a cura di Luca Fumagalli

Continua il nostro viaggio tra le pagine migliori di “Vieni ruota! Vieni forca!”, romanzo storico del 1912 a firma di mons. R. H. Benson.

Di pari passo alla crescente probabilità di un’invasione spagnola dell’Inghilterra, lo scontro interno tra i cattolici inglesi diviene sempre più duro, divisi tra la fedeltà alla sovrana – seppur scomunicata – e i doveri nei confronti della Chiesa di Roma. Inoltre le intenzioni di Filippo II di Spagna non sono chiare: il suo obiettivo è quello di riportare l’antica fede in Inghilterra o semplicemente espandere i suoi già immensi confini? Tra i cattolici c’è anche chi sta anche progettando un attentato contro Elisabetta.

 

Mr. Anthony Babington sembrava silenzioso e anche un po’ scontento mezz’ora dopo, quando i visitatori andarono tutti di sopra per cenare. Tre o quattro di loro avrebbero dormito nella casa; gli altri, tra cui Robin, avevano le istruzioni del capitano Fortescue[1] su dove erano preparati gli alloggi. Tuttavia l’intera compagnia era stanca per la lunga cavalcata dalla costa e non si sarebbero più visti quella sera.

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Marjorie sapeva abbastanza delle divisioni di opinione tra cattolici, e di Mr. Babington in particolare, per avere un’idea generale del perché il suo compagno di viaggio fosse scontento; più di questo però non sapeva, né sapeva su qual punto in particolare fosse andata la conversazione. L’intero gruppo – dell’idea di Mr. Babington – sosteneva che i cattolici fossero, moralmente, in stato di guerra. Era stata dichiarata guerra contro di loro, senza alcuna giustificazione, dalle autorità secolari, e strumenti di tortura fisici, tra cui la ruota, erano stati impiegati contro di loro. Allora perché non avrebbero dovuto impiegare anche loro lo stesso genere di strumenti, se potevano, in risposta? Il secondo gruppo soteneva che una persecuzione religiosa non poteva essere considerata uno stato di guerra; gli apostoli Pietro e Paolo, per esempio, non solo non impiegarono l’arma della carne contro l’Impero Romano, ma invece la ripudiarono. E questo gruppo inoltre sosteneva che anche la Bolla del Papa, sollevando i sudditi di Elisabetta dalla loro obbedienza, lo faceva solo in senso interiore, in modo tale che mentre dovevano ancora rispettare i suoi diritti personali e individuali – quei diritti che ogni essere limano possiede – non erano tenuti a tributare lealtà interiore a lei come loro regina, e non erano per esempio temiti (anche se non era loro proibito farlo) a considerare un dovere combattere per lei, nel caso, diciamo, di un’invasione armata della Spagna.

La situazione era dunque quella e Mr. Anthony aveva, evidentemente, incrociato la spada sulla questione quella sera.

«Il gesuita è troppo facilone», disse all’improvviso, gironzolando. «Penso…» S’interruppe.

Sua sorella gli sorrise placidamente.

«Tu sei troppo infervorato, Anthony», disse.

L’uomo si voltò energicamente verso di lei.

«Tutto il pregare del mondo», disse, «non ci ha salvato fin qui. Mi sembra tempo…»

«Forse Nostro Signore non ci avrebbe salvati», disse lei, «nel modo in cui intendi tu».

[1] È il falso nome dietro cui si nasconde il reverendo Ballard, giunto a Londra in incognito con altri sacerdoti. Tra loro vi è anche Robin, travestito da servo.

(Brano tratto da: R. H. BENSON, Vieni ruota! Vieni forca!, Verona, Fede & Cultura, 2013)