Maghi, fantasmi e sedute spiritiche in un brano apologetico di mons. R. H. Benson

citazione a cura di Luca Fumagalli

Continua con questo brano il viaggio tra le pagine migliori de “I necromanti”, romanzo del 1909 scritto da mons. Robert Hugh Benson e dedicato ai pericoli per l’anima connessi allo spiritismo e alle pratiche magiche.

Senza dire nulla a Maggie o alla madre, Laurie si reca a casa di Lady Laura Bethell presso cui si trova anche Mrs. Stapleton. Le due amiche hanno organizzato una seduta spiritica presieduta da Mr. Vincent, il celebre medium. Laurie, sin dal primo istante, rimane abbagliato dal carismatico uomo. Forse può davvero essere la persona giusta per farlo ricongiungere con Amy, la promessa sposa scomparsa prematuramente.

«Mr. Vincent», annunciò il domestico.

Avanzò nella stanza una figura d’uomo piuttosto bello, molto meglio vestito di quanto Laurie si aspettasse, e del tutto diversa dalla tipologia del folle e sconcertante ministro del culto vestito di panno che si era aspettato. Invece, si trovava davanti un uomo alto, un po’ curvo, incline alla pinguedine, con una barba riccioluta color grigio, sopracciglia piuttosto sporgenti e un’alta fronte, dalla quale lo stesso tipo di peluria grigia e ricciuta stava cominciando a ritirarsi. Portava una redingote di buon taglio e pantaloni neri, col colletto adatto al periodo e una cravatta scura.

Lady Laura era in grande agitazione per l’accoglienza: sventagliava raffiche di brevi frasi mentre lo guidava al posto a sedere, lo presentava, e infine gli piazzava in mano una bevanda.

«È troppo gentile da parte vostra», disse; «troppo gentile, con tutti i vostri impegni… Questi signori sono molto ansiosi… Mrs. Stapleton ovviamente la conoscete… E starete qui a parlare con noi… come amici… non… No! No! Nessun discorso formale… solo poche parole… e ci permetterete di farvi delle domande…»

E così via.

Nel frattempo Laurie osservava attentamente e da vicino il sommo sacerdote, ed era del tutto incapace di scorgere qualcuna delle sgradevoli caratteristiche che si aspettava. Quello stava seduto a suo agio, senza egocentrismo, arroganza né ostentata umiltà. Aveva un paio di occhi piacevoli, acuti e piuttosto gentili; inoltre la sua voce, quando disse qualche parola in risposta alla loquacità di Lady Laura, era di quella risuonante morbidezza che è sempre deliziosa da udire. In effetti, tutto il suo comportamento e la sua personalità erano quelli di un uomo nella media – avrebbe potuto essere un editore o un avvocato in pensione – un uomo di famiglia con un modo di vivere sobrio e doveri ordinari, ai quali adempiva nello stile del suo carattere: sano, gentile ma singolarmente forte. Laurie non sapeva se dirsi gratificato o contrariato. Avrebbe quasi preferito una selvaggia creatura che roteava gli occhi, avvolta in un manto; però si sarebbe sentito segretamente divertito e pieno di disprezzo per un uomo simile.

«La seduta di domenica è cancellata, comunque, Lady Laura», disse il nuovo venuto.

«Davvero! Come mai?»

«Oh! C’è stato un malinteso per le stanze; è stato un errore della segretaria; non prendetevela con me».

Lady Laura espresse perplessità e disappunto, e Mrs. Stapleton le fece eco. Era troppo scocciante, dissero, troppo una provocazione, proprio adesso, che “Annie” era così compiacente. (Mrs. Stapleton spiegò cortesemente ai due giovani signori che “Annie” era uno spirito che recentemente aveva fatto molte rivelazioni interessanti.) Cosa si sarebbe dovuto fare? Non c’erano altri posti?

Mr. Vincent scosse il capo. Era troppo tardi, disse, per prendere accordi adesso.

Mentre le signore continuavano a cianciare e Mr. Jamieson[1] ad ascoltare dall’estremo bordo della sua sedia, Laurie continuò a commentare mentalmente. Si sentiva decisamente confuso dalla marcata differenza tra il profeta e le sue discepole. Queste erano tanto inconsistenti quanto l’altro riusciva impressionante, grazie al metodo più ordinario di tutti, che è anche quello più difficile da fingere se non lo si possiede: la sua pura personalità umana. Laurie non riusciva ad afferrare il minimo comune denominatore dei due aspetti. Tuttavia quest’uomo tollerava queste donne e, in effetti, sembrava assai gentile e amichevole verso di loro.

Pareva possedere quel genere di competenza che viene dal fatto di avere un buon sistema di idee e una completa certezza a riguardo.

E alla fine giunse una pausa. Mr. Vincent posò la tazza per la seconda volta, rifiutò una ciambella al burro, e attese.

«Sì, fumate pure, Mr. Vincent».

L’uomo estrasse il suo portasigarette, sorridendo, e offrendolo ai due uomini. Laurie ne prese una; il prete rifiutò.

«Dunque, Mr. Vincent».

Di nuovo quegli sorrise, in modo un po’ imbarazzato.

«Ma niente discorsi, avete detto», sottolineò.

«Oh! Bene, sapete cosa intendo; proprio come amici, sapete. Trattateci tutti così».

Mrs. Stapleton si alzò, si avvicinò al cerchio dei presenti, si rimise a sedere di nuovo e cadde in un profondo silenzio.

«Bene, cosa vogliono sentire questi signori?»

«Tutto – tutto», esclamò Lady Laura. «Dichiarano di non sapere assolutamente niente».

Laurie pensò fosse giunto il momento di spiegarsi un po’. Sentiva che non gli sarebbe piaciuto giocare con un vantaggio sleale nei confronti di quest’uomo.

«Dovrei solo dire questo», disse. «L’ho già detto a Mrs. Stapleton. È questo. Devo confessare che per quanto mi riguarda non sono uno che ci crede. Ma non sono neanche uno scettico. In questa faccenda sono solo un autentico agnostico. Ho letto diversi libri; e sono rimasto impressionato. Ma c’è molto in essi che mi appare insensato; forse farei meglio a dire che non lo capisco. Questa faccenda della materializzazione, per esempio… Capisco che le menti dei morti possano influenzare le nostre; ma non vedo come possano influenzare la materia – per esempio grattando sul tavolo, e ancor più apparendo, e rendendoci capaci di toccarli e vederli… Penso sia questa la mia posizione», concluse piuttosto debolmente.

Il fatto è, che era un po’ sconcertato dagli occhi dell’altro. Erano, come ho detto, occhi gentili e acuti, ma avevano un anche una grande forza. Mr. Vincent sedeva immobile durante questo breve discorso, limitandosi a guardarlo, in modo del tutto inoffensivo, ma con l’effetto di far sentire il giovane come un insolente e bizzoso ragazzino che tenta di spiegarsi.

Laurie si appoggiò sulla schiena e aspirò la sua sigaretta con una certa foga.

«Capisco perfettamente», disse la voce rassicurante. «Siete in una posizione assolutamente ragionevole. Vorrei che tutti fossero altrettanto di larghe vedute. Posso dire qualche parola?»

«Prego».

«Beh, è la materializzazione il vostro cruccio, giusto?»

«Esattamente», rispose Laurie. «I nostri teologi ci dicono – detto per inciso, sono cattolico». (L’altro si inchinò leggermente) «I nostri teologi, credo, ci dicono che una cosa del genere è impossibile, salvo che in particolari circostanze, come nella vita dei santi, e simili».

«Siete tenuto a credere tutto quel che i teologi dicono?» chiese l’altro con tranquillità.

«Beh, in effetti sarebbe molto avventato…» attaccò Laurie.

«Esattamente, vedo. Ma che ne dite di prenderla dall’altro verso, e provare invece a scoprire se queste cose realmente accadono? ».

[1] Un sacerdote che, incuriosito dalla fama di Mr. Vincent, ha deciso di partecipare alla seduta.

(Brano tratto da: R. H. BENSON, I Necromanti, Verona, Fede & Cultura, 2012)

Un commento a "Maghi, fantasmi e sedute spiritiche in un brano apologetico di mons. R. H. Benson"

  1. #PAOLO   28 marzo 2018 at 2:28 pm

    La pratica delle sedute spiritiche e di altri rito occulti è la strada più breve per ottenere il premio….della possessione diabolica. Non è stato solo p.Amorth- il cui ricordo è a me caro- a dirlo.

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