Lo spiritismo: una sciocchezza o un serio pericolo per l’anima?

citazione a cura di Luca Fumagalli

Continua con questo brano il viaggio tra le pagine migliori de “I necromanti”, romanzo del 1909 scritto da mons. Robert Hugh Benson e dedicato ai pericoli per l’anima connessi allo spiritismo e alle pratiche magiche.

Dopo aver parlato a lungo con Mrs. Stapleton, amica di famiglia ed entusiasta sostenitrice dell’occultismo, Mrs. Baxter e Maggie – sua figlioccia adottiva – si avviano a piedi verso il vicariato. Colpite dai discorsi della donna, le due iniziano a conversare sull’evocazione degli spiriti e Maggie ammette sin da subito il suo scetticismo. L’unico a dimostrare curiosità per queste pratiche è l’insospettabile Laurie, figlio di Mrs. Baxter.

 

«Una donna terrificante», osservò Mrs. Baxter mezz’ora più tardi, mentre le due passeggiavano ritornando verso il sentiero del giardino, dopo aver visto Mrs. Stapleton che agitava verso di loro in modo incoraggiante una mano delicatamente guantata da sopra la parte posteriore dell’auto tossicchiante.

«Suppongo sia convinta di crederci», disse Maggie.

«Cara, quella donna crederebbe a qualsiasi cosa. Spero che il povero Laurie non ne sia stato troppo infastidito».

«Oh! Credo che Laurie l’abbia presa molto bene».

«È stato proprio inopportuno, tutto quel parlare di morte e simili… Toh, arriva Laurie; pensavo fosse già uscito!»

Il ragazzo avanzò verso di loro attorno all’angolo della casa, gettando via la cicca della sua sigaretta. Aveva ancora l’abito scuro, era a capo scoperto e senza segni di essere stato a cavallo.

«Allora non sei ancora uscito, caro?» notò sua madre.

«Non ancora», rispose, ed esitò mentre le due proseguivano.

Mrs. Baxter lo notò.

«Andrò a prepararmi», disse lei. «La carrozza sarà pronta alle tre, Maggie».

Quando se ne fu andata, i due se ne andarono assieme verso il prato.

«Che idea ti sei fatto di quella donna?» chiese Laurie con aria distaccata.

Maggie lo guardò. Il suo tono era un po’ troppo distaccato.

«L’ho trovata proprio raccapricciante», disse lei con franchezza. «Tu no?» aggiunse.

«Oh sì, penso di sì», disse Laurie. Tirò fuori una sigaretta e l’accese. «Sai, un sacco di gente lo trova interessante», disse.

«Che cosa?»

«Lo spiritismo».

«Ti prego», rispose Maggie.

Percepì con la coda dell’occhio che Laurie le aveva gettato uno sguardo improvviso e tagliente. Per quanto la riguardava, lei odiava quel poco che sapeva sull’argomento, tanto cordialmente e radicalmente, che le sarebbe stato difficile anche esprimerlo a parole. Per nove decimi la credeva una frode – una faccenda di fachiri indiani e trucchetti con la luce – e il restante decimo, a voler essere generosi, un affare del più squallido e disgustoso fra tutti i sottoscala della vita. Gli sfoghi profetici di Mrs. Stapleton non avevano alterato la sua opinione.

«Oh! Se tu la vedi così…» proseguì Laurie.

Si girò verso di lui.

«Laurie», disse, «penso che sia quanto di più detestabile. Mi rendo conto di non saperne molto; ma quel poco che ne so è abbastanza, grazie».

Laurie sorrise in un modo vagamente paternalistico.

«Beh», disse con indulgenza, «se la pensi così, non serve discuterne».

«In effetti no», disse Maggie, col naso rivolto in alto.

Non c’era più molto da dire; e i suoni dei passi e le grida «ferma!» nel cortile delle stalle fecero ben presto affrettare la ragazza verso l’interno.

Mrs. Baxter fu ancora un tantino querula durante l’andata. Le sembrava, Maggie lo percepì, una specie di insulto velato che dovessero essere portate in casa sua delle cose che non si accordavano col suo personale schema dell’universo. Mrs. Baxter sapeva perfettamente che ogni anima, dopo che ha lasciato questo mondo, andava o in quel che lei chiamava Paradiso, oppure, in casi estremamente rari, in un posto che lei non nominava; e che questi luoghi, ognuno a suo modo, assorbivano interamente l’attenzione dei loro abitanti. Inoltre, era stabilito nella sua visione che tutti i membri del mondo spirituale, a parte gli infelici, fossero una sorta di anglicani, con le menti senza dubbio molto allargate, ma sempre sulle basi originali.

Storie come questa del cardinale Newman erano dunque estremamente noiose e irritanti[1].

E anche Maggie aveva la sua teologia; anche a lei appariva assolutamente impossibile che il cardinale Newman frequentasse il salotto di Mr. Vincent al fine di scambiare impressioni con Mrs. Stapleton; ma lei era più elementare nelle sue risposte. Per lei la cosa era semplicemente impossibile; e chiuso. Dunque trovava difficile seguire i ragionamenti della sua compagna.

«Cos’ha detto?» domandò a un tratto Mrs. Baxter. «Non ho capito le sue idee sul materialismo».

«Credo che l’abbia chiamata materializzazione», spiegò pazientemente Maggie. «Ha detto che quando le circostanze sono particolarmente favorevoli, e il medium è davvero bravo, l’anima che vuole comunicare può farsi una specie di corpo da quel che lei ha definito la materia astrale del medium o di chi assiste».

«Ma è sicuro che i nostri corpi non sono così, no?»

«No; io non penso che lo siano. Ma questo è quanto ha detto lei».

«Cara, per favore, spiegami. Voglio capire questa donna».

Maggie si rabbuiò un poco.

«Bene, la prima cosa che ha detto è che quelle anime vogliono comunicare; e che esse cominciano generalmente con cose come battere sul tavolo, o produrre luci blu. Poi quando sai che ci sono, possono proseguire. A volte prendono il controllo del medium che è in trance, e parlano attraverso di lui, o scrivono con la sua mano. Quindi, se le circostanze sono favorevoli, cominciano a tirar fuori questa materia, e la plasmano in una specie di corpo per sé, molto sottile ed etereo, tanto che puoi passare attraverso di loro con la mano. Successivamente, quando le cose vanno di bene in meglio, si spingono anche oltre, e possono rendere questo corpo tanto solido che lo puoi toccare; solo che ciò a volte è alquanto pericoloso, dato che, in qualche modo, è ancora connesso al medium. Penso che questa sia più o meno l’idea».

«Ma a che serve tutto questo?»

«Beh, vedi, Mrs. Stapleton pensa che siano davvero anime dell’altro mondo, e che ci possano dire ogni genere di informazioni su tutto, e su cosa sia vero, eccetera».

«Ma tu non ci credi?»

Maggie volse i suoi grandi occhi sulla vecchia signora; e una scintilla d’ironia salì e luccicò in essi.

«Certo che no», rispose.

«Allora come te lo spieghi?»

«Penso che probabilmente sia tutta una frode. Ma davvero non so. Non mi sembra che abbia una grande importanza…»

«Ma se dovesse esser vero?»

Maggie alzò le sopracciglia, sorridendo.

«Cara zia, levatelo dalla testa. Come potrebbe esser vero?»

Mrs. Baxter serrò le labbra nell’espressione più severa che le riuscì.

«Chiederò al vicario», disse. «Potremmo fermarci al vicariato al ritorno».

Mrs. Baxter non si fermava spesso al vicariato; perché non approvava granché la moglie del vicario. C’era un bel po’ d’orgoglio nell’anziana signora, e le sembrava di tanto in tanto che Mrs. Rymer non comprendesse la differenza tra la sala e la parrocchia. Invidiava a volte, in segreto, l’idea romana del celibato: era molto più facile andare d’accordo col tuo consigliere spirituale se non dovevi prendere in considerazione sua moglie. Ma qui, c’era una questione che un uomo di chiesa doveva dirimere per lei una volta per tutte; così indossò una sottile aria di dignità che le calzava a pennello e, poco dopo le quattro, la Victoria girò su per la stretta piccola strada che portava al vicariato.

[1] Mrs. Stapleton aveva raccontato a Mrs. Bexter e a Maggie che durante una seduta spiritica a cui aveva partecipato era stata evocata l’anima del cardinale Newman.

(Brano tratto da: R. H. BENSON, I Necromanti, Verona, Fede & Cultura, 2012)

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