[GALLERIA FOTOGRAFICA] Un gioiello semisconosciuto: la Chiesa dei SS. Girolamo e Vitale a Reggio Emilia

san girolamo 001

 

Il nucleo di questa chiesa è molto antico: già nel 857 esisteva sul luogo la chiesetta di S. Vitale, poi riedificata nel 1350 e che, nel 1443, le suore di San Raffaele cedettero alla Confraternita costituitasi quell’anno.

Nel 1600 un membro della confraternita, tal Ippolito Pratonieri, di ritorno da un pellegrinaggio in Terra Santa, riportò un disegno e le misure del Santo Sepolcro di Gerusalemme e volle riprodurlo all’interno della chiesa. Nel 1646 si pose la prima pietra del nuovo edificio: un nobile, Simone Resti, lo fece infatti ricostruire a proprie spese ed incaricò del progetto il famoso reggiano Gaspare Vigarani, architetto e scenografo che lavorò anche alla corte di Luigi XIV di Francia.

L’interno è particolarmente originale, poichè racchiude quattro edifici sacri compenetrati tra loro, collegati da un complicato intrico di scale e corridoi:

l’Atrio, con la “Scala Santa” su imitazione di quella percorsa da Cristo per recarsi da Pilato (ora a Roma in Laterano, dove la portò Elena, madre di Costantino),

l’Oratorio di San Vitale (oratorio della confraternita che ospitava un coro di grande valore artistico del secolo XVII, andato distrutto durante l’ultima guerra),

“la Rotonda” dedicata ai Santi Simone e Giuda, con le statue in stucco e le reliquie dei Santi,

la Cripta con la riproduzione del Santo Sepolcro di Gerusalemme (queste ultime due, entrambe a pianta circolare).

Verso le ore 8.00 del 14 settembre una luce penetra e illumina una formella in cotto che rappresenta Cristo in Croce coi dolenti: il calendario liturgico celebra in questa giornata l’Esaltazione della Croce. Nello stesso momento gode di una particolare illuminazione anche la statua di San Taddeo posta in una delle nicchie che sovrastano l’altare centrale.

Il complesso apre esclusivamente nei giorni del Triduo Pasquale.

Ad alimentare la peculiarità di questo luogo sacro ci sono due modi di dire, secondo la tradizione dialettale reggiana: il primo parla di un prezioso tesoro che sarebbe custodito “ind al dûr ed San Girolèm”, intendendo nella “dura pietra” di San Girolamo, mentre il secondo fa riferimento a quando si deve rimproverare un incallito bevitore e si usa la colorita espressione di “Agh la cavarès anca a bever i landèin ed san Girolèm”, ossia “riuscirebbe a bere anche i lanternini di San Gerolamo”, intendendo i famosi lanternini originali ad olio ancora presenti nella cripta che illuminano e scaldano i fedeli durante la Settimana Santa.

 

Fonti: wikipedia, turismo.comune.re.it, turismo.it, gazzettadireggio.gelocal.it 

 

 

Di seguito una piccola galleria di immagini su cui cliccare per visualizzarle a dimensione piena
(scattate da una nostra collaboratrice: se le vorrete riprendere Vi preghiamo di citare la fonte, ossia il nostro sito):

 

 

 

 

 

Rispondi

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.