La castità è luce

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di Isidoro d’Anna

 

Nell’Epifania appare Gesù Cristo Signore come Luce che si manifesta alle genti. «Veniva nel mondo la Luce vera, quella che illumina ogni uomo», si legge nel Prologo (1,9) del Vangelo di San Giovanni.
La Luce di Cristo rischiara l’umanità e rende lo sguardo di ogni persona puro e nobile verso Dio e ogni altra persona.
Gesù dirà nella sua predicazione: «La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso» (Mt 6,22-23).

Dunque com’è oggi lo sguardo dell’uomo verso la donna, e viceversa? È lo sguardo dei discepoli di Cristo, dei credenti che hanno veramente trovato in Lui e non nella carne il fine della propria vita? È lo sguardo degli adoratori del Signore Gesù, che si sono incontrati, conosciuti e amati in Cristo?
Come guardano l’uomo alla donna, il fidanzato alla fidanzata, il giovane alla giovane, lo sposo alla sposa, e viceversa? Hanno nel cuore e nella mente il pensiero dell’adorabile Gesù Eucaristico e della sua Madre purissima, Maria, che ce l’ha donato? Hanno fame e sete di Dio e della sua giustizia, o fame e sete di piaceri carnali, orgoglio, compiacimento umano e così via?

La ricerca del piacere sensuale fuori dal Matrimonio, o dentro il Matrimonio ma in modo da escludere l’apertura alla vita, fa vivere nelle tenebre dell’impurità e della ribellione a Dio. Può esservi anche un piacere sensuale, nel Matrimonio, non cercato in vista della procreazione, quando ci sono motivi gravi per evitare di accogliere il dono di un nuovo figlio. Allora si ricorre ai metodi naturali, restando pronti ad accogliere un concepimento anche se non desiderato. Così la luce della grazia rimane tra gli sposi.

Eppure vi è una luce più grande, una luce che è tutta candore, innocenza, poesia, riverenza, gioia, spontaneità, purezza. Una luce simile illumina le nozze e la vita insieme di sposi che non cercano il piacere carnale, ma sono felici e appagati di servire Dio insieme, di aiutarsi l’un l’altra a crescere nell’amore verso Dio, di prendersi cura dei figli, e di amarsi e onorarsi come signore e signora del proprio cuore, tutti i giorni della loro vita. Allora la lucerna dell’occhio è sfavillante come non mai e il corpo non serve che come strumento d’amore e di vita. Non c’è più bisogno di tenerlo a bada o sotto controllo per ricavarne il piacere carnale senza la naturale conseguenza del concepimento. Anzi, gli sposi cercano la piena confidenza solo per dare figli a Dio.

La purezza non è solo questione che riguarda l’uomo e la donna. La purezza è cercare Dio in ogni cosa, in tutta la nostra vita, personale e con altri. Allora il fine delle nostre azioni è puro, il più alto, e non è un secondo fine.

Come abbiamo accennato, per vivere e crescere nella purezza bisogna tenersi stretti a Dio nella SS. Eucaristia e alla Madre di Dio che è la prima adoratrice, Colei che ci guida al suo Figlio Divino nella perfezione della purezza.
E pensare che un’umanità innamorata del fango e dell’impudicizia, anche dentro la Chiesa Cattolica, osa parlare del piacere sensuale come una realtà a sé stante, e quindi come un idolo, chiamandolo con un nome appositamente inventato, “il sesso”.
Poi questi teologi da strada, questi cattivi maestri ispirati dal diavolo, parlano del fidanzamento come tempo di attesa dei rapporti sessuali, invece che come tempo di attesa della procreazione e della cura dei figli! Così, fingendo di voler insegnare qualcosa di buono, tolgono ogni onore al Matrimonio e lo riducono a occasione per sfogare la lussuria sul proprio coniuge, invece di pensare a stare insieme in santità di vita.
Per completare il loro insegnamento, dicono ipocritamente che l’astinenza dai rapporti prematrimoniali è possibile, ma come se si trattasse di chissà quale grande sforzo. Infatti, se si fa propria la mentalità idolatra del piacere sensuale, vivere la castità diventa difficilissimo se non impossibile, perché il cuore e la mente sono presi dai desideri più bassi.

Seguendo gente simile, i giovani vivono come poveri cani randagi affamati di piaceri carnali. Il Matrimonio così non ha più niente di sacro e indissolubile, se non a parole, mentre la sostanza di quello che viene insegnato è tenebra e impudicizia.
A voi, cari lettori, la decisione su quale insegnamento seguire.

 

 

Fonte

 

 

2 Commenti a "La castità è luce"

  1. #lister   13 gennaio 2018 at 4:17 pm

    Dopo tanto tempo di assenza, considerato che -finalmente- Radio Spada ce lo concede, mi preme commentare questo scritto, perché mi sento come preso in esame…
    Dunque, nato il mio secondo figlio -34 anni fa- avrei dovuto legare, alle mie pudenda, – un cartellino con su scritto SSPP giacché il D’Anna dice che, se non “ci sono motivi gravi (?) per evitare di accogliere il dono di un nuovo figlio”, non si deve “amare” più la propria moglie…
    Sì “amare”, D’Anna: io uso questo termine.
    Provi anche lei ad utilizzare questo termine per identificare quell’atto e non “fare sesso” trattandolo ferocemente come una cosa “sporca”.
    Provi ad immaginare (visto che…) l’attimo della magnificazione in cui, dal cuore, dall’Anima viene naturalmente spontaneo mormorare “amore mio” e sentirlo sussurrare dalla propria moglie toccando, per qualche attimo, l’estasi, probabilmente non lo catalogherà più come un atto “ispirato dal diavolo” e comprenderà che “il fine” di quell’azione “è puro, il più alto, e non è un secondo fine” ma è semplicemente, grandemente, una conseguenza, il risultato logico derivato dalla premessa: l’amore che lega le due creature, un amore benedetto dal Matrimonio.
    Quella è “luce”, D’Anna, la luce che mantiene vivo un Matrimonio.

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  2. #Chiocciola   19 luglio 2018 at 1:47 am

    Bravissimo, Isidoro!
    Lei colma un vuoto e giustamente qualifica come teologi da strada quelli che…appunto lo sono, come pure, aggiungerei, molti sacerdoti i quali senza problemi fanno capire che la castità coniugale è pressoché impossibile e che il sesso tra coniugi è dovuto “se uno è stressato”. Ok, ma ci si rende conto che non è uno sport e che anzi ne potrebbe nascere un essere umano? E questi sacerdoti, e questi coniugi, fingono di non sapere che la loro esistenza gli è stata trasmessa in virtù di un atto coniugale? Lo mettono alla stregua di uno svago antistress…deludente e deprimente, fino alle lacrime, sentire e leggere certe pseudoargomentazioni anche un po’ ingrate e prepotenti che – riduciamo il discorso all’osso – pian piano rischiano di indurre ad adorare la creatura (e/o certe gioie del Creato) al posto del Creatore.
    E, come dice Lei, il loro insegnamento spesso batte su un punto: attendere il matrimonio. Per poi poter consumare e rifarsi. In sostanza ne fanno una questione di tempo e di semafori, ma di come dovranno vivere il matrimonio, di come santificare propriamente il matrimonio, se stessi, il coniuge e i figli, quanto parlano? Si aggiunge il fatto che per rare coppie insorgono problemi “a letto”: uh, dopo una così lunga attesa e tante aspettative alimentate, come faranno? Verrà loro una nevrosi se non si muniscono presto di una visione illuminata. Questi casi esistono. Sarebbe stato meglio trattare del matrimonio come di un fatto alto, un sacramento che ha ben altri risvolti, ampliando e innalzando l’orizzonte, altrimenti chissà che tragedia…
    Grazie di cuore.

    @lister: il frutto dell’albero del bene e del male (per fare un esempio fra i tanti) appariva sano e gustoso, senza ammaccature o vermi; non destava sospetti. Fu anche proposto da un tipino normale e convincente. Gli esiti si evidenziarono dopo.

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