di Luca Fumagalli

Romeo_+_Giulietta

Come il suo regista, l’australiano Baz Luhrmann, Romeo+Giulietta (1996) – con Leonardo DiCaprio e Claire Danes nei panni dei due infelici amanti – è un film contraddittorio, fantasmagorico, un’esplosione di luci e colori che alterna quiete e tempesta, gioia e angoscia, commedia e dramma.

Nell’odierna Verona Beach due famiglie benestanti, i Montecchi e i Capuleti, sono in perenne lotta tra loro, smaniosi di accaparrarsi il controllo della città. I loro scagnozzi si aggirano per le strade, pronti a scontrarsi con gli odiati rivali. Persino la polizia pare incapace di arginare un’ondata di violenza progressivamente crescente. Su questo sfondo di sangue nasce e germoglia l’amore tra Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti, due giovani amanti divisi dalle rispettive appartenenze familiari, ma uniti da un profondo sentimento che dà loro la forza di superare ogni ostacolo. Purtroppo, però, per loro le sfide non saranno né poche né facili, e lo spettro della tragedia è sempre dietro l’angolo.

Luhrmann, noto al grande pubblico soprattutto per il successo ottenuto con Moulin Rouge!, decide di trasporre fedelmente il testo shakespeariano; tuttavia cambia l’ambientazione, spostando nel tempo la vicenda di mezzo millennio fino ai giorni nostri. Niente Italia rinascimentale, ma una squallida metropoli americana, ricreata scenograficamente tramite un costante dialogo tra la bellezza della spiaggia e il puzzo dei bassifondi. Allo stesso modo qualche scena dell’originale è stata modificata, qualcun’altra tagliata e anche alcuni personaggi hanno subito piccole o grandi variazioni. Ma tutto questo non importa, è marginale, dato che la pellicola riesce brillantemente a restituire allo spettatore tutto lo spessore tragico dell’opera più famosa del teatro occidentale.

In un tripudio di pulp, di camp, di cattivo gusto esibito, con una fotografia che esalta il folle cromatismo delle camicie hawaiane e delle improbabili cromature della automobili, con un montaggio che passa dal frenetico all’allucinato, Romeo+Giulietta non perde un grammo della commozione generata da un’autentica storia d’amore. Tra feste e anfetamine, tra rock, rap e balli sguaiati, Luhrmann batte costantemente sul tasto del dramma, cioè sullo strappo che sta avvenendo nelle vite dei due amanti, costantemente lacerati tra il desiderio e il dovere, nell’impossibilità oggettiva di manifestare al mondo il loro amore. Non a caso la crudeltà o l’ironia frivola della maggior parte delle scene vira ogni volta, per tutto il film, verso il ritmo lento e le inquadrature calde degli interni, quando i protagonisti danno corpo e anima alla loro storia (memorabili, in tal senso, gli episodi dell’acquario e della piscina).

La gloria di Romeo e Giulietta, pur nel tragico finale, sta proprio nel porsi a emblema di un’alternativa possibile alla violenza gratuita e alla meschina logica del profitto che anima i Montecchi e i Capuleti. Mostrano all’universo intero che è possibile vivere diversamente, immersi nella realtà, dentro un rapporto d’amore che è solo l’anticamera di un Amore con la A maiuscola, più profondo, vero e, soprattutto, eterno. Spiccano, spiriti candidi, su vermi e fanghiglia, su uomini insozzati dall’egoismo. E, come accadde a Cristo, anche loro dovranno venire uccisi dalla meschinità degli altri prima di poter, con il loro gesto estremo, riportare l’ordine e la pace.