Morire per il cattolicesimo ai tempi di Enrico VIII

citazione a cura di Luca Fumagalli

Continua il nostro viaggio tra le pagine migliori de “Il trionfo del re”, romanzo storico del 1905 a firma di mons. R. H. Benson.

Il 4 maggio 1535 cinque sacerdoti vengono giustiziati a Londra con l’accusa di essersi rifiutati di prestare il giuramento di fedeltà al sovrano, ineludibile dopo l’approvazione, nell’anno precedente, dell’Atto di Supremazia con cui Enrico VIII si era autonominato capo della Chiesa inglese. Qualche tempo dopo Christopher, il protagonista del romanzo, visita in compagnia di un monaco il luogo del loro martirio.

Christopher non lo degnò che di uno sguardo e si voltò di nuovo. Era qui che avevano subito il martirio, quei forti, quegli intrepidi cavalieri di Dio; essi avevano penduto da queste travi, coi piedi sul carro che era il loro carro di gloria, e il collo nella fune che sarebbe stata il loro celeste distintivo; avevano guardato quei luoghi che egli stava ora guardando, mentre tenevano il breve discorso rivolti verso la Porta di Tyburn. Batté ancora una volta la mano sulla rozza trave e mentre gli passavano nella mente i particolari del supplizio, si curvò baciandola, e un fiume di lacrime gli velò gli occhi. Il monaco gli tirò di nuovo nervosamente le maniche.

«In nome di Dio, fratello!» Christopher si volse. «La caldaia», chiese «dove stava?». Il monaco fece un movimento d’impazienza, ma indicò nondimeno da una parte, lontano dal luogo dove stavano gli altri uomini e Christopher vide in basso, presso uno dei torrenti, un largo tratto di terreno annerito e un mucchio di ceneri. Scesero giù, poiché l’altro monaco non desiderava che mettersi in un luogo meno esposto, e Christopher si trovò tosto sull’orlo del terreno annerito mentre più in là sulla riva del torrente si notava del fango e dell’erba calpestata. La grigia cenere si era ormai sparsa per il prato ma giacevano ancora là, carbonizzati e affumicati, i grossi ceppi che avevano arso sotto la caldaia nella quale erano stati bruciati i corpi dei monaci; ed egli li guardò fissamente, istupidito e atterrito dall’orrore di un tale pensiero. La sua mente, presa da una violenta reazione, sembrava incapace di frenare le proprie cognizioni e quasi schiacciata sotto un peso, e il compagno lo udiva ripetere con lenta, monotona insistenza: «Era qui, qui; qui stava la caldaia; proprio qui». Poi si volse e guardò il compagno negli occhi.

«Stava qui, ne siete sicuro?»

L’altro emise un fremito d’impazienza.

«E dove poteva essere? Venite, fratello, avete veduto abbastanza».

Mentre tornavano a casa gli raccontò altri particolari circa quello che i suppliziati avevano detto e il modo con cui si erano comportati. Il monaco sionita Reynolds si era guardato allegramente intorno mentre lasciava il carro per salire sul patibolo[1]; il prete secolare si era fatto pallido e aveva chiuso gli occhi più d’una volta[2]; i tre priori certosini erano rimasti impassibili fino alla fine, non manifestando né negligenza né timore; dopo la morte il braccio del priore Houghton era stato staccato e portato alla Certosa di Londra per terrorizzare gli altri[3]; le loro teste, secondo quanto aveva udito, erano sul ponte di Londra. Christopher camminava lentamente mentre ascoltava, tenendo stretto sotto lo scapolare il brandello di rozza stoffa bianca che aveva raccolto presso la caldaia, bevendo avidamente ogni particolare e inserendolo nel quadro fantastico che andava formandosi nella sua mente; ma nel quadro c’era molto più di quanto l’altro pensasse. Il prete era un uomo semplice, dotato di molta praticità e non immaginava nulla della visione del giovane monaco che gli stava a fianco, visione in cui si susseguivano patiboli affollati dagli angeli dell’Agonia e della Passione; facce celestiali rivolte in basso, braccia piagate e gloriose distese in atto di accoglienza; Maria con gli occhi materni e attorniata da vergini disposte a cerchi elevantisi in uno splendore crescente fino alla bianca, accecante luce salvatrice, in alto dove stava l’Eterna Trinità circondata d’amore e di gloria, pronta a ricevere e coronare gli intrepidi soldati di Dio.

[1] Nato intorno al 1492, Richard Reynolds fu canonizzato da Paolo VI il 25 ottobre 1970 come uno dei Quaranta martiri di Inghilterra e Galles.

[2] John Haile, beatificato da Leone XIII il 29 dicembre 1886.

[3] I tre priori, Robert Lawrence, John Houghton e Augustine Webster, figurano anch’essi tra i Quaranta martiri di Inghilterra e Galles.

3 Commenti a "Morire per il cattolicesimo ai tempi di Enrico VIII"

  1. #bbruno   8 febbraio 2018 at 6:45 pm

    un preghiera ogni giorno la faccio ai santi Martiri Inglesi: che mi tengano fermo nella fede, che ora è anche peggio di allora: allora era un pazzo di re che infuriava, ora è un pazzo che passa da papa a indurci in tentazione…Libera nos Domine a malo et a Bestia ista!

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  2. #lister   9 febbraio 2018 at 9:22 am

    Magnifico!
    Grazie Luca.
    Ah, Luca, le porto i saluti di Don Paolo di San Giuseppe da Copertino a Roma.

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  3. #Luca   9 febbraio 2018 at 10:50 pm

    Grazie mille #lister, saluti anche da parte mia. Mi affido alle vostre preghiere.

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