Dic nobis Maria, quid vidisti in via?

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di Cristiano Lugli

In questo tempo di grande gaudio Pasquale, la figura della Maddalena offre alle nostre meditazioni spunti di un’elevatura impressionante. Ella, infatti, di cui poco si parla nei Vangeli, è la raffigurazione dell’Amore perfetto che volge a compimento nella centralità di Cristo, in quella congiunzione ciclica fra la verticalità e l’orizzontalità della Croce: il corpo del Signore giace, in attesa della Resurrezione, al centro del Sepolcro. Quel Sepolcro che, nemmeno troppo in fondo, rappresenta il centro del nostro cuore ove la fiamma divina vive, spesso sepolta e ostacolata dal fumo delle passioni e dell’Io. 

Arrivò per prima davanti al Sepolcro perché non potendo staccarsi dal suo Re nello spirito, neanche con il corpo riuscì. 
Questo è l’Amore perfetto, di coloro i quali sono morti al mondo e vivono in Dio, con lui patendo, morendo e, infine, risorgendo in quella che potremmo ricapitolare come una seconda nascita, un’uscita dalla caverna dell’Io, distrutto dalla scintilla dello Spirito che, infine, diventa Fuoco ardente di puro Amore.

Riguardo alla Maddalena, l’epoca attuale e le menti perverse di chi è intriso, fradicio e stagno di una dimensione puramente materialista, o, ancor peggio, miseramente sentimentalista, ha speso ogni nefandezza, ogni blasfemia, rasentando alle volte persino il ridicolo. L’uomo moderno, faustianamente assorto nella propria pochezza, non ha idea di cosa sia la linea verticale per cercare Dio: non trascende, insomma, dalla dimensione puramente orizzontale che vede nell’amore un vago sentimento, una sete di possessione dell’altro che, alla bene meglio, individua nel rapporto carnale. Questo è più o meno ciò che vorrebbe dimostrare, ad esempio, il recente film uscito nei cinema: “Maria Maddalena”.
In una poco chiara serie di aneddoti storici completamente falsi, il film in questione, con la regia di Garth Davis, cerca di ridurre quest’anima assetata della sola Acqua Viva che disseta ad una qualunque donna in cerca di riscatto femminile. Gesù, di contro, sarebbe il Maestro che non può risolvere questa attrazione per Maria di Magdala, per un insieme di assurde follie che denotano, appunto, la totale mancanza di ispirazione.

Inutile è soffermarsi sui dettagli: sappiamo quanto l’uomo possa cadere in basso. Noi però, come credenti attratti dalla stessa Fonte che zampilla, dobbiamo impegnarci per comprendere l’esempio di quelle anime che sono giunte all’Amore perfetto incarnato da Maria, vero ed autentico esempio di contemplazione che supera l’azione. 

Dopo esser stata presente fino all’ultimo, sotto la Croce, piangendo il suo Signore morto, ella non riesce più a staccarsi da quel Sepolcro. E piange, ininterrottamente. 
L’idea di non vederlo più lì dentro, ragionandoci, avrebbe dovuto rallegrarla. Ma quantunque la sua testa potesse pensare ad un miracolo, il suo cuore, straziato per la prima perdita del Signore sulla Croce, si spezza per questa seconda perdita dove il corpo pare essere scomparso. Maria non si allontanò però: rimase tosto curva a piangere, come ci narra il Vangelo di S. Giovanni (20, 11-18) letto nello scorso Giovedì di Pasqua. E perché rimaneva lì, pur avendo visto gli Angeli incapaci di rincuorarla, e avendo ivi compreso che lì, il suo Signore, più non era? Non solo: stando presso il Sepolcro correva il rischio di essere uccisa, se solo i soldati romani se ne fossero accorti. Orbene, forse è proprio con una conclusione un poco azzardata che se ne possono comprendere i motivi. Maria sapeva bene che nessuno sarebbe potuto entrare nel Regno dei Cieli prima che Cristo non vi fosse salito, ed ecco perché, dunque, non temeva di morire e stava sempre più presso il masso tolto dal Sepolcro: se l’avessero uccisa, poteva sperare che non solo il suo corpo sarebbe stato presso la tomba di Gesù, ma anche la sua anima, in attesa della salita di Cristo al Padre da cui, di fatto, mai si era allontanato. Inoltre, l’essenza soave del suo Cristo esultava in tutta l’aria che intorno al Sepolcro si respirava e perciò, Maria, come quando si porta in mano una mela e di essa ne rimane il profumo anche dopo averla appoggiata, desiderava che il profumo del suo Dio rimanesse presso di lei. 

Questa donna, lontanissima dallo scempio di stampo femminista sotto le cui mentite spoglie taluni vorrebbero farla apparire, è in realtà colei che non ha pace finché non ha trovato Dio nel suo cuore, finché Cristo non sarà finalmente risorto in lei. Maria non avrà pace finché Gesù non le sarà restituito. Desiderando che le sia “restituito”, Maria di Magdala ci insegna il grande mistero del Cristianesimo: quando l’anima trova Dio, si tratta in realtà di un “ritorno”. 

Per questo la discepola per eccellenza lo trovò: quasi subito. Per le anime che cercano Dio soltanto, ogni creatura diventa uno straziante tormento. La dualità degli Angeli recava fastidio alla Maddalena, a colei che cercava l’Unità del suo Signore: perché tutte le cose dappiù, per un’anima talmente innamorata, sono un nulla.

Vorrei elevare, infine, un inno, un inno proprio a lei, a quella Maddalena che, liberata dei demoni delle passioni, vive, patisce, muore e torna a vivere con Cristo là, “in viam pacis”:

Piange la Maddalena,

Disinteressata di ciò che è la vita terrena.

Straziata pensando al tumefatto Volto,

Attende che si schiuda in lei la porta del Santo Sepolcro.

Trova il suo Risorto, non più morto ma innanzi a lei,

Vivo e non ancora salito,

Glorioso e di candide vesti vestito.

Non potevan gli Angeli consolarla:

Giacché cercava l’uguale e trovo l’ineguale.

Un Angelo ai piedi ; Un Angelo a capo,

Ma il pianto aumenta fino a toglierle il fiato.

Cercava l’Uno e trovò il due,

Continuando a piangere fra le mani sue.

“La vita eterna è che conoscano te, unico vero Dio”,

Questo vuole in cambio Maria per aver distrutto, dilaniato, e sepolto il suo Io.

 

 

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