Chiesa nazionale o Chiesa universale?

citazione a cura di Luca Fumagalli

Continua il nostro viaggio tra le pagine migliori di “Con quale autorità?” (1904), romanzo storico di mons. R. H. Benson ambientato in epoca elisabettiana, all’inizio delle persecuzioni anticattoliche.

Anthony, ora alle dipendenze dell’arcivescovo di Canterbury, Edmund Grindal, si reca a Lambeth. Nella piccola torre del palazzo è detenuto un prigioniero cattolico, un certo Buxton, amico della famiglia Maxwell. Tra i due nasce una vivace discussione sulla natura dell’anglicanesimo, se sia giusto o meno subordinare la Chiesa ai biechi tornaconti del sovrano.

 

Due giorni dopo avere lasciato Great Keynes, Anthony ricevette un biglietto di Lady Maxwell[1], la quale lo avvertiva che sarebbe stato condotto prigioniero a Lambeth[2] un cattolico di nome Buxton, e lo pregava, essendo egli un suo buon amico, di usargli ogni maggior gentilezza. La sera dopo, infatti, arrivò il prigioniero, che venne rinchiuso nella piccola torre che serviva talvolta per i prigionieri di più alto grado, e dove subito Anthony andò a trovarlo.

Il signor Buxton era un uomo con capelli scuri, occhi vivaci, maniere cortesi e franche, vestito con severa eleganza. Disse subito al giovane di essere stato varie volte a Great Keynes e di avere conosciuto molto bene il povero Sir Nicholas.

«Mi è sempre parso che la sua vita fosse una di quelle che danno una continua smentita a coloro che affermano che un buon cattolico non può essere un buon inglese; infatti non credo sia mai esistito un suddito più fedele di lui.»

«Sono in ciò completamente della sua opinione; non avviene però talvolta che i cattolici si trovino nel dubbio se ubbidire al Papa o al capo dello Stato?»

«Sì, o per lo meno ciò può accadere. Nonostante il principio sia chiaro: Date Caesari quae sunt Caesaris![3] La difficoltà sta nell’applicarlo.»

«È invece difficile che ciò possa mai accadere con noi che apparteniamo alla Chiesa d’Inghilterra, giacché il sovrano è anche il governatore della Chiesa».

«Capisco, lei vuol dire che una Chiesa nazionale è preferibile, poiché in questo caso l’autorità civile ed ecclesiastica sono una cosa sola».

«Precisamente» rispose il giovane incominciando a riscaldarsi, poiché era questo uno dei suoi temi preferiti. «La Chiesa è la forza religiosa della nazione: quando l’Inghilterra combatte per terra, si serve del suo esercito, quando combatte per mare, della sua armata, e quando è in lotta con poteri spirituali si serve della sua Chiesa; appare dunque manifesto che essa deve essere sempre la Chiesa della nazione. Gli inglesi e gli spagnoli sono come cani e gatti fra loro; a loro non piacciono gli stessi cibi, né gli stessi abiti; mi si dice che le loro costruzioni siano pure differenti dalle nostre; diversa è pure la loro lingua; e differiscono da noi persino fisicamente e intellettualmente: perché allora dovrebbero la loro religione e le loro preghiere essere uguali alle nostre? Ed è appunto perché Dio ci ha fatti diversi che non condanno la religione degli altri.»

Il tema che stava tanto a cuore ad Anthony gli aveva dato un’insolita eloquenza.

Il signor Buxton, che lo aveva ascoltato attentamente facendo col capo piccoli cenni come d’approvazione, rimase un momento silenzioso e poi disse:

«Benissimo, benissimo. Come teoria potrebbe riuscire convincente ed è appunto quello che professa l’Inghilterra. Ma, mio caro giovane, Cristo non ha voluto un regno di questo genere. “Il mio regno – Egli ha detto – non è di questo mondo”, cioè non è regolato dalle divisioni e sistemi del mondo. Lei mi ha descritto Babele: ma fu appunto per distruggere Babele e costruire una nuova spirituale città che venne Nostro Signore, e che Egli mandò lo Spirito Santo a Pentecoste per formare la sua Chiesa di Arabi, Medi ed Elamiti; per abbattere le mura di divisione, come dice l’Apostolo, affinché non ci fossero più né Ebrei, né Greci, né Barbari, né Sciti, e per fondare un solo vasto regno, che noi appunto per questa ragione chiamiamo cattolico; per distruggere le differenze fra nazioni e nazioni, per attirare tutti a far parte del popolo di Dio, per abbattere Babele, la città della confusione, e costruire Gerusalemme, la città della pace. Ma mio Dio!» e nel suo eccitamento balzò in piedi mentre Anthony lo guardava meravigliato e confuso. «Lei e la sua Inghilterra vorrebbero dividere il Regno celeste in tante Chiese nazionali, fra tutti i regni del mondo, e ciononostante si dicono servi di Colui che venne a fare l’opposto, e che lo farà malgrado loro, che costruiscono i regni di questo mondo anziché il Regno di Dio e del suo Cristo. Ma se ogni nazione deve avere la sua Chiesa, perché non dovrà averla anche ogni contea, ogni città, ogni singola anima, visto che tutte sono diverse? No, no, signor Norris, lei è accecato dal Principe di questo mondo, anche adesso egli le addita dalla sommità di un alto monte i regni di questo mondo e la loro gloria, ma levi lo sguardo verso le colline donde le viene aiuto, verso quelle colline più alte del monte sul quale ella posa, e guardi la nuova Gerusalemme ammantata di gloria scendere da Dio per abitare con gli uomini».

Gli occhi del signor Buxton erano scintillanti e la sua parola e il suo gesto rivelavano un tale entusiasmo, che Anthony non riuscì suo malgrado a provar risentimento.

«Ebbene, signore» rispose dopo un momento di silenzio. «In un certo senso sono naturalmente della sua opinione, ma per ora questo regno non è venuto, né l’avremo sino a che non torni Nostro Signore a render chiara ogni cosa».

«Non è ancora venuto!» esclamò il signor Buxton. «Ma che cosa è la Chiesa cattolica e apostolica se non questo? In essa voi trovate il regno visibile composto di gente d’ogni nazione, d’ogni lingua e d’ogni classe, come ha detto l’Apostolo[4]. Io ho, signor Norris, un piccolo possesso in Francia dove vado talvolta, e la gente che vive in quel posto porta grossi scarponi di legno e parla una lingua umana diversa dalla mia, ma, grazie a Dio, essa parla lo stesso linguaggio di contrizione, di adorazione e di preghiera. Là, come nel mio oratorio di Stanfield, si celebra la stessa messa, vi sono gli stessi preti, si conserva il medesimo Divino Sacramento e si professa la medesima fede. Vada in Spagna, in Africa, a Roma, in India: ovunque Cristo è predicato, la Chiesa è, come qui, la città della Pace. Ma che dire della sua Chiesa! Scusi, con chi è unito lei, signor Norris?»

Punto sul vivo da questa domanda, Anthony senza riflettere rispose:

«Per lo meno a Ginevra e a Francoforte vi è gente che parla la nostra stessa divina lingua, come lei la chiama, e che concorda con noi in materia di fede».

«Davvero!» esclamò il signor Buxton e un sorriso arguto gli illuminò il viso. «Ma allora che ne è del suo nazionalismo e dei diversi temperamenti che lei ha detto avere Dio dato agli uomini?»

E Anthony si morse le labbra accorgendosi di non avere colto nel segno.

«È possibile» proseguì il signor Buxton, con sempre maggior animazione «che vi siano uomini così ciechi da preferire quelle piccole e disunite società, che essi chiamano Chiese nazionali e nelle quali non c’è che confusione e spirito di negazione, a quel glorioso Regno che Cristo riscattò col suo prezioso sangue, e che Egli ha edificato sopra Pietro e contro il quale le porte dell’Inferno non prevarranno? Sì, so bene che soddisfa l’amor proprio pensare che questa piccola nazione ha la sua propria Chiesa, e che è invece umiliante e duro per l’Inghilterra essere costretta a sottomettersi a un potentato estero in materia di fede; ma gridate pure come un tempo gli ebrei: “Non Cristo, ma Barabba. Noi non vogliamo che quest’uomo regni sopra di noi”. Questa, e non quella, è la volontà di Dio.

Ponga mente a quanto le dico, signor Norris: ciò che sperate non accadrà mai, l’Impostore non manterrà la sua parola, voi non avrete la Chiesa che desiderate: come avete trattato, così sarete trattati, come avete rigettato, così sarete rigettati; l’Inghilterra stessa vi rigetterà; la parte religiosa della nazione si dividerà in innumerevoli sètte; già i puritani incominciano a farsi beffe dei vostri prelati; e se principiano così presto, che cosa non faranno in seguito? Voi avete ripudiato l’autorità, e l’autorità vi abbandonerà. “Ecco, vi sarà lasciata deserta la vostra casa.” Mi perdoni, signor Norris» soggiunse dopo un momento «se forse le ho detto cose che l’hanno offesa, ma io bramo, come dice l’Apostolo, che “diventiate qual son io oggi, da queste catene in fuori”».

[1] Madre di James e Hubert, moglie di Sir Nicholas.

[2] Lambeth Palace (o House) è la residenza ufficiale, a Londra, dell’arcivescovo di Canterbury. Si trova a Lambeth, sulla riva sud del Tamigi, a breve distanza dal Palazzo di Westminster sito sulla riva opposta

[3] «Date a Cesare quel che è di Cesare».

[4] San Paolo.

(Brano tratto da R. H. BENSON, Con quale autorità?, Milano, BUR, 2014)

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.