Venezuela, inflazione alle stelle e criptovaluta di stato

A gennaio di quest’anno un giornalista del New York Times usciva da una banca con una borsa piena di contanti, 100.000 bolivares. Non era una rapina. Aveva prelevato, e 152$ appena.

Qualche giorno prima aveva infatti svuotato l’intero portafogli per pagare solo tre caffè e due bottiglie d’acqua.

L’unico problema è che la banconota dal taglio più grande in Venezuela era di 100 bolivares, il corrispettivo di qualche centesimo di dollaro. Ah, “le gioie” dell’iper-inflazione!

  

Anche adesso che Maduro ha introdotto banconote da 20.000 bolivares la sostanza non è cambiata affatto. In Venezuela lo stipendio statale medio si aggira sui 13$ al mese.

Ad aprile 2016 il Bolivar ha dimezzato il suo valore, il prodotto interno lordo è crollato (-26%), quest’anno l’inflazione è esplosa (+2.200%), recentemente i prezzi sono volati alle stelle (+6000%), l’economia al collasso e le famiglie muoiono di fame, al punto che un gruppo di persone ha fatto irruzione in uno zoo per mangiarsi un cavallo.

In altri paesi che hanno affrontato iper-inflazioni simili, la popolazione aveva trovato rifugio adottando valuta estera.

Per esempio nel 2016 in Zimbabwe, dove l’inflazione ha toccato nel 2008 vette da record (89,7×1021%), il governo centrale in ginocchio di fronte alla polverizzazione del valore della propria moneta, cominciò ad acquistare dollaro statunitense, che tra la popolazione aveva già cominciato a soppiantare la valuta locale.

In Venezuela però il controllo valutario da parte della dittatura socialista non permette infiltrazioni di valuta altra rispetto al bolivar, rendendo molto difficile l’acquisto di beni di prima necessità.

È così che molti venezuelani hanno trovato il modo di aggirare le restrizioni valutarie attraverso il “Bitcoin mining” (letteralmente estrazione di Bitcoin) e l’utilizzo di questa valuta digitale attraverso internet.

L’estrazione di Bitcoin è un processo di decifrazione crittografica molto complesso che richiede molti e potenti computer ad esso dedicati (ASIC), i quali richiedono enormi quantità di energia elettrica. Generalmente le bollette dell’elettricità abbassano i profitti dell’estrazione di Bitcoin. Ma in Venezuela dove l’elettricità è praticamente gratuita e pagata dallo Stato estrarre Bitcoin equivale a trovare oro.

Alcuni venezuelani che estraggono Bitcoin, riescono a guadagnare qualcosa come 1200$ al giorno (un Bitcoin vale circa 4000$).

Alberto, un “minatore” di 23 anni nel 2013 ha scoperto la criptovaluta su un forum argentino di videogiochi. Adesso, in piena crisi economica, usando carte prepagate come Neteller o BitPay che permettono di depositare Bitcoin e spendere dollariimporta cibo dagli Stati Uniti tramite il servizio Amazon Prime Pantry.

I prodotti vengono impacchettati e imbarcati a Miami e spediti via mare in Venezuela.

Ricardo, un insegnante di fotografia di trent’anni, estraendo Bitcoin guadagna 500$ al mese con cui riesce a pagare le medicine per sua madre affetta da una malattia cronica al fegato.

Jesús, ventiseienne di Barquisimeto, adottando Bitcoin al posto del bolivar ha salvato la sua attività, perché ora può acquistare le forniture per il suo negozio di computer.

Rodrigo Sousa, imprenditore trasferitosi negli Stati Uniti, nel 2014 ha fondato Surbitcoin un exchange online su cui è possibile comprare e vendere bolivar per Bitcoin. Solo nell’ultimo anno il volume di bolivar scambiati è triplicato toccando i 725.000$, portando sempre più venezuelani ad adottare la criptovaluta.

Bitcoin è diventato a tutti gli effetti una alternativa all’utilizzo del bolivar. Bitcoin è diventato l’unica speranza di sopravvivenza in Venezuela. Può Bitcoin diventare moneta di Stato? In un certo senso, tra la popolazione, lo è già.

 

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A dicembre, l presidente venezuelano Nicolas Maduro ha detto che il Venezuela lancerà una criptovaluta per combattere il “blocco” finanziario guidato dagli Stati Uniti. Nonostante questa altisonante dichiarazione  Maduro non ha fornito ulteriori dettagli su come vorrebbe uscire dalla crisi economica.

La notizia che attualmente fa scalpore riguarda “petro”. Maduro ha dichiarato: “Il Venezuela creerà una criptovaluta … il ‘petro’, per avanzare nelle questioni di sovranità monetaria, per fare transazioni finanziarie e superare il blocco finanziario”.

Perché si punta su una cripto?

Maduro ha deciso di allontanarsi dal dollaro americano, dopo il recente aumento spettacolare del bitcoin. Questo è un chiaro segnale di come le valute digitali stiano lentamente rivoluzionando il mondo degli investimenti mainstream. In genere nessun governo o banche centrali si è schierato a favore delle criptovalute.

Il Bitcoin ha già un forte seguito tra i venezuelani più esperti di tecnologia. In questo modo si possono aggirare tutti i controlli economici, ottenere dollari e fare acquisti su Internet. La valuta venezuelana, nel frattempo, è in caduta libera.

 

 

Fonti: Riminiduepuntozero e elysiumschool.com

 

 

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