Te Deum per Radio Spada: bilancio di un anno che si è concluso

di Luca Fumagalli e Piergiorgio Seveso

Quando si scrivono articoli come questi, la penna cattolica deve evitare accuratamente due scogli esiziali: l’ottimismo irrealistico e il pessimismo incattivito e psicotico. Così ci tocca ammettere che, per Radio Spada, il 2017 è stato un anno entusiasmante ma certamente impegnativo.
Portare avanti un progetto come un blog serio e la casa editrice in tempi come questi è molto oneroso, a maggior ragione se si tratta di  una piccola impresa che si basa esclusivamente sulla buona volontà dei singoli. Sempre meno persone, infatti, tra coloro che si lanciano in proclami e in tentativi velleitari, sono disponibili, nell’alveo di quello che giornalisticamente viene definito “tradizionalismo”, a sacrificare con continuità ed efficacia parte del proprio tempo per quella dura e buona battaglia a cui, pur con tutti i limiti umani del caso, Radio Spada fornisce il suo incessante contributo.
Mancano dunque mezzi, uomini e risorse, con l’aggravante di un clima sempre più ostile verso le posizioni cattoliche, di una Chiesa ufficiale sempre più infettata dal virus del modernismo e, soprattutto, di un “tradizionalismo” sempre più piegato (e piagato) su se stesso. Fioccano iniziative, convegni, capipopolo e mattatori, si agitano servi sciocchi e lacchè, ancelle e mosche cocchiere, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti: l’azione di chi si oppone al Concilio Vaticano II e a tutto quello di nefasto che ne è seguito risulta spesso indebolita e contraddittoria, in perenne moto pendolare tra irrigidimento allucinatorio e lassismo facilone, vana superbia e disperazione. Ci si loda e ci si imbroda nei nostri ritrovi, con pacche sulle spalle e argute battute sul Bergoglio di turno, in taluni casi con un perfetto decadentismo da pizzi e merletti, cappemagne e mazzieri  che è l’ultimo giocattolo che la storia sembra aver concesso a degli sconfitti. E poi, una volta usciti dagli scantinati dell’esistenza, cosa accade? Come vampiri si fugge terrorizzati dalla luce del sole e si ritorna nel buio dell’insignificanza. Ogni tanto si ha la fastidiosa sensazione – ci sia concesso – che la cura faccia solo passare da una malattia all’altra.
Radio Spada in tutti questi anni di attività ha cercato e sta cercando, nello sprezzo delle delusioni, di fare la sua parte, e i frutti non mancano. Lo fa, dicevamo, con quel poco che la Provvidenza ha concesso ai suoi redattori, occupandosi degli argomenti più disparati, allargando gli orizzonti culturali del “tradizionalismo” oltre la teologia, la storia e la politica, studiando, approfondendo e, perché no, osando anche un po’. Non è nostro costume – e certamente non cambieremo abitudine proprio adesso – vantare numeri, statistiche o risultati ottenuti, anche se talvolta abbiamo dovuto farlo per dissipare le “cortine fumogene”.
Se, come in ogni opera umana si commettono errori, Radio Spada non ne è e non ne sarà esente: possiamo consolarci, almeno in parte, per la purezza dei nostri intendimenti e per aver sempre cercato i mezzi migliori per realizzarli.
Di una cosa, però, siamo certi: nel bene o nel male, sia per i critici che per gli estimatori, Radio Spada è ormai diventato un punto di riferimento imprescindibile, un fatto irreversibile che non può più essere ignorato; anzi – ed è motivo di grande orgoglio – poco alla volta il blog e la casa editrice stanno guadagnando piccoli spazi anche nel dibattito nazionale e sulla stampa estera.
Ringraziamo dunque tutti i collaboratori, gli amici e anche i detrattori, raccomandandoci alle loro preghiere. Allo stesso tempo ci rivolgiamo a chiunque voglia darci una mano. Invitiamo articolisti, impaginatori, grafici, correttori di bozze, ma anche spadaccini di ventura, gente che voglia volare in alto verso un Sole che non brucia le ali, eccentrici per Cristo Re, giocolieri barocchi,”glorie del laicato” e scappati di casa assortiti a contattarci subito ai nostri recapiti.
Per quel che ci riguarda, il progetto Radio Spada durerà finché Dio vorrà, ma rimarrà nella storia (quella con la s rigorosamente minuscola) per aver dimostrato che il “tradizionalismo” può essere qualcosa di ben più che voci monomaniacali, monadi soliloquenti e vaniloquenti chiuse in quella sottospecie di “apostolato domestico” che, troppo spesso, pare piuttosto sinonimo elegante di disimpegno e resa. Noi intanto cantiamo a squarciagola il nostro Te Deum.

Buon 2018 a tutti.

 

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