Il Femminismo ha distrutto la Donna e con lei l’Uomo

 

di Arbër P. Ndoj

 

I grandi uomini, prima di essere tali, sono stati dei ragazzi, dei bambini, infanti, neonati. I grandi uomini sono stati tali perché sono stati cresciuti da grandi donne. Le grandi donne per secoli hanno sorretto ciò che era la sede più importante del loro futuro e del nostro passato, ovvero, la Famiglia.

Mentre scriviamo queste righe, la casa è riempita delle soavi composizioni di Ildegarda di Bingen, santa e dottore della Chiesa, donna. Un modo questo per togliersi di dosso tutta la sporcizia che ci arriva continuamente, quotidianamente, dai grandi mezzi di distrazione di massa, tv, giornali e soprattutto internet, soprattutto oggi, 8 marzo 2018.

Chi vive in questo mondo ed è stato cresciuto con princìpi cristiani fa fatica a resistere e a non scagliarsi verbalmente (e spesso verrebbe voglia anche fisicamente) contro tutto quello che la nuova donna dice e fa. Contro tutto quello che la nuova donna di oggi vuole pretendere di sottomettere, vuole pretendere di poter controllare. Questa pretesa, giustificata con beceri teorie irreali, non solo ha trasformato le donne e le nuove generazione di donne, ma di conseguenza anche gli uomini.

Non possiamo qui elencare tutte le nuove (e vecchie) assurde pretese di (per fortuna solo) alcune donne, perché sono agli occhi di tutti e ogni giorno ne sentiamo sempre di più. Possiamo tuttavia cercare di analizzare il fenomeno in sé.

Dagli anni sessanta tanta acqua è passata sotto ai ponti e lentamente abbiamo visto come la donna sia cambiata (in terribilmente peggio). In questi anni abbiamo visto come i gusti e le priorità delle donne siano cambiate. Abbiamo visto i vestiti e il modo di parlare, il taglio di capelli e l’atteggiamento generale. Abbiamo visto come sono cambiati il tempo libero e le aspirazioni. Molto è cambiato nelle nuove donne e molto ancora cambierà. La donna attuale è in permanente rivoluzione (cit.). Ma ogni piccolo cambiamento della donna, ogni allontanamento dal “compito” assegnatole, diventa una sorta di tassello che va piano piano ad abbattere tutti gli altri tasselli. Lentamente ed inesorabilmente.

Si può dire, usando un linguaggio giovanile, che le donne hanno lasciato la cucina, sono uscite e non sono più rientrate. O meglio, non vogliono più rientrare. Ma la natura umana, la biologia della donna, l’anatomia e ancora più in profondità, l’Anima della donna non ammettono sconti e prima o poi iniziano a farsi sentire nella donna. In un modo o nell’altro.

Alcune delle donne che sentono il richiamo del ritornare ad essere tali, fanno ritorno, ma spesso è tardi e la fisiologia del loro corpo non concede altro tempo. Parliamo qui delle donne che dopo aver sperimentato tutte le libertà, durante i loro anni migliori, una volta raggiunta la soglia dei trent’anni, iniziano ad accorgersene che forse è un po’ tardi per essere donne, per fondare e creare una nuova famiglia. Iniziano ad accorgersi che neanche il loro fisico risponde più a ciò che col passare del tempo diventa puro egoismo. Ovvero la disperata ed estenuante ricerca di avere un figlio. Per forza.

Ma prima ancora di giungere a questa conclusione (che è una delle tante conclusioni) esporremo il modello tradizionale di famiglia, come le generazioni precedenti agli anni sessanta l’hanno visto e vissuto.

Ci si sposava presto, il maschio e la femmina erano giovanissimi d’età. Essendo la vita in generale meno ricca di distrazioni, i giovani ragazzi e ragazze venivano sin dagli inizi istruiti ad aiutare nelle faccende di casa (le ragazze) e a fare lavori un po’ più pesanti (i ragazzi). Le famiglie erano spesso numerose e convivevano insieme affrontando così eventuali difficoltà e sin dalla tenera età nelle menti e nell’intelletto delle nuove generazioni, germogliava il bel fiore del sacrificio e dell’amore.

Questo bel fiore cresceva e diventava sangue e mani e parole ed era la forma del corpo e dello spirito di gran parte di tutte le nuove generazioni. Nati nel sacrificio, cresciuti col sacrificio comprendevano meglio ciò che dalla vita si poteva volere, desiderare, bramare e ciò che si poteva rifiutare.

La quotidianità offriva meno distrazioni mondane e ciò giova allo spirito e alla purezza. I giovani si sposavano prima e con candore e innocenza, con amore e voglia di conoscersi veramente, esploravano l’altro, il tutto nel più totale innocente romanticismo.

La famiglia aveva una gerarchia, da sempre rispettata. Gli uomini della casa lavoravano, faticavano, usavano le mani e la testa, usavano le gambe e gli animali, costruivano con le pietre e con i legni, procacciavano il cibo e si occupavano del bestiame (futuro cibo). Le donne invece, si occupavano di una infinita serie di lavori solo apparentemente meno importanti, ma che in realtà hanno da sempre avuto un’importanza cruciale. Le donne crescevano le nuove generazioni. I futuri uomini e le future donne. L’educazione principale e se vogliamo, anche patriarcale (ironia della sorte) arrivava dalle madri, che insegnavano il rispetto e l’onore, insegnavano l’amore e il sacrificio, non sempre con le parole, ma con l’esempio (e se necessario anche con qualche piccolo ceffone). Le donne nel corso dei secoli hanno cresciuto i guerrieri, i santi, i sacerdoti, i futuri mariti, gli esploratori, gli artisti, ma anche gli assassini, i criminali, i ladri, i dittatori. Innegabile dunque il ruolo fondamentale della donna nella generazione e nell’educazione delle genti del Domani. Possiamo scagliarci quanto ci pare contro la società patriarcale ma la realtà dei fatti è che la Donna ha sempre avuto un ruolo primario nella società. È solo una questione di punti di vista.

Secondo il nostro punto di vista, il ruolo più “silenzioso” della madre che cresce, nutre, educa e istruisce le nuove generazioni è quanto di più sublime e meraviglioso possa esserci. Non è un privare un essere umano della propria libertà. Non è una “costrizione”, non è una “forzatura”. È quanto di più naturale possa esserci. È permettere ed educare ed informare le nuove generazioni che i ruoli sono separati e la donna è colei che accoglie e dà la forma alla vita. La donna deve poter fare ciò che Iddio ha voluto che facesse e soprattutto fare ciò che le viene meglio, la Vita.

Ogni cosa naturale in questo mondo ci indica chiaramente, anche fisicamente, come la donna debba seguire e rispettare alcune regole per essere madre, pena l’esclusione da questo privilegio. Ogni cosa moderna ci indica chiaramente come con l’ausilio di strumenti sempre più tecnologici e moderni si stia cercando di tenere lontano la Donna dallo svolgimento del suo ruolo principale. Quello di essere Madre.

Il controsenso del mondo moderno a riguardo è formidabilmente sbagliato e perversamente illogico.

Il fasullo nonché fragile stendardo principale della donna contiene una sbiadita e velocemente scritta parola, Libertà. La libertà di poter fare ciò che si vuole. La libertà di scegliere chiaramente se volere o meno un bambino che è la traduzione poco cruenta dell’atto in sé, ovvero la libertà di scegliere se uccidere o meno una creatura innocente (ciò che l’aborto rappresenta) e la libertà di poter avere a tutti costi un bambino, anche quando, sfortunatamente, non è più possibile. La prima delle libertà è facilmente odiata e ripudiata in quanto rappresenta un chiaro calpestamento del Quinto Comandamento, Non Uccidere, la seconda delle libertà va contro al modus vivendi dei cattolici, ovvero il Volere di Dio. La Volontà di Dio è difficilmente spiegabile a chi purtroppo non arde di Fede e spesso e volentieri si trascina nell’eresia e nell’ateismo. Frasi come “A Dio piacendo”, “Dio volendo”, “Dio sa quando” e così via sono sempre meno presenti nelle conversazioni quotidiane. Perché il Presente ha sostituito Dio, nel futuro c’è il vuoto e la speranza finisce con la Morte. Del dopo non se ne vuole sapere.
Un cattolico è facilitato da questo punto di vista, perché un cattolico viene istruito per affrontare la morte, un cattolico conosce e si affida a Dio, offrendo a Lui, tutto. Gioie e soprattutto dolori, successi e soprattutto fallimenti. “Fiat voluntas tua” è una grande testimonianza dell’abbandonarsi alla volontà del Creatore, scegliendo Lui, non la creatura. Comprendendo e desiderando la felicità eterna. Dunque, nella sfortunatissima alternativa della donna che per motivi biologici non può avere figli, e non può svolgere il suo ruolo come madre, affidarsi ed offrire a Dio questa condizione, dire e col cuore e con le lacrime pronunciare “Fiat voluntas tua” è una terribile e bellissima manifestazione di devozione.
L’accettazione della propria condizione o se possiamo dire della propria malattia è un modo per abbracciare la croce e amare il sacrificio. Tutto questo se parliamo di una condizione normale, di una coppia di giovani. Nel caso quando parliamo per esempio di donne che raggiungono i quarant’anni (useremo questo come “limite biologico”) e li superano e solo dopo sciaguratamente si ostinano a voler avere i figli. Beh, in questa situazione ci ritroviamo in una forzatura, siamo complici dell’azione contro natura, e di conseguenza contro Dio.

Biologicamente per una donna è più facile rimanere incinta e crescere ed occuparsi dei figli quando si è in età giovane. Incomincia progressivamente a diminuire sia la possibilità di rimanere incinta che la qualità della crescita dei figli, con l’avanzare dell’età, fino all’interruzione completa di questa possibilità. Quando ci si ostina ad averli per forza, in quel caso stiamo assecondando il nostro piacere. Il nostro ego. Noi vogliamo, pretendiamo, assolutamente. Ed è sbagliato. Ed è anche questo che il Femminismo promuove. Tutto a tutti i costi.

Il Femminismo spinge la donna a rimanere libera e non fare figli nell’età quando sarebbe facilissimo averli, crescerli ed amarli e istiga la donna a pretendere i figli quando diventa difficilissimo averli, una fatica crescerli e una sfida amarli. Il femminismo è un’assurda pretesa ed una tendenza contro natura che spinge la donna addirittura ad uccidere la creatura del proprio grembo.

Il Femminismo ha spinto la donna a svestirsi, a rifiutare qualsiasi autorità, ha reso la donna una creatura volgare nei modi, nelle parole, nelle azioni e nell’atteggiamento. Il Femminismo ha spinto la donna a spogliarsi di tutto ciò che di bello poeti, artisti, cantanti, pittori le hanno ricamato addosso. Il Femminismo ha concesso la bramatissima libertà alle donne, le ha ingannate, le ha tolte dal nucleo familiare, la cosa più preziosa che un essere umano possa avere e le ha letteralmente sbattute per strada. Glorificando la strada e le passioni sfrenate, lodando il corpo e la libertà sessuale. Dimenticando che per quanto una donna si comporti in modo volgare e senza freni, i primi che ci guadagnano sono GLI UOMINI!!! La libertà che loro vogliono non va contro gli uomini, bensì gli uomini sono i primi a goderne, trascinandosi tutti nell’incredibile vortice del vuoto che la carne offre.

Il Femminismo dice di voler distruggere il Patriarcato, ma ciò che vuole distruggere è la donna stessa. Perché una donna che può accogliere e dare forma alla creatura può fare tutto. Perché la donna scolpisce l’uomo quando ce l’ha nel grembo e lo rimodella quando è in vita. Il Femminismo vuole distruggere tutte le certezze che una famiglia offre. Il Femminismo vuole distruggere i padri che lavorano e con la loro severità educano i figli, vuole distruggere la donna che si prende cura della propria casa, che cucina e cresce la prole, che detta l’ordine delle cose in casa e trasforma gli uomini in Padri e le donne in Madri. Distruggi il ruolo della donna nella famiglia e hai distrutto l’uomo e i figli. I piccoli hanno bisogno della madre, il rifugio più sicuro quando da piccoli commettevamo qualche errore e temendo la severità del padre, andavamo da lei. Per avere la protezione, per avere la clemenza che solo una donna dà. Perché la madre poteva addolcire il padre e la serenità era prestamente ristabilita.

Il Femminismo spinge le giovani donne a posticipare sempre di più l’impegno e il dovere più sacrosanto, quello di fare famiglia. Pone davanti alle ragazze le tentazioni e tutte le volgari distrazioni pur sapendo che chi ne trae più beneficio sono proprio gli uomini e infine quando il tempo sta per scadere e dentro di sé il divino compito richiama la donna a tornare sui propri passi e a diventare madre è troppo tardi. Perché il corpo invecchia e non può più essere così perfettamente accogliente e scolpire gli uomini e le donne di domani e l’impossibilità di dare forma alla vita, porta le donne alla pazzia. Lentamente e inesorabilmente. Il Femminismo, offre piaceri momentanei, ma non dice che a 45 anni, quando si torna a casa, nel buio del proprio monolocale in centro città dopo aver dedicato la vita alla carriera o spesso e volentieri al nulla, la donna soffre e piange.

Una sofferenza che ha il sapore del successo, della carriera. Una sofferenza che è il rigurgito egoistico di una vita senza guardare al futuro, di una vita spesso piena di eccessi e di una vita purtroppo trascorsa lontano da Dio.

Chi promuove il femminismo, uomini o donne che siano, non dirà mai che fuori dalle mura di casa ci sono le incertezze e le bestie, c’è il buio e il freddo dell’inganno. Fuori dal focolare ci sono le delusioni e le sconfitte. Fuori dal focolare una donna è sola, in mezzo alle rovine della socialità irreale e temporanea dell’odierna società. Facile preda dei mostri moderni. Divorata, sfruttata e abbandonata.

Una donna che ha lasciato che le rughe del tempo nascessero senza aver sofferto generando vita, ma grazie alle voglie e i piaceri terreni, non è più forte per crescere i figli ed insegnare agli uomini di domani di rispettare ed amare la propria donna. Non può più insegnare alle donne l’ordine della casa e del piacere di prendersi cura dell’altro. Una donna seviziata dal femminismo non avrà più un modello da seguire, perché figlia del sessantotto, figlia di genitori separati, figlia di un padre inesistente e di una madre ripiena di botulino. Una donna stuprata dal femminismo non potrà trasmettere nessun ideale eterno. Una donna figlia di separati, ragazza madre, sposa della libertà non avrà nessun esempio da trasmettere ai propri figli. E allora la bambina crescerà pensando che tutti gli uomini sono codardi e infami e allora il bambino non avrà un modello maschile da seguire, ma troverà conforto in ogni eccesso, purché sia lontano dalle mura di casa. Quindi ovunque, perché non esiste un focolare.
E nessuno di loro due combatterà per riconquistare quello che le scelte sbagliate di una madre idealista, di una madre femminista, di una madre egoista hanno impedito succedesse. Nessuno dei due combatterà per edificare e costruire la più bella e la più maestosa delle roccaforti, la Famiglia.
 

 

 

Un commento a "Il Femminismo ha distrutto la Donna e con lei l’Uomo"

  1. #bbruno   12 Mar 2018 at 7:44 pm

    bellissimo articolo. grazie.

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