L’ennesima figuraccia del “prolifo”

ippogrifo

 

di Ilaria Pisa

 

Non so se conoscete il “prolifo” [1]. E’ una creatura mitologica ovviamente, come l’ippogrifo, e come questo è ibrido: non una elegante chimera di rapace e cavallo, ma una mostruosa combinazione di un embrione umano con lo zucchetto di Mons. Paglia (o di Mons. Galantino, o con la cravatta di Quagliariello).

Il “prolifo” è protagonista di gag tragicomiche, come quella oggi riportata dall’ottimo Tosatti qui ed efficacemente commentata da Massimo Micaletti, che è un signore ed ha quindi molto più stile e savoir faire di chi scrive.

In sintesi, l’inconcludente palude del “prolifismo” italiano mainstream (quello che ha spazio nelle parrocchie, per intendersi) si è scandalizzata per il documento “PLEDGE OF FIDELITY – FAITHFUL TO TRUE DOCTRINE, NOT TO ERRING PASTORS” redatto, firmato e diffuso da svariati attivisti e blogger del mondo prolife (distinto dal “prolifismo”) cattolico statunitense e mondiale. In sostanza si tratta dell’ennesimo dolente grido a Bergoglio perché si ricordi di essere Papa non solo quando ha in mente i cacchi suoi (sull’inutilità penosa di simili appelli, torniamo dopo). In Italia la staffetta è stata raccolta da diverse sigle e personalità, le più rilevanti delle quali sono naturalmente le afferenti alla Marcia per la Vita (Famiglia Domani & R. De Mattei).

Le motivazioni per cui le educande proteiformi del “prolifismo” sono arrossite è che il “Fidelity pledge” è “contro” Francesco, il che sarebbe (parole dell’on. Gigli) “miope e ingeneroso, dato che il Papa e la Chiesa cattolica sono nel mondo e in Italia i maggiori e più importanti alleati di tutti coloro che difendono la vita umana e ne promuovono la causa“. In effetti, prima del putsch modernista la Chiesa cattolica ERA baluardo della difesa della vita e in generale della verità, adesso la situazione è un pelo diversa ed è per questo che, già così, il ditino alzato di Gigli fa morire dalle risate.

L’ulema “prolifista” si lancia poi in una fatwa per la quale avrà dovuto, poverino, raccogliere tutte le sue scorte di incisività: “Invito pertanto tutte le nostre associazioni a prendere le distanze dal testo e ad evitare ogni rapporto e ogni collaborazione con le organizzazioni firmatarie… Per il 2018 invito tutte le associazioni locali a non partecipare alla marcia per evitare qualunque confusione tra la nostra realtà e queste organizzazioni estremiste e malamente tradizionaliste… che continuamente cercano di coinvolgerci nella loro attività caratterizzata da fanatismo e ideologia“.

Lo spossato Gigli chiude poi la sua enciclica, evidentemente prostrato da un tale saggio di governance di ferro, e la cosa ci conforta, perché (forse) il “prolifo” per un po’ chiuderà bocca.

Ci stupiamo che la difesa della vita – nel mondo anglosassone stendardo persino di chi non ha né Messa né Sacramenti -, sempre apparsa agli ingenui (inclusa, da giovane, chi scrive) l’ultimo baluardo saldo in campo etico, abbia oramai la consistenza dello squacquerone? Ci stupiamo che la linea CEI in proposito sia inesistente, e che, eccezion fatta per il meritorio lavoro dei CAV, in generale il mondo “prolifo” non produca nulla se non sterili fiumi di parole e strette di mano con i fautori politici dei peggiori compromessi (almeno dal ’78 in poi)?

No, nessuno stupore: sul tema hanno scritto per anni penne eccellenti (anche sulle pagine virtuali di RS), le cui denunce non ripeto.

Una nota di costume però va fatta.

La disgustosa ambiguità del “prolifo”, lo ammette lo stesso Gigli, è erede diretta della rivoltante complicità del “prolifo” stesso con l’apostasia clericale: il motivo per cui la sua “militanza” non ha portato a nulla se non a disastri è lo stesso per cui nelle parrocchie, come in un mondo distopico o in un regime parasovietico, da decenni si fa damnatio memoriae di tutto ciò che mal si adatta allo spirito conciliar-modernista, e si applaudono euforicamente tutte le idiozie partorite dai nipotini di Rahner e Teilhard De Chardin. Se non si ha spina dorsale nel credere, se non si hanno punti fermi (princìpi aristotelici di identità e di non contraddizione) nel pensare, come si può far qualcosa di decente in un qualsivoglia ambito di militanza civile? Non si può.

Chiunque si illude che cianciando di “unità”, di “non dividere”, di “non scandalizzare i piccoli” [2], si possa rendere in questi tempi una qualche testimonianza, sbaglia. Chiunque crede che le questioni morali possano essere difese a prescindere dalla ferma denuncia della crisi in cui versa la Chiesa, sbaglia. Chiunque pensa che si stava meglio “quando c’era lui, Karol lei”, sbaglia.

E non lo dice Ilaria, lo dicono i fatti, da decenni.

Da ultimo, mi permetto di invitare alla riflessione tutti coloro che da anni redigono e siglano “suppliche filiali”, “dubia”, “correzioni filiali”, “pledges of fidelity” e via lenzuolando, finendo puntualmente nel bidone dei rifiuti di un Vaticano “grigio e sordo”. State perdendo, nell’ordine: tempo, energie, credibilità e dignità. Facciamocene tutti una ragione, fatevela anche voi: la Chiesa è occupata e non solo dal 2013, il pastore è percosso e le pecore disperse, e invece di tante raccolte firme e di tante chiacchiere più o meno sottovoce sarebbe opportuno passare una volta tanto all’azione.

(Ci sarebbe anche da osservare qualcosa sull’efficacia apologetica, e sull’utilità pratica, di manifestare contro leggi che neppure il Santosubito riuscì a far abrogare. Ma sembrerei anch’io un ulema, quindi evito.)

Concludo. Esaù perlomeno vendette la primogenitura per un gustoso piatto di lenticchie, il “prolifo” regala la propria anima (costata un mare di sangue a Nostro Signore) per ricevere, in cambio, pastori ciechi e mercenari, un clero al 90% incommentabile se non degno del patibolo, una pseudodottrina farraginosa e mortifera, e la più totale e desolante insignificanza politica: perché il “prolifo”, come tutti i tiepidi, è sgradito al Cielo tanto quanto ai suoi nemici.

Buon Anno.

 

 


[1] il copyright per la genesi di questa creatura è di A. G.
[2] indimenticabili gli isterismi successivi alle polemiche sulla Marcia per la Vita che erano state sollevate da Dal Bosco (e non solo) nel 2014 sul nostro sito. Metodi e contenuti del pirotecnico autore potevano essere senza dubbio criticati, ma le veline del “prolifo” ci fecero proprio sganasciare.

 

 

Un commento a "L’ennesima figuraccia del “prolifo”"

  1. #bbruno   8 gennaio 2018 at 4:56 pm

    “In sostanza si tratta dell’ennesimo dolente grido a Bergoglio perché si ricordi di essere Papa”…. gtido vano, perché Bergoglio non si ricorderà mai di essere papa, perché papa sa bene di non esserlo, non vuole esserlo,ma quella sua apparenza di papa la vuole usare per distruggere l’idea stessa di papa…

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