Il cammino di fede di Giuseppe Ungaretti

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di Francesco Allegretti

Una breve riflessione sul travagliato cammino di vita di un poeta alla ricerca dell’autenticità della vita, trovata in Cristo dopo la straziante esperienza della guerra.

 

Giuseppe Ungaretti (1888-1970), considerato il «padre della poesia del Novecento», è sicuramente una figura curiosa quanto importante. Studente alla Sorbona di Parigi ed assiduo frequentatore delle lezioni del filosofo Henri Bergson (1859-1941), tra le innumerevoli particolarità che caratterizzano l’opera poetica di Ungaretti vi è l’impregnante cammino esistenziale segnato da quella “sana inquietudine” di agostiniana memoria per l’Assoluto.
Il cammino di fede di Ungaretti fu certamente lungo e travagliato, segnato particolarmente dall’aberrante esperienza della guerra vissuta sul fronte del Carso nel 1915, testimoniataci nella raccolta Il Porto Sepolto. E’ tuttavia possibile rintracciare una data specifica che segna la conversione di Ungaretti: durante la Pasqua del 1928 infatti, il poeta, recandosi all’ordinazione sacerdotale di un suo amico al monte Subasio, avverte la forte necessità dell’incontro con Dio. Sarà questo il momento in cui Ungaretti sentirà in maniera più forte la chiamata ad una palingenesi nella fede cattolica: l’angoscia kierkegaardiana vissuta in quel momento, è ben espressa dal poeta in La pietà: «Sono un uomo ferito […]/ Dio, guarda la nostra debolezza […]/ Fulmina le mie povere emozioni/ liberami dall’inquietudine […]/ Dammi questa gioia suprema».
Per cercare di comprendere il cammino di fede di Ungaretti, non si possono non considerare due raccolte poetiche molto importanti: innanzitutto L’Allegria, del 1931, in cui il termine stesso di “allegria” viene ad indicare uno slancio vitale, divenendo così un vero e proprio sentimento di ringraziamento a Dio; e poi Sentimento del Tempo, del 1933, in cui emerge la fede inquieta del poeta, la quale oscilla tra il peccato e il bisogno di misericordia e consolazione di Dio; in tal modo Ungaretti è portato a riflettere sulle azioni passate, su quelle presenti, e sulle ripercussioni nell’Eternità. Altra raccolta di fondamentale importanza, in cui traspare la spiritualità ungarettiana, è Il Dolore, pubblicata nel 1947, in cui è vivo il sentimento di disperazione e angoscia del poeta a seguito della morte del figlio Antonino l’anno precedente: benché permeata dalla mestizia, questa raccolta rappresenta tuttavia l’apice della fede di Ungaretti, il quale riconosce nella Resurrezione di Cristo l’unica speranza di Salvezza.
Come si è potuto ben osservare sino ad ora, la fede di Ungaretti maturò negli anni, e da primo fervore giovanile divenne una fede matura. La fede dell’Ungaretti maturo infine, si evince dal desiderio di “naufragare”, ovvero di sprofondare in quella tranquillità d’animo e in quella purezza del corpo che solo in Dio si può trovare. Scrive il poeta: «Quando mi desterò/ dal barbaglio della promiscuità/ in una limpida e attonita sfera/ quando il mio peso mi sarà leggero/ il naufragio concedimi, Signore/ di quel giovane giorno al primo grido». Questa poesia, dall’azzeccato titolo Preghiera, è l’apice del desiderio di fede di Ungaretti, nonché espressione di un singolare e sublime inno alla sacralità della vita e alla ricchezza della fede, contrapposta al mondo caotico e alla decadenza morale e spirituale. Anelazione del cristiano è dunque, per Ungaretti, il “naufragare” spiritualmente in Dio, per rinascere a vita nuova, compiendo quella palingenesi tanto agognata che rende l’uomo veramente tale nel suo Signore, come un bambino che piange (primo grido) appena nato (giovane giorno).

 

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