[CORTOCIRCUITO] Quando l’attentatore è donna, animalista, vegana, youtuber, di origine iraniana

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A volte insieme alle persone vengono processate le categorie cui le stesse persone appartengono. Sei uomo? Allora, se hai fatto male a una donna, non è perché sei un violento ma per pura misoginia. Sei bianco? Se hai “fatto a schiaffi con un negro” è certamente per razzismo.

Altre volte, curiosamente, questi automatismi non scattano.

Una citazione su fatto recente e una riflessione apparsa su Radio Spada qualche giorno fa:

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TGCOM24 racconta la vicenda dell’attentato nella sede di YouTube svoltosi il 3 aprile 2018:

Sparatoria in sede YouTube, la donna accusava società di censurarla

La 39enne di San Diego, animalista e vegana, ha ferito quattro persone e si è poi tolta la vita

la donna che ha aperto il fuoco nella sede di YouTube in California, ferendo tre persone per poi togliersi la vita, era una youtuber animalista con il nome online di Nasime Sabz. Secondo la polizia, lamentava che il gigante del web intendesse sopprimere il suo profilo. In effetti, l’account risulta chiuso “a causa di ripetute violazioni delle norme di YouTube”. Alcuni video, molti dei quali mostravano abusi sugli animali, sarebbero stati censurati”.

Secondo una prima ricostruzione dell’accaduto, Nasim Najafi Aghdam, questo il vero nome della 39enne originaria di San Diego, non aveva obiettivi specifici e non conosceva le vittime. Il padre ha però confermato l’odio nutrito dalla donna nei confronti di YouTube. Versione dimostrata anche da quanto la blogger scriveva su un altro sito indentificato dal San Francisco Chronicle: “Non c’è libertà di parola nel mondo reale. Non c’è un’equa opportunità di crescita su YouTube o altri siti di condivisione di video”.

I medici dell’ospedale di Stanford fanno sapere che un uomo di 36 anni si trova in condizioni critiche, una donna di 27 anni e un’altra di 32 non sono invece in pericolo di vita, nonostante le condizioni siano serie. Il bilancio dei feriti poteva però essere più grave. I testimoni hanno raccontato di aver sentito almeno 15 spari in meno di 30 secondi.

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“Due pesi, due misure?”

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Estratto dell’articolo Te la do io la predica (ovvero: perché i populisti non vi salveranno) (Radio Spada, 31 marzo 2018)

[…] Tra omosessualizzazione galoppante e eterosessulità antifamigliare vien quasi il sospetto che chi desidera con tanto ardore la fine della società cristiana, la voglia veder morta non solo per decimazione fisica ma anche per meticciato razziale. Si badi: chi scrive considera il razzismo biologico una delle aberrazioni figlie dell’odiosa rivoluzione e degli osceni Lumi, aberrazione giustamente condannata dalla Chiesa. Un dubbio però viene: non è che questo entusiasmo culturale e pubblicitario per il mescolarsi delle razze porti al non farci più riconoscere, nemmeno fisicamente, con le nostre radici, i nostri avi, i nostri eroi e i nostri santi?

Idea balzana? Non so. Pur senza folli automatismi fenotipici, la fisicità è importante: non siamo gnostici, il Cattolicesimo ha il culto delle statue, delle immagini, delle facce. E le facce spesso si sono adattate ai colori del popolo che le venerava. Serviva per identificarsi, per sentirsi vicini. Vien da chiedersi quanto i giovani della futura razza non più bianca sentiranno propri gli antichi santi così cocciutamente biondi, castani, magari anche mori, ma dalla pelle chiara e dagli occhi non raramente azzurri o verdi. Nella nostra società morente l’odio contro la virilità, si somma all’odio contro il Cattolicesimo e – in certi casi – al disprezzo per l’uomo bianco. Essere maschi (non sodomiti), bianchi e cattolici significa essere soggetti tendenzialmente sgraditi nella società d’oggi: potenziali femminicidi (maschi), potenziali xenofobi (bianchi), potenziali intolleranti (cattolici).

Il problema è che a queste tre caratteristiche poste congiuntamente si associa una categoria piuttosto curiosa di cui fanno parte San Pio V e San Pio X, San Domenico e San Francesco, San Tommaso d’Aquino e San Bonaventura, San Benedetto e Sant’Antonio da Padova, San Gregorio Magno, San Leone Magno e Sant’Alberto Magno, così come Carlo Magno e Carlo Martello e altri a seguire. Una compagnia fastidiosa questa, molto fastidiosa, in una società che si trastulla mediaticamente con Vladimir Luxuria (un trans liberal-sinistro) e in cui si cerca di piazzare, da anni, Emma Bonino (un’anticlericale, abortista orgogliosa) al Quirinale. Una società in cui, se varchiamo l’Atlantico, un presidente afro-americano riceve, sulla fiducia, un premio Nobel per la pace nei primi giorni del suo mandato, uno dei mandati più guerrafondai di cui si abbia memoria.

Il riconoscersi fisicamente e moralmente in persone che si prendono a modello è importante e, ovviamente, vale anche per gli altri popoli. Un’umanità nuova, senza radici e senza riferimenti, sta già manifestandosi con le prime doglie. In una società culturalmente bacchettata dalla Gaystapo, soggetta ad un’invasione costante di immigrati e in cui il la Fede è in eclissi, un maschio (non sodomita), bianco e cattolico è un survivor, se non un wanted. 

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4 Commenti a "[CORTOCIRCUITO] Quando l’attentatore è donna, animalista, vegana, youtuber, di origine iraniana"

  1. #Diego   4 aprile 2018 at 4:55 pm

    Complimenti alla coerenza di quella lurida assassina: animalista, vegana e si permette di sparare sugli ESSERI UMANI? In 39 anni di vita non ha capito nulla, proprio NULLA!
    Comunque ci ha dato l’ennesima prova di ciò che molti hanno già capito da tempo: l’animalismo è un’ideologia anti-umana (non per niente si chiama antispecismo): gli animalisti non amano gli animali tanto quanto la gente normale ama le persone (non sarebbe neppure possibile, sia per motivi neurologici che per motivi metafisici), semplicemente “amano” le persone quanto le persone normali “amano” gli animali.
    Il loro non è un’innalzare l’animale al di sopra dell’uomo ma un abbassare l’uomo ad di sotto dell’animale!

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    • #Francesco Retolatto   4 aprile 2018 at 11:53 pm

      Corretto.

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  2. #Stefano   4 aprile 2018 at 8:53 pm

    Guardi, sull’ “antispecismo” potremmo anche concordare. Tuttavia non credo che tutti i vegetariani/vegani siano così… talebani. Io da qualche anno sperimento su me stesso una dieta vegetariana, tendente al veganesimo in quanto mangio qualche uovo ogni tanto e in un paio di occasioni, per una serie di considerazioni che vi risparmio e per le circostanze, sono tornato a mangiare salumi. Ciò per chiarire la mia posizione. Con questa dieta si tende ad aumentare il rispetto e l’amore per gli animali; nel mio caso, però, al netto dell’egoismo cui tendiamo tutti, mi sento di “amare” l’essere umano al di sopra di ogni altro essere vivente. Sono solo più attento alla sofferenza di specie ritenute inferiori, ma senzienti e capaci di amare, a modo loro. Come me, presumo che tante persone lo facciano per questioni, a torto o a ragione, salutistiche e non perché abbiano sposato una causa particolare. Presumo, giacché, non essendo appunto un talebano, non frequento di norma vegetariani e, tanto meno, vegani. Si può fare, volendo.

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    • #Francesco Retolatto   6 aprile 2018 at 4:36 pm

      Dopo la lettura del libro “se niente importa” di safram foer smisi di mangiare carne pesce e se ricordo bene anche uova. Questo per circa sei mesi o poco più. Quello che mi toccò fu venire a conoscenza delle condizioni in cui si creano e vivono le specie che costituiscono la nostra alimentazione nella industria agroalimentaria e nell allevamento intensivo.
      Non credo che gli animali siano alla stessa altezza dell’uomo come non lo credono nemmeno i vegani, vegetariani e animalisti vari visto che per loro gli animali sono indubbiamente superiori e migliori dell’uomo.
      Fortunamente con la mia “conversione” (non ci fu nessuna conversione c’è stato solo un ritorno al Padre e quindi a una sana visione del Reale ) abbandonai tante stronzate che avevo o meglio che mi ero e mi avevano messo nel cervello.
      Tra cui il vegetarianismo, il pacifismo, definitivamente la sinistra in tutte le sue sfumature (dalla comunista alla decrescista) e varíe amenità che avevo accumulato in anni.

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