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  9. #bbruno   4 gennaio 2018 at 10:59 pm

    o don fredo, ma vaffa’ …
    Già, e la gente che stava a quella ‘messa’ , nessuno che ti abbia detto di ‘andarci’ finalmente, affa’…?
    A questo è ridotto il popolo cattolico? Stare a una ‘messa’ e non credere in niente di quanto vi vien fatto (dicono ‘celebrato’)? E avrebbero soddisfatto al ‘precetto’ della chiesa? Sì, certo, hanno pregato – alla “Preghiera dei fedeli’ – che i profughi e i migranti – tutti, senza eccezione, avanti vengano- sentano il calore dell’accoglienza ‘cristiana’— noi ti preghiamo Signore! Ecco la nova messa, in comunione cor papa nostro Francesco e il vescovo nostro, sua copia…E noi a lasciarci fare , a lasciarci palpeggiare, che provando goduria nelle fibre del core – oh quanto siamo buoni! – non ci accorgiamo di quello che vogliono. Una mazzata in testa!

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