di Luca Fumagalli

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Les choristes – I ragazzi del coro, film del 2004 per la regia di Christophe Barratier, con Gérard Jugnot, François Berléand, Jean-Baptiste Maunier, Kad Mérad, Jean-Paul Bonnaire e Marie Bunel nei panni dei protagonisti, è una fiaba delicata sull’imprevisto, la storia di un incontro che cambia la vita.

Francia, 1949. Clément Mathieu, un compositore fallito, viene assunto come sorvegliante in un istituto di rieducazione per minori. Alla severità del cinico direttore, Mathieu, dignitoso perdente, preferisce contrapporre la dolcezza delle sue lezioni di musica; i ragazzi, all’inizio indisciplinati e riottosi, impareranno presto, attraverso il canto, a prendersi finalmente sul serio, ad amare la libertà e a rispettarsi tra loro.

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Clamoroso successo in patria, Les choristes fu, all’epoca dell’uscita in sala, campione di incassi ed ebbe due nomination agli Oscar. Anche il cd della colonna sonora vendette moltissimo a riprova della straordinaria intensità dei brani cantati dalle voci angeliche del coro.

La pellicola, semplice ma efficace, non annoia mai e, soprattutto, evita il pericolo di scadere nel classico drammone tutto lacrime e facili sentimenti. La melassa è scongiurata grazie a un sapiente intreccio di ironia e profondità, con una trama che si dipana linearmente e senza allungare inutilmente il brodo. La regia, nel complesso pulita, non si concede nessun guizzo estroso, ma si “accontenta” di valorizzare il volto dei protagonisti, in particolare quello dei ragazzi, la maggior parte dei quali è composta da emarginati od orfani in cerca di un’occasione di riscatto. Per loro Mathieu diventerà col tempo più di un goffo maestro, ridicolo negli abiti sdruciti; lui sarà per loro un padre, il primo uomo che li ha guardati con occhi gonfi d’attesa e di speranza.

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