a cura di Luca Fumagalli

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Inizia con questo articolo una nuova serie di pubblicazioni di stralci tratti dai romanzi più famosi di mons. Robert Hugh Benson (1871-1914).

Questa volta la fonte a cui abbeverarsi è l’ottimo “Vieni ruota! Vieni forca!” (1912), romanzo storico ambientato tra il 1579 e il 1588, in epoca elisabettiana, all’inizio delle persecuzioni sistematiche nei confronti dei cattolici.

Nel seguente brano Robin, protagonista del libro, incontra gli amici Anthony Babington e Thomas Fitzherbert a casa di un contadino, John Merton, e percorre a cavallo con loro un tratto di strada. Il padre di Thomas è prigioniero a Londra perché cattolico e la recente scomunica di Elisabetta ha creato nuovi contrasti tra i pochi rimasti fedeli a Roma. Si delinea così, già nelle prime pagine, uno dei temi principali del romanzo.

 

«Pensate che i delegati[1] ci faranno nuovamente visita?» chiese Anthony. «Mr. Fenton mi diceva…»[2]

«È Mr. Fenton e la gente come lui che li farà arrivare se succederà», sbottò Mr. Fitzherbert con irritazione. «Sono un buon cattolico, spero, come qualunque altro nel mondo; ma possiamo sicuramente vivere senza i sacramenti per un mese o due qualche volta! Ma è questo perpetuo andirivieni di preti che fa arrabbiare Sua Grazia e i suoi consiglieri. Non credo che Sua Grazia abbia una grande ostilità contro di noi; ma presto l’avrà, se uomini come Mr. Fenton e Mr. Bassett stanno sempre a ospitare preti e a incoraggiarli. È lo stesso a Londra, vengo a sapere, è lo stesso nel Lancashire, è la stessa cosa dovunque. E il mondo intero sa e pensa che noi disprezziamo Sua Grazia con tale sfacciataggine. Tutta la discordia arrivò con quella vecchia Bolla, Regnans in Excelsis, nel ’69, e…»[3]

«Scusatemi, signore,» disse una voce tranquilla da dietro di lui; e Robin, guardandosi attorno, vide Anthony con un viso come congelato.

«Puah! Puah!» esclamò Mr. Thomas, apparendo a disagio. «Il Santo Padre, lo accetto, può commettere degli errori – come io reputo – in simili questioni, come ogni altro uomo. Accidenti, una dozzina di preti mi hanno detto che la trovarono inopportuna; e…»

«Io non permetto», disse Anthony con un’aria di dignità superiore alla sua età, «che nessuno parli così in mia presenza».

«Bene, bene; vi siete scaldato moltissimo, Mr. Babington. Ammiro tale zelo a dire il vero, come lo ammiro nei santi; ma non siamo tenuti a imitare ciò che ammiriamo. Non dite di più, signore; e io non dirò di più». Cavalcarono in silenzio.

Era, a dire il vero, una delle questioni a quei tempi discusse tra i cattolici. Il papa non era stato abbastanza rapido per alcuni, e troppo rapido per altri. Un partito diceva che aveva tuonato troppo presto, se proprio era il caso di tuonare, e che era il caso di aspettare pazientemente finché Sua Grazia la regina non si fosse pentita da sola; l’altro partito diceva che non aveva tuonato abbastanza presto. Dal che si può almeno dedurre che lui era stato perfettamente opportuno. Non si poteva però negare che, dal giorno in cui aveva dichiarato Elisabetta fuori dall’unità della Chiesa e i suoi sudditi sciolti dal loro dovere di fedeltà – ma mai, come qualcuno finse allora e ha continuato a fingere da allora, che un privato potesse ucciderla e non commettere del male – da quel giorno, la ferocia di lei era aumentata di anno in anno contro le genti cattoliche, le quali non desideravano altro che di servire sia lei che il loro Dio, se lei lo avesse permesso e reso possibile.

[1] Agenti della Corona incaricati di arrestare i cattolici.

[2] Mr. Fenton, come il Mr. Basset citato più avanti, è un gentiluomo cattolico della zona.

[3] In realtà la Bolla con cui San Pio V scomunicò Elisabetta è datata 25 febbraio 1570.

(Brano tratto da: R. H. BENSON, Vieni ruota! Vieni forca!, Verona, Fede & Cultura, 2013)