Il Sabato Santo: una meditazione di Paolo Gulisano

Paolo Gulisano

Sabato Santo: un giorno molto particolare per la Chiesa Cattolica così come per altre tradizioni cristiane, come quella Ortodossa. Dopo i grandi momenti liturgici del  Giovedì Santo e del Venerdì Santo, dopo l’istituzione dell’Eucaristia e la Passione e Morte di Nostro Signore, ecco il sabato del silenzio e dell’attesa. La Chiesa ortodossa chiama questo giorno il “Santo e grande sabato” oppure il “Grande riposo”. Un riposo dell’anima, necessario dopo gli avvenimenti sconvolgenti del Giovedì e del Venerdì. Per l’anima dei fedeli, non per quella di Gesù. Nascosto ai nostri occhi, calato nel sepolcro, Gesù non resta inerte. Il Corpo giaceva nella tomba, ma la sua anima divina è impegnata in un compito immane. La Chiesa afferma e crede che dopo la sua morte Gesù discese agli inferi. E’ quanto afferma solennemente il Credo della Chiesa, il Credo degli Apostoli.  “Patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte.”Gesù dunque discese agli inferi, con buona pace di quanto Eugenio Scalfari fa dire a Bergoglio nell’ennesima intervista al vescovo di Roma, invariabilmente oggetto di precisazioni da parte della Sala Stampa, ma che come nelle precedenti circostanze è andata a seminare confusione in un mondo cattolico già troppo confuso. Inoltre, viene da chiedersi per quale motivo un giornalista già oggetto di diverse smentite e correzioni da parte del Vaticano, e che pertanto deve ritenersi poco credibile, fallace se non bugiardo, deve ancora godere della benevola attenzione del Pontefice che gli concede queste interviste.

Il Sabato Santo, dicevamo, non è solo un giorno di silenzio e attesa della Pasqua: è il giorno liturgico in cui il culto cristiano celebra il Signore Gesù nel mistero della sua discesa agli inferi. Dio aveva assunto in Gesù la dimensione umana, in tutti i suoi aspetti. In tutta la sua umanità, in tutte le dimensioni della vita umana su questa terra. Nella sua discesa agli Inferi Gesù prende su di sè anche la condizione umana dopo la morte. S ulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.

Secondo la tradizione, sono quaranta le ore che Cristo trascorre agli inferi. Quella che compie non è certo una visita di cortesia all’antico Nemico: è uno scontro, una lotta, che vede Gesù Vincitore. Egli vince sulla morte e sul Diavolo, e libera le anime che porterà con sè nella gloria del Paradiso, a cominciare da quella dei progenitori.

Cristo  va a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva, presentandosi con le armi vittoriose della croce. Si dice che appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: « Sia con tutti il mio Signore ». E Cristo rispondendo disse ad Adamo: « E con il tuo spirito ». E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: “Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un’unica e indivisa natura.

Il Nemico aveva provocato l’uscita dell’umanità dalla terra del paradiso. Cristo non la riporta in quel giardino, ma la colloca sul trono celeste. Qualcosa di tremendo è accaduto in quelle ore agli inferi, in quel faccia a faccia tra il Dio che si era fatto uomo e Satana, l’avversario di Dio e dell’uomo. Un avversario che non si limita a volere la “scomparsa” delle anime, ma vuole e cerca la loro dannazione, la loro sofferenza eterna.

Nel sabato del grande riposo per gli uomini Dio lavora, come agli inizi di tutto, nel silenzio. In silentio Sapientia. 

Non ci furono testimoni della sua immane opera del Sabato Santo. Rimane oggetto del Mistero della Fede, così come quel momento in cui il suo corpo umano e divino abbandonò il sepolcro per tornare con il Padre e lo Spirito nell’unità Trinitaria.

Fu il mattino dopo, dopo le tenebre e il silenzio, fu nella luce che egli manifestò la sua vittoria, la sua gloria, la sua Resurrezione. Regnavit a ligno Deus.

Buona Pasqua.

 

Un commento a "Il Sabato Santo: una meditazione di Paolo Gulisano"

  1. #Gennaro Pacca   31 Mar 2018 at 8:01 pm

    Non credo si possa intendere “gli inferi” quale “Inferno”: gli inferi stanno infatti ad identificare lo stato delle anime il cui corpo è morto e la tradizione della Chiesa ci indica “un Limbo dei Padri”, in cui hanno soggiornato le anime dei giusti morti prima della Redenzione. Credo che il riconoscere la signoria dell’uomo Figlio di Dio sia stato il merito delle anime in attesa, che le ha dunque condotte in Paradiso: «. . . Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.» (Gv 6,40).

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